Cassazione:«No a rimborso spese legali per politici inquisiti anche se assolti»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Se i politici locali finiscono sotto inchiesta in relazione all’esercizio delle funzioni di pubblici amministratori non hanno diritto ad ottenere dal Comune il rimborso delle spese legali nemmeno se alla fine vengono assolti.

ABRUZZO. Se i politici locali finiscono sotto inchiesta in relazione all'esercizio delle funzioni di pubblici amministratori non hanno diritto ad ottenere dal Comune il rimborso delle spese legali nemmeno se alla fine vengono assolti.
Insomma rtutti quegli amministratori che finiscono sotto inchiesta per reati odiosi come la corruzione o la concussione, il peculato e molti altri che determinano la pessima gestione della cosa pubblica dovranno pagarsi l'avvocato con i proprio soldi. Nessuna possibilità di mettere a carico dell'ente pubblico la parcella del legale.
Lo ha stabilito la Cassazione (I sezione civile, sentenza 12645) che sottolinea come «gli amministratori pubblici non sono dipendenti dell'ente ma sono eletti dai cittadini ai quali rispondono del loro operato».
Una brutta notizia anche per gli amministratori pubblici abruzzesi tanto che l'ex presidente della Provincia di Chieti, Tommaso Coletti, fa un appello e chiede l'istituzione di una legge apposita per assicurare l'assistenza legale a chi dovesse incappare nelle maglie della giustizia e uscirne pulito.
Una proposta che va quindi decisamente in contro tendenza rispetto a quanto ha stabilito nei giorni scorsi la Cassazione che ha analizzato il caso del Comune di Montegrosso in provincia di Asti dove una nuova amministrazione ha respinto la richiesta di rimborso di spese legali inoltrata da amministratori precedenti, nel frattempo assolti dagli organi giudiziari.
Ad avviso del Comune non esisteva e non esiste nessuna norma che obbliga gli Enti locali a pagare le spese legali dei politici inquisiti così come, invece , è previsto per i dipendenti pubblici messi sotto inchiesta ed alla fine assolti.
In primo grado, il Tribunale di Asti aveva dato ragione ai richiedenti, ma dopo, la Corte di Appello di Torino aveva dichiarato «non dovuta alcuna somma di denaro a titolo di rimborso delle spese legali sostenute per l'inesistenza di una disposizione di legge riconducibile ad una deliberata scelta del legislatore».
Con la sentenza citata la Suprema Corte ha convalidato questa decisione rilevando che non si tratta di vuoto legislativo ma di una scelta del legislatore pagata sulla «diversità» tra i cittadini eletti come amministratori pubblici ed i pubblici dipendenti.
La sentenza ha così rivoluzionato la prassi ormai consolidata secondo la quale gli amministratori coinvolti in procedimenti giudiziari e poi assolti, percepivano il rimborso delle spese legali documentate.
Si dice preoccupato l'esponente del Pd, Tommaso Coletti che: «oggi centinaia e centinaia di amministratori locali coinvolti in procedimenti giudiziari in virtù della loro carica saranno costretti a pagare di tasca propria l'assistenza legale necessaria per difendersi».
Per Coletti, «oggi come oggi non è difficile per un amministratore locale essere coinvolto in azioni penali o civili e il compenso che la legge prevede per sindaci, assessori comunali, assessori provinciali e presidenti di province è veramente irrisorio rispetto alle responsabilità a loro in capo e considerato che molti amministratori, specialmente delle piccole comunità, spesso rinunciano alle loro indennità per non gravare sui sempre più scarni bilanci».
Per questo l'esponente del Pd sostiene che sia necessario un intervento legislativo «al fine di introdurre una norma che garantisca l'assistenza legale o attraverso le avvocature dello stato o delle regioni o attraverso delle assicurazioni specifiche oppure attraverso il rimborso».
Coletti ha annunciato che parlerà della vicenda con i parlamentari abruzzesi e con la segreteria nazionale del Partito Democratico «affinchè vogliano assumere iniziative al riguardo».

05/07/2010 12.26

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