«L’Abruzzo è ricco di energia ma l’Enel preferisce altre regioni»

Alessandro Biancardi

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Rivedere la politica di riorganizzazione territoriale che sta attuando l'Enel in Abruzzo.
È quanto richiesto dagli assessori Giovanni D'Amico (Enti locali) e Franco Caramanico (Ambiente) in una lettera inviata oggi all'amministratore delegato dell'Enel Gem (Generazione ed energy managment), Sandro Fontecedro.
Nella lettera i due assessori riferiscono dei risultati dell'incontro avuto la settimana scorsa con i sindacati di categoria del comparto elettrico in seguito alla chiusura del Nucleo idroelettrico di Chieti e delle situazioni difficili nella provincia dell'Aquila. Proprio in ragione di questo quadro, D'Amico e Caramanico chiedono «l'opportunità di ulteriori riflessioni volte a soluzioni condivise e coerenti con quanto applicato in ambito nazionale».
I due rappresentanti del governo regionale sottolineano che «nonostante l'Abruzzo abbia il maggior numero di impianti ed energia prodotta nel centro-sud, esso viene penalizzato nel suo complesso, e la provincia dell'Aquila in particolare, a causa delle 'eccezioni' nelle confluenze di impianti». Nell'organizzazione che sta attuando l'Enel, peraltro, si sta preferendo accorpamenti di impianti ricadenti in definiti ambiti amministrativi (Regioni e Province) e «non c'è ragione per cui in Abruzzo - insistono gli assessori - si proponga di procedere diversamente smembrando le realtà territoriali naturalmente definite».
Da qui le richieste di D'Amico e Caramanico all'ad di Enel Gem: «tutti gli impianti insistenti nella Regione devono essere gestiti in questo ambito e nelle rispettive province; la necessità di ripristinare il Nucleo idroelettrico di Chieti, unico soppresso in Italia; riunificate i dodici impianti presenti nella Marsica e nella Valle Peligna nell'Unità di esercizio di Morino con la dotazione delle risorse e confermare l'Unità di esercizio di Provvidenza».
14/03/2006 13.15