Asl di Chieti in crisi, lascia anche Zavattaro?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Francesco Zavattaro a Teramo. Si fanno sempre più insistenti le voci che danno per partente il manager della Asl di Chieti.


Si aspetta solo che termini il suo mandato Mario Molinari, l'attuale direttore generale in carica a Teramo, l'unico che il centrodestra non ha sostituto dopo le elezioni.
In questo modo si risolverebbe in modo incruento il contrasto che vede l'un contro l'altro armati il senatore Fabrizio Di Stefano, favorevole ad un'altra soluzione per la Asl di Chieti, e Gianni Chiodi che impose Zavattaro e che ora se lo riporterebbe nella sua Asl.
Come si ricorderà, dopo il frettoloso licenziamento di Mario Maresca e Michele Caporossi da Chieti e Lanciano-Vasto e dopo un breve periodo di commissariamento delle due Asl per arrivare alla loro effettiva fusione, Di Stefano chiedeva altri tre mesi di commissario.
Chiodi invece decise diversamente, nominando direttamente il manager che prese servizio i primi giorni di gennaio.
Sei mesi difficili per il professore venuto dalla Bocconi, spesso lasciato solo di fronte a problemi annosi e spinosi come quello di Villa Pini e a volte sistematicamente boicottato dai suoi avversari politici, e che ora è stato abbandonato anche dal direttore amministrativo Angelo Tanese che ha motivato le sue dimissioni con ragioni economiche.
Infatti, in una lettera ai direttori dei dipartimenti, Tanese spiega che non è possibile lavorare con uno stipendio decurtato del 20% rispetto a quanto guadagnava il direttore amministrativo prima della sforbiciata del Governo: in questo modo chi è subentrato oggi al posto di due direttori (Chieti e Lanciano) guadagna meno della metà lavorando il doppio.
Giustificazione senz'altro valida, ma forse riduttiva se si pensa che «lavorare il doppio» a Chieti significa accollarsi responsabilità pesantissime (Villa Pini in primis) in assenza di scelte politiche sulla sanità che tardano a venire.
Di qui il giustificato addio del direttore amministrativo: “chi me lo fa fare?” ha pensato Tanese in assenza di un progetto sanitario condiviso? Fino ad oggi, infatti, più che di diritto alla salute si è parlato di ragioneria, di debiti da ripianare, di servizi da tagliare, di liste di attesa che non sono state ridotte, di posti letto in esubero, di piccoli ospedali da chiudere, di lea (livelli essenziali di assistenza) a rischio, di barelle sui corridoi, di chiusura estiva di alcuni reparti, di carenza assoluta di personale costretto a turni massacranti, senza riposi e senza ferie, di impossibilità di assumere medici e infermieri e chi più ne ha più ne metta. Insomma una progettualità sanitaria inesistente, una delusione per chi aspettava iniziative concrete dopo le critiche feroci alla vecchia gestione delle Asl. E forse proprio questa consapevolezza ha messo il turbo alle grandi manovre del centrodestra: gli spostamenti, come anticipato, non riguarderanno solo la Asl teatina.

Sebastiano Calella 01/07/2010 9.12