«Sesso e incarichi:anche così l'associazione a delinquere devasta il pubblico»

Alessandro Biancardi

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«Sesso e incarichi:anche così l'associazione a delinquere devasta il pubblico»
SANITOPOLI. PESCARA. Lunghe telefonate, descrizioni di scene e abbigliamento, sospiri e lunghissimi silenzi, gridolini. Le conversazioni intercettate dalla procura di Pescara sono davvero hot e non facilmente immaginabili.


Sta di fatto che ora quelle chiacchierate fatte a spese dei cittadini, perché partite spesso da utenze pubbliche o cellulari in dotazione, sono atti processuali poiché ogni eccezione è stata rigettata dal gup Zaccagnini che dunque le ha ritenute utili per il dibattimento.
In un processo sì, sui giornali forse. Su questo di sicuro no perchè i contenuti sono forti e nulla aggiungono al fatto.

TELEFONATE RILEVANTI NEL FALDONE DI INCHIESTA DA SEMPRE

C'è però da dire che sono moltissime le telefonate private che non sono state nemmeno citate che riguardano relazioni private ed extraconiugali (anche con risvolti criticabili di clientelismo) mentre sono state inserite nel faldone quelle che secondo la procura (ed il gup) servirebbero a delineare il modus operandi soprattutto della seconda associazioni a delinquere contestata nel processo Sanitopoli (Del Turco &C).
Si tratta, infatti, di relazioni sentimentali che avrebbero avuto un chiaro risvolto pubblico sia perché le lunghe telefonate sono state spesso pagate con i soldi della Regione ma soprattutto perché, in almeno due casi, il “sentimento” è servito, sostiene la Procura, come trampolino per l'incarico pubblico: visto che stiamo insieme vediamo come fare per farti guadagnare qualche soldo (pubblico). Del resto in alcune chiacchierate il tema della “sistemazione” e di un lavoro ricorre. Una donna (poi non accontentata) si lamenta con uno degli indagati perché non è riuscito a trovargli un incarico né come giornalista né come produttrice cinematografica.
Tuttavia è falsa la notizia secondo la quale le intercettazioni piccanti sarebbero state depositate lunedì scorso in occasione dell'udienza preliminare.
La verità è che stralci erano contenuti nel faldone già alla chiusura dell'inchiesta anche se per ascoltarle bisognava farne richiesta come da procedura ma pochissimi avvocati lo hanno fatto.
Tra le nuove prove invece ci sarebbe una sola intercettazione “fatta in casa” della ex moglie del deputato Aracu, Maria Maurizio, che avrebbe registrato l'ex marito che pronuncia una frase simile a “è vero che prendevo tangenti ma le gestivi tu”.
Una frase che potrebbe sembrare una ammissione di colpa ma che potrebbe essere un abbaglio perché poi nella stessa conversazione Aracu farebbe capire chiaramente di sapere di essere registrato.

TRIFUOGGI:«GRUPPI DI POTERE ALLA REGIONE COME ‘NDRAGHETA E CAMORRA…»

E' toccato al procuratore Nicola Trifuoggi, lunedì pomeriggio, iniziare ad illustrare l'indagine e le accuse con una panoramica generica sulle dinamiche e sui fatti principali con una netta separazione tra la prima associazione a delinquere (orientativamente giunta Pace) e la seconda (Del Turco&Co).
Sulla prima (2003-2005) il procuratore di Pescara ha detto che il centrodestra chiedeva soldi a tutti, pianificando a tavolino (quello di un ristorante di Roma) le tangenti da chiedere alle cliniche private, un atteggiamento che sarebbe stato dettato dal fatto di avere una maggioranza solida che aumentava il potere contrattuale.
«Come la ‘Ndrangheta», ha precisato Trifuoggi, «che chiede il pizzo su tutto, sul negozio, sullo stipendio o sugli indennizzi assicurativi».
Non è stato più tenero nel contestare la seconda associazione a delinquere (2005-2008) caratterizzata da una instabilità endemica con Rifondazione Comunista a scompaginare i piani e l'assessore alla Cultura Betti Mura spesso volutamente assente su temi cruciali. E poi c'era il Pd…
«Dobbiamo stare attenti a quelli del Pd…», avrebbe detto in un'altra intercettazione Del Turco come se parlasse di un partito non suo (di cui è stato anche cofondatore) riferendosi chiaramente ad Enrico Paolini e ad Antonella Bosco che spesso non si sono trovati d'accordo con i disegni politici dei fedelissimi di del Turco.
Un atteggiamento che gli è costato caro perché poi il suo partito, dopo l'arresto, lo ha scaricato salvo, da poche settimane, ritornare sui suoi passi. E nei prossimi giorni c'è da scommetterlo scoppierà nuovamente l'amore tra il Pd e Del Turco.
«Questa seconda associazione a delinquere», ha detto davanti al gup Trifuoggi, «è molto più simile alla Camorra che ti dice “se non vuoi che ti incendiamo il negozio devi pagarci”. Paradossalmente sono anche più onesti perché fanno capire chiaramente che la fonte dei futuri possibili guai saranno proprio loro. E da loro che devi difenderti».
Una metafora per ricordare il presunto ricatto subito da Angelini costretto a versare soldi perché individuato come la vacca grassa da mungere come scelta obbligata vista l'impossibilità di ripercorrere le strategie della precedente giunta.
Nonostante la gravità delle parole nessuno degli avvocati ha esplicitato obiezioni.

MORALIZZAZIONE E CONSULENZE INCOERENTI

Il procuratore ha poi parlato del modo di governare della Giunta Del Turco che si era presentata come “moralizzatrice” e promettendo di combattere gli sprechi.
Invece si è prodotta in scelte incoerenti: quella di un fotografo della Regione, il debutto originalissimo di un vignettista (figlio del compagno di scuola, di partito di Del Turco e sindaco del suo paese), così il procuratore -citando un articolo de Il Giornale che riprendeva l'inchiesta di PrimaDaNoi.it, unico quotidiano che aveva pubblicato approfondimenti sul caso - ha delineato il fatto. Curiosa fu anche la gestazione della notizia che uscì su Pdn un anno prima ed ignorata da molti quotidiani locali che furono costretti a riprenderla e a trattare del caso solo dopo che i giornali nazionali ne parlarono.
Trifuoggi ha poi delineato velocemente la smania della giunta Del Turco di dover trovare una sistemazione profumatamente retribuita per il fido Lamberto Quarta, prima inventando una posizione da “sottosegretario regionale”, poi tentando la strada per il parlamento (naufragata), infine sistemandolo fino agli arresti nel «gioiello» Abruzzo Engineering (società partecipata) nella poltrona più alta.
Un gioiello che da anni è sotto inchiesta e che custodisce numerosi segreti ed ombre che nessuno è riuscito a dissipare, a differenza delle ingenti risorse, visto che da tempo la società versa in un pericolosissimo passivo.
Anche durante il racconto di questi fatti tutti gli avvocati sono rimasti in silenzio fino a quando, nel delineare il modus operandi degli indagati, non si è parlato degli incarichi pubblici che avevano persone che intrattenevano relazioni sentimentali con Del Turco e Cesarone ma poi anche con Quarta che al suo oggetto del desiderio avrebbe versato soldi mensilmente (e la procura si domanda da dove li prendesse anche prima della fortuna politica).
Quando il procuratore ha pronunciato le parole «onanismo telefonico» l'avvocato Caiazza, difensore di Del Turco, e quest'ultimo, hanno iniziato ad urlare e si è acceso un alterco con il giudice mentre gli altri sono rimasti ammutoliti. La scena è finita con Del Turco ed il suo avvocato che hanno sbattuto la porta e sono andati via.

CULTURA E GIORNALISMO


I due nomi delle consulenti regionali emersi dalle carte e nell'udienza preliminare sono quelli di Silvia Pegoraro e Roberta Galeotti (non indagate).
Le voci di loro coinvolgimenti con due degli indagati erano molto insistenti e nell'ambiente circolavano da anni. Per Pegoraro c'è addirittura la testimonianza di Vittorio Sgarbi che in una intervista descrive un “Del Turco innamorato” che rinuncia ad una inaugurazione di una mostra a Francavilla per correre dietro alla donna.
Pegoraro, nell'era Del Turco, ha vissuto uno dei suoi momenti più fortunati ricevendo alcuni incarichi anche da altre amministrazioni pubbliche, era presente per esempio all'inaugurazione dell'ex Aurum di Pescara e per la Regione era responsabile di un “progetto per l'individuazione di eventi per la promozione dell'immagine regionale nel campo delle arti figurative”, una collaborazione da 30mila euro per una collaborazione di 12 mesi.
In quel periodo Pegoraro, critica d'arte, ha ricevuto diverse offerte tra le quali spicca la mostra di De Chirico a Castelbasso alla cui inaugurazione Del Turco rilasciò la sua ultima intervista prima degli arresti. Una mostra che riuscì a portare –non senza qualche polemica- una ventina di inediti dell'autore saltati fuori da collezioni private.
Un incarico di estrema fiducia invece per Roberta Galeotti per 80.300 euro per un contratto co.co.co (rinnovato tre volte ogni 6 mesi) per curare la segretaria del presidente.
A lei era stato affidato un progetto di “promozione dell'Immagine della Regione Abruzzo attraverso contatti con enti ed istituzioni di paesi stranieri”.
Galeotti che seguirà con apprensione tutte le udienze dell'incidente probatorio, già il 15 luglio 2008 sembrava molto preoccupata per le sorti di Del Turco nel carcere di Sulmona "in isolamento" dal giorno prima.
Al telefono con Paolo Tamburro (assessore alla sanità della giunta comunale di Chieti Ricci) lo aggiorna sulle ultime novità, su cosa fare, le riunioni dei fedelissimi, la richiesta dell'onorevole Mantini per fare visita al Presidente in carcere e racconta che l'autista gli ha portato dei panni in carcere ma che non è riuscito a lasciargli nemmeno un messaggio.
Sempre lo stesso giorno al telefono si ripetono le chiamate e tutte volte a cercare di capire chi potesse in qualche modo accedere in carcere.
In una telefonata intercettata del 29 luglio 2008 sempre a Paolo Tamburro, Galeotti racconta di aver ricevuto molti messaggi (il finanziere che trascrive tra parentesi annota «da Del Turco?») «di non mollare e di portare avanti quello che di buono hanno iniziato anche perché quando uscirà sarà ancora più presente».
La donna poi si dice molto più preoccupata per Camillo Cesarone dal quale -a differenza di Ottaviano del Turco e Lamberto Quarta- «non sta assolutamente ricevendo notizie».
«Addirittura», si legge nella notazione alla intercettazione, «Camillo non ha risposto a quello che lei ha scritto».

Alessandro Biancardi 16/06/2010 7.55

TUTTO SULL'INCHIESTA DELLA PROCURA DI PESCARA


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