Chiodi, ancora uno spot sulla meritocrazia

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Secondo Roger Abravanel la "Meritocrazia" è un sistema di valori che valorizza l'eccellenza indipendentemente dalla provenienza, dove "provenienza", indica un'etnia, un partito politico, l'essere uomo o donna.
«L'assenza di meritocrazia, anche a causa della mancata selezione della classe dirigente in senso lato, non solo di quella politica, è uno dei fattori preponderanti che ha ridotto l'Abruzzo nelle condizioni in cui si trova. Non è un mistero, infatti, che questa regione stia vivendo il momento più difficile della sua storia».
E' il pensiero del presidente della Regione, Gianni Chiodi, esplicitato, questa mattina, a Pescara, presso un padiglione del porto turistico, nell'ambito dell'8° giornata nazionale dell'Economia che vede coinvolte tutte le Camere di Commercio d'Italia.
Nell'occasione, nel capoluogo adriatico, si è sviluppato un incontro proprio con Roger Abravanel, consulente di top management di grandi aziende pubbliche e private ed autore di un libro di successo dal titolo "Meritocrazia".
Una occasione per teorizzare e lanciare ancora buoni propositi, insomma ancora molte parole che trovano riscontro in pochissimi fatti.
«La buona notizia - ha sottolineato il presidente Chiodi - è che il debito della Regione che, a fine 2007, quando era in testa alla classifica delle Regioni in rosso, toccava la ragguardevole cifra di 4 miliardi di euro, oggi è stato portato a 3 miliardi 500 milioni ed a fine anno dovrebbe attestarsi sui 3 miliardi 300 milioni di euro. Circostanza questa - ha proseguito - che confermerebbe il fatto che non guidiamo più la graduatoria del debito ma siamo secondi dopo la Regione Lazio. E pensare - ha rimarcato il Presidente - che questo fardello che ci portiamo dietro, per anni, è stato spacciato come sviluppo».
Secondo Chiodi, i processi di selezione della classe dirigente del passato sono stati tutt'altro che virtuosi e le ideologie hanno finito per coprire ogni cosa ma le classi dirigenti di oggi non possono non accorgersi del fatto che, quando la situazione diventa drammatica, il debito si paga.
«Qui occorrerebbe uno scatto culturale che coinvolgesse tutti gli aspetti della società - ha aggiunto - e che, ad esempio stimolasse le organizzazioni di categoria non solo a manifestare interesse per le risorse che la pubblica amministrazione può mettere a loro disposizione ma anche a chiedere politiche di riduzione del debito pubblico».
Abravanel, dal canto suo, ha rilanciato i temi sviluppati nella sua pubblicazione illustrando «quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro Paese più ricco e più giusto» riflettendo sul fatto che l'Italia si trova ancora piuttosto indietro, rispetto alla società nord-americana ed a quella scandinava, in fatto scelte meritocratiche.
Secondo Abravanel, puntare sulla meritocrazia non sarebbe solo un fatto di giustizia sociale ma significherebbe anche favorire notevolmente la ripresa economica del Paese.

18/06/2010 15.16