RdB/Cub sanità: «riportare nel pubblico i posti letto privati»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5510

LA PROPOSTA. ABRUZZO. Fallimenti delle società del gruppo Angelini, cassa integrazione in deroga, riduzione del budget, pericolo di mancato reinserimento sul posto di lavoro?


Per stare tranquilli sul versante lavoro c'è una proposta delle rappresentanze sindacali di base (RdB/Cub) inviata da Mario Frittelli alla Regione: basterebbe reinternalizzare tutti i servizi delle cliniche private fallite all'interno di società pubbliche gestite direttamente dalle Asl.
Questo consentirebbe la stabilità del posto di lavoro del dipendente “privato” tendenzialmente soggetto a mobbing e/o ricatti lavorativi; l'azzeramento di ogni tipo di sfruttamento contrattuale o peggio di lavoro nero all'interno delle strutture private; il controllo diretto del pubblico sulle prestazioni erogate senza rischio che qualcuno decuplichi un ricovero in 10 Schede di dimissioni ospedaliere e quindi 10 fatture. Come valore aggiunto ci sarebbe poi il controllo diretto sull'appropriatezza e sulle spese per le prestazioni erogate e per la loro qualità, con un risparmio sicuro per le casse regionali.
«Tutti parlano della sanità come risorsa pubblica – sostiene Frittelli – nessuno dice che ci dovrebbe essere un sano meccanismo di controllo delle prestazioni erogate da pubblico e privato. E' stata questa falla del sistema a provocare il baratro di debiti in cui ci troviamo. Contro il chiacchiericcio politico sindacale che ha prodotto 1600 famiglie senza stipendio per un anno e 1000 precari espulsi dalla sanità con molto meno clamore – dice Frittelli, RdB/Cub – basterebbe reinternalizzare nel pubblico posti letto e servizi ed assicurare così prestazioni migliori e sicurezza del posto di lavoro».
E che questa non sia una proposta campata in aria, lo dimostra l'analoga vicenda che nel Lazio a guida centrodestra fu risolta con l'acquisto dell'Istituto San Raffaele da parte della Regione: nei primi anni 2000 questo polo oncologico passò in blocco nel pubblico alla modica cifra di 320 miliardi, con tutti i suoi 266 dipendenti. Fu sufficiente solo una leggina regionale.
«Perché non farlo anche in Abruzzo, vista anche la vicinanza politica delle due amministrazioni regionali?» si chiede Frittelli, che aggiunge, «se proprio non lo volete fare, fotocopiate la soluzione pugliese di Vendola che ha internalizzato quasi 8000 dipendenti di società, ditte e cooperative che avevano in appalto i servizi esternalizzati! Il decreto “Omnibus sanità” e la deliberazione 2477 del 15 dicembre 2009, spiegano e realizzano il processo con il quale s'intende risolvere il problema dell'incremento dei costi dei servizi dati in appalto dagli enti pubblici e che sono, spesso, la causa dei disastri economici della sanità nelle varie regioni italiane».
Ma nella proposta Rdb/Cub c'è di più: invece di tagliare i posti negli ospedali pubblici a rischio chiusura, perché non reinternalizzare i posti letto dei privati? «Chiodi, Venturoni e l'assessore al lavoro Gatti hanno la possibilità di avviare un percorso virtuoso per la salute degli abruzzesi. Sarebbe una svolta storica per questa Regione: dimostrare che la salute non è una merce e che i cittadini e i lavoratori non sono carne da macello».
04/06/2010 8.42