«Centri per la riabilitazione: subito i nuovi contratti di lavoro»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Prima il confronto serrato con le aziende operanti nella sanità privata in Abruzzo, poi una vertenza con la Regione per mettere al centro il rilancio dell’occupazione e il rispetto dei diritti inalienabili dei lavoratori e dei cittadini non solo in materia di diritto alla salute».

E' la sintesi dell'intervento di Domenico Rega, Uil Fp, all'assemblea sindacale (erano presenti anche Cisl e Cgil) che si è tenuta al Don Orione di Pescara sul tema del rinnovo contrattuale dei dipendenti dei centri di riabilitazione privati che fanno capo all'Aris.
Un rinnovo che tarda in Abruzzo, si tratta del periodo 2005-2007, mentre in altre Regioni i nuovi stipendi sono a regime da tempo.
In pratica essendo l'Abruzzo una regione canaglia per i debiti della sanità, i lavoratori sono costretti ad una diseguaglianza economica e normativa a parità di prestazioni e di professionalità.
«L'assessore Venturoni continua a disegnare una sanità che non esiste e che fino ad ora non ha realizzato, mentre il commissario Chiodi, nell'ombra delle stanze romane e la sua fida Baraldi, continua a tagliare sui costi del personale della sanità privata – spiega Rega – la fine dell'impero Angelini non ha ancora soddisfatto le condizioni del Piano di rientro e nubi nerissime si profilano all'orizzonte».
Secondo la Uil, a settembre quando sarà più chiaro il quadro di investimenti della Regione sui servizi essenziali, c'è il pericolo che i tagli ragionieristici del duo Baraldi-Chiodi possa avere un'influenza negativa sui lavoratori e sulle famiglie.
«Intanto perché nel pubblico si tagliano servizi e nel nel privato forza lavoro – continua sempre Rega – ed il quadro riassuntivo è deprimente».



«VENTURONI HA QUALCHE DISTURBO ALL'UDITO, CHIEDIAMO DA MESI»

Secondo le proiezioni Uil, l'acquirente di Villa Pini dovrà tagliare almeno 200 posti di lavoro e i sindacati verranno informati per l'apertura della procedura di mobilità. Per il San Stefar sarà molto difficile riattivare i centri chiusi di Chieti e dell'Aquila ed anche qui l'acquirente dovrà fare i conti con risorse economiche in forte diminuzione e con poco nascoste intenzioni della Regione di ridurre le attività riabilitative.
Difficoltà anche per Maristella, Santa Maria e per le aziende aquilane terremotate. «Questo mentre tutte le aziende aderenti all'Aiop e all'Aris hanno firmato accordi negoziali sotto ricatto – conclude Rega – e noi sindacati abbiamo indicato a Venturoni come applicare i nuovi contratti, ma l'assessore evidentemente soffre di ipoacusia». Rincara la dose Davide Farina della Cisl Fp che sul contratto fissa due paletti: i nuovi stipendi tabellari entro il mese di agosto, gli arretrati entro un anno.
Ma a sorpresa Farina tira fuori dal cilindro il classico scivolone della Giunta Chiodi proprio sul problema della riabilitazione, con evidenti riflessi sul budget assegnato con un forte ridimensionamento al SanStefar.

FARINA, CISL FP: «RISPUNTANO I SOLDI DELLA RIABILITAZIONE SOTTRATTI ALL'AQUILA»

La buccia di banana del governatore-commissario è solo di alcuni giorni fa: si tratta della delibera 33 del 18 giugno scorso con la quale la Regione Abruzzo decurta di circa 1.200.000 euro il budget di 4 centri di riabilitazione della Asl di Teramo: Wellnes di Montorio al Vomano (meno 430 mila euro), Sanex di Teramo (meno 195 mila), Villa Serena S.Agnese di Pineto (circa 590 mila euro) ed Anffas di Teramo per circa 5 mila euro.
Queste strutture hanno erroneamente inserito nel loro fatturato 2009, preso come criterio per l'assegnazione del tetto 2010, anche quelle prestazione effettuate con il codice T09, ovvero le prestazioni sanitarie riferite ai pazienti del terremoto e che non dovevano essere computate nelle risorse del fondo sanitario regionale.
Si tratta, non tanto casualmente, di quell'importo di 1,2 milioni di euro sottratti ai Centri riabilitazione dell'Aquila che non avevano potuto fatturare proprio per il terremoto. Ma evidentemente sono le cure di cui hanno necessità quegli aquilani, per cui sembrano giustificate le proteste della Cisl e della curatela fallimentare che avevano chiesto per il SanStefar un budget di 12 milioni che invece è stato decurtato a 10,8 togliendo proprio questo milione e 200 mila euro.
«Quindi – sostiene Farina - oggi per “divina provvidenza” si ha la possibilità più che concreta di riassegnare la detta somma al SanStefar senza paradossalmente incidere sull'appesantimento dei conti regionali. Ora Chiodi, Baraldi e Venturoni non hanno più veramente nessun alibi e procedano di conseguenza nel ridare a Cesare quel che è di Cesare. Nello stesso tempo affrettino la firma degli accordi negoziali per la riabilitazione di SanStefar e Maristella».

Sebastiano Calella 24/06/2010 9.03