Papa a Sulmona: «vogliate bene alla chiesa e ai sacerdoti»

Alessandro Biancardi

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SULMONA. E' arrivato puntuale ieri mattina Benedetto XVI a Sulmona. L'elicottero è atterrato pochi minuti prima delle 9.30.
SULMONA. E' arrivato puntuale ieri mattina Benedetto XVI a Sulmona. L'elicottero è atterrato pochi minuti prima delle 9.30.Ad accoglierlo, al campo sportivo della città abruzzese, a nome del governo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il vescovo di Sulmona-Valva monsignor Angelo Spina, il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, il sindaco e il presidente della Provincia, oltre a una piccola folla festante sulle gradinate.
La giornata è scivolata via tranquilla a parte piccoli imprevisti senza troppe conseguenze.
Attimi di tensione durante la celebrazione della messa quando un uomo si è staccato dalla folla che stava assistendo alla funzione religiosa in piazza Garibaldi e si è avvicinato al palco, pronto a salire le scale.
Subito è stato bloccato da agenti del Corpo Forestale, e poi consegnato agli uomini della Gendarmeria Vaticana.
Si tratta di un 45enne di Rosciano, già noto alle forze dell'ordine. E' risultato sprovvisto di badge per l'accesso alla piazza.
Agli agenti ha detto che voleva parlare con il pontefice. Dopo le procedure di identificazione, l'uomo é accompagnato fuori dalla piazza.
Sempre durante la celebrazione della messa una decina di sacerdoti si sono sentiti male per il caldo. La temperatura in piazza Garibaldi, dove è stato allestito il palco per la funzione religiosa, superava abbondantemente i 30 gradi.
I sacerdoti sono stati assistiti dal primario della Rianimazione dell'ospedale cittadino, Gianvincenzo D'Andrea, e dal suo staff, presenti nel pool di soccorso appositamente costituito per l'evento. Accompagnati nella tenda della Croce Rossa, dietro al palco, sono stati rifocillati e reidratati.



Nel primo pomeriggio, invece, un incendio ha colpito la facciata e un balcone di un palazzo inagibile dopo il terremoto.
L'abitazione si trova in Piazza Garibaldi, dove poche ore prima il papa aveva celebrato la Messa e recitato l'Angelus.
Da una prima ricostruzione dei Vigili del fuoco, sembrerebbe che un cortocircuito abbia innescato il principio di incendio, che ha danneggiato esclusivamente la parte esterna dell'edificio.
Durante tutta la visita pastorale il pontefice ha ripetutamente esortato ad uno «stile di vita sobrio».
«La cucina abruzzese è molto buona ma anche troppo ricca», ha commentato al termine del pranzo con i vescovi abruzzesi, consumato presso la sede della curia di Sulmona.



MESSAGGI DI SPERANZA E UN PENSIERO AI TERREMOTATI

«La crisi, la disoccupazione, e gli attacchi all'ambiente sono - ha detto il vescovo Spina nel suo saluto al papa prima della messa - le emergenze prioritarie del territorio abruzzese. Soprattutto - ha assicurato - in questa parte interna della regione, la più povera e dimenticata" che "vive un diffuso smarrimento. La mancanza di lavoro - ha detto ancora monsignor Spina - è una delle emergenze prioritarie, essa grava soprattutto sulle famiglie e sui giovani che vedono spenta ogni prospettiva di speranza futura».
Al pontefice sono stati poi consegnati alcuni doni: degli spilloni per il pallio, opera di artisti orafi di Scanno, che richiamano i chiodi della croce di Cristo, e una croce da tavolo con il simbolo di San Pietro Celestino.
Anche il primo cittadino ha preso la parola: «il terremoto e la crisi economica mondiale hanno solo aggravato un male terribile, la disoccupazione», ha sottolineato Fabio Federico. «E' compito di ogni uomo politico e di ogni uomo di buona volontà» garantire il lavoro che «non è solo la fonte del sostentamento" ma "fonte della dignità» dell'uomo.
«Sono venuto - ha detto invece il Santo Padre - per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa comunità diocesana».
Contento per la visita anche il presidente Chiodi: «è un messaggio di speranza da cui ripartire».




TRARRE INSEGNAMENTO DA CELESTINO V


«La santità - ha detto Benedetto XVI parlando di san Pietro Celestino nell'omelia della messa - non perde mai la propria forza attrattiva, non cade nell'oblio, non passa mai di moda, anzi, col trascorrere del tempo, risplende con sempre maggiore luminosità, esprimendo la perenne tensione dell'uomo verso Dio».
Una figura, quella del monaco eremita papa per cinque mesi, dal quale il papa ha invitato a trarre alcuni insegnamenti: primi fra tutti la ricerca silenziosa di Dio e la consapevolezza che vivere non dipende da me».
Ma soprattutto «non cedere mai al fascino della moda, né a quello della violenza e dell'imposizione; il distacco dalle preoccupazioni per le cose - il denaro e il vestito - confidando nella Provvidenza del Padre; l'attenzione e cura in particolare verso i malati nel corpo e nello spirito».
Tutte caratteristiche del «breve e sofferto pontificato di Celestino V» ma anche «dell'attività missionaria della Chiesa in ogni epoca».
«In una società in cui ogni spazio, ogni momento sembra debba essere 'riempito' da iniziative, da attività, da suoni - ha detto ancora il papa - spesso non c'é il tempo neppure per ascoltare e per dialogare», mentre non si deve aver «paura di fare silenzio fuori e dentro di noi, se vogliamo essere capaci non solo di percepire la voce di Dio, ma anche quella di chi ci sta accanto, degli altri».

AMBIENTE: «SIAMO TUTTI RESPONSABILI DEL FUTURO»

«Tutti devono sentirsi responsabili del proprio futuro, come pure di quello degli altri, anche rispettando e custodendo la creazione, frutto e segno dell'Amore di Dio», ha aggiunto il pontefice. «Come fece Pietro del Morrone - ha aggiunto citando ancora Celestino V - il quale aveva maturato un'esperienza viva della bellezza del creato, opera delle mani di Dio: ne sapeva cogliere il senso profondo, ne rispettava i segni e i ritmi, ne faceva uso per ciò che è essenziale alla vita».
Non è mancata nel corso della messa una preghiera per per il mondo del lavoro e «per coloro che portano impresse le ferite del terremoto».
Preghiere anche per «la salvaguardia del creato», «le famiglie», il papa e la Chiesa, «sposa di Cristo», perché «non abbia mai timore di consegnarsi totalmente alla sua volontà».
C'è stato spazio anche per un implicito riferimento allo scandalo pedofilia «vogliate bene alla Chiesa: vi ha dato la fede, vi ha fatto conoscere Cristo! Vogliate bene al vostro Vescovo, ai vostri sacerdoti che, pur con tutte le loro debolezze, sono presenze preziose nella vita».



NEL POMERIGGIO CON DETENUTI

La visita pastorale di Benedetto XVI è continuata con una delegazione di detenuti del carcere di Sulmona, un incontro strettamente privato e al riparo dalle telecamere.
L'incontro è avvenuto in privato nella sede del Vescovado con cinque detenuti, accompagnati dal direttore e dal cappellano della struttura.
L'incontro, secondo quanto riferito dal vice direttore della Sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini, è durato 8 minuti ma è stato «molto intenso» con momenti di profonda commozione. «Le parole più pronunciate durante l'incontro - ha riferito padre Ciro - sono state 'grazie santità' pronunciate da tutti i presenti».
Il cappellano del carcere padre Franco Messori dei Maristi ha affermato, introducendo il colloquio, che l'incontro «dimostra l'attenzione della chiesa verso tutto il mondo dei carcerati», un'attenzione che si esprime anche con la presenza dei cappellani. A quel punto il Papa ha preso la parola, «nonostante questo non fosse in programma».
«Sono felice di essere fra voi - ha affermato rivolto ai detenuti, secondo quanto riferito dal portavoce - avrei voluto incontrarvi tutti. Vi porterò nel mio cuore e di cuore vi auguro che possiate trovare la vostra via e dare un contributo alla società secondo le vostre capacità e i doni che Dio vi ha dato».
Nella casa circondariale di Sulmona sono rinchiusi 420 detenuti di cui 180 in stato di fermo amministrativo, alcuni da un periodo assai più lungo di quanto previsto dai termini di legge».

05/07/2010 8.46