Petrolio, «stop a trivellazioni a 5 miglia». Greanpeace: «non basta»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La paura fa novanta e dopo il disastroso incidenti al largo del Golfo del Messico anche in Italia si comincia ad avere qualche timore.
Se le richieste per le trivellazioni sono in continuo aumento, e l'Abruzzo ne è la prova concreta, adesso si cerca di mettere a riparo la costa e le aree protette.
Così saranno vietate le trivellazioni nei mari italiani in una fascia di 5 miglia (poco più di 9 km) per tutte le coste nazionali.
Off limits allargato a 12 miglia attorno al perimetro delle aree marine protette dove il divieto è totale.
L'annuncio è arrivato questa mattina dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo a margine dell'apertura del Forum delle Economie Maggiori (Mef) in corso a Roma.
Le norme sono state approvate nell'ambito dello schema di decreto di riforma del codice ambientale per rafforzare le difese ambientali proprio dopo quanto accaduto nel Golfo del Messico.
Un episodio che non ha coinvolto le coste della penisola italiana ma che ha avuto l'effetto di far riflettere su quello che sarebbe potuto accadere nel mediterraneo con un incidente simile.
Quello che è certo è che il provvedimento adottato dal Consiglio dei Ministro si applica anche ai procedimenti autorizzativi in corso.
Tutte le future trivellazioni in mare, anche quelle al di fuori delle aree protette, saranno sottoposte a valutazione di impatto ambientale (Via).
La norma adottata dal Consiglio dei ministri, ha spiegato il ministro, si applica anche ai procedimenti autorizzativi in corso, e prevede che le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi al di fuori delle aree protette, dove saranno vietate, avranno bisogno della Via.
Per quanto riguarda le aree protette le nuove norme introducono il divieto assoluto di ricerca, prospezione, ed estrazione di idrocarburi al loro interno e per una fascia di mare di 12 miglia attorno al perimetro esterno delle zone di mare e di costa protette.
Inoltre le attività di ricerca ed estrazione di petrolio sono vietate nella fascia marina di cinque miglia lungo l'intero perimetro costiero nazionale.
«La notizia diramata è molto bella», commenta Walter Caporale dei Verdi. «Ciò significa che diverse istanze d'insediamento di prospezione, estrazione, lavorazione di idrocarburi avanzate da diverse società petrolifere a largo della nostra Regione (Elsa2 – Ombrina2 – Rospo Mare – Gagliarda ecc), e lungo le coste italiane, non saranno concesse perché riguardano progetti con insediamenti con distanze dalla costa ben al disotto del nuovo divieto. Questa notizia è molto bella anche se l'auspicio è che si possa evitare qualsiasi insediamento all'interno del mediterraneo. Un incidente come quello della Louisiana sarebbe letale per mezza Europa e sicuramente per tutta la costa italiana».

30/06/2010 15.24

GREENPEACE: «NUOVE NORME NON CI SALVANO»

Le nuove norme sulle trivellazioni in mare «rappresentano sicuramente restrizioni importanti, che limitano pericolosi progetti di estrazione al largo delle nostre coste, ma è ancora poca la sicurezza». Lo afferma in una nota Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia, auspicando che «l'adozione di queste norme segni una chiara volontà del nostro Governo di abbandonare la strada delle energie fossili e avviarsi verso una rivoluzione energetica».
Le nuove norme, fa notare Monti nella nota «non si applicano alle autorizzazioni ormai già concesse. Al momento, oltre alle 66 concessioni di estrazione petrolifera offshore con pozzi già attivi, sono in vigore ben 24 permessi di esplorazione offshore, soprattutto nel medio e basso Adriatico (Abruzzo, Marche, Puglia) e nel Canale di Sicilia».
«Purtroppo - aggiunge l'esponente di Greenpeace - non possiamo ancora dormire sonni tranquilli. Non abbiamo ancora saputo, infatti, quali tecnologie avanzate siano davvero obbligatorie nelle trivellazioni offshore in Italia per ridurre eventuali rischi d'incidenti. Non ci risulta, per esempio, che sia obbligatorio il comando da remoto per la chiusura delle valvole in caso di incidente, obbligatorio invece in Norvegia e Brasile. Limiti di cinque o dodici miglia non ci salveranno certo dalle maree nere».
Anche per il Wwf i pericoli sono sempre dietro l'angolo: «è un passo avanti positivo perché – ha commentato Dante Caserta - si va a coprire un vuoto che effettivamente c'era in Italia ma il problema rimane perché, se ci fosse un incidente, non basterebbero le 5 miglia per salvare la situazione. In Adriatico anche un incidente di dimensioni molto ridotte rispetto a quello dinanzi alle coste della Louisiana sarebbe devastante. Quindi servono sistemi di sicurezza».
«In Abruzzo, la situazione, di cui mi sto occupando - ha riferito Caserta - vede 6.000 km quadrati interessati da richieste di ricerche di idrocarburi. Le nuove norme daranno una mano alle battaglie che si stanno portando avanti».
Soddisfatto a metà anche il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che sottolinea che «l'Adriatico non è un oceano» e che «le conseguenze di un incidente anche mille volte inferiore a quello della Louisiana sarebbero catastrofiche. Se il pozzo si trova a 10 miglia non cambierebbe poi molto»
«Bisogna rivendicare con forza», ha aggiunto Acerbo, «che si modifichi l'attuale normativa nazionale che espropria regioni ed enti locali della possibilità di decidere sul proprio territorio invece di costringerci a una perenne battaglia davanti alla Corte Costituzionale. In attesa di questo risultato va condotta una guerriglia legislativa con il governo in cui istituzioni e movimenti devono unire competenze e impegno».
La settimana scorsa il Consiglio Regionale straordinario si è concluso con un rinvio.
«La risoluzione che avevamo preparato con associazioni e movimenti se approvata avrebbe posto l'Abruzzo all'avanguardia su un tema che finalmente si impone all'attenzione della politica nazionale. Chiodi ha perso una grande occasione».
01/07/10 8.38