La barzelletta della trasparenza ai tempi della Repubblica totalitaria

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3499

L'INCHIESTA. ABRUZZO. Millenni di storia ci hanno portato alla invidiabile conquista delle leggi scritte perchè potessero essere certe. Una manciata di anni e questa conquista è stata spazzata via dall'homo burocraticus. Così la legge è una, mille le sue interpretazioni. Nessun problema se queste interpretazioni sono contrastanti, opposte o addirittura in antitesi con lo spirito della legge.



L'INCHIESTA. ABRUZZO. Millenni di storia ci hanno portato alla invidiabile conquista delle leggi scritte perchè potessero essere certe. Una manciata di anni e questa conquista è stata spazzata via dall'homo burocraticus. Così la legge è una, mille le sue interpretazioni. Nessun problema se queste interpretazioni sono contrastanti, opposte o addirittura in antitesi con lo spirito della legge.


I fatti. Capita che per il nostro lavoro, che merita eccessivo scrupolo e fonti certe e documentate, ci si debba lanciare alla ricerca delle carte.
Niente di più facile (in teoria) che sfruttare una legge la 241 del 1990 anche denominata "legge sulla trasparenza" che darebbe diritto di accesso ai documenti della Pubblica amministrazione a chi è portatore di interessi diffusi. Un giornalista sarebbe portatore di molteplici interessi diffusi (garantiti dalla Costituzione) ma soprattutto potrebbe agevolare quella trasparenza di cui si parla. La propaganda parla di “amministrazione come una casa di vetro”, la legge sembra dire la stessa cosa eppure…
Nei mesi scorsi abbiamo tentato una ventina di istanze di accesso agli atti per chiedere documenti ufficiali e pubblici.
E' stata una esperienza affascinante piena di sorprese e di inventiva.
Abbiamo avuto ogni tipo di risposta dal «sì certamente, ci mancherebbe altro, prego accomodatevi», al «certo non ci sono problemi ma alcune sue richieste non possiamo esaudirle», oppure «non ci sono problemi ma nemmeno i documenti: troppo difficili da trovare» fino ad arrivare ad un no secco condensato in 4 righe o ad un più esaustivo e motivato diniego in 20 righe che si può in buona sostanza riassumere in «niente affatto, vi siete per caso impazziti?».
Non siamo cultori di diritto nè vogliamo in questa sede discuterne, quello che ci interessa come cittadini e giornalisti è riportare i fatti che pure sono di grandissimo interesse pubblico.
Non ci importa sapere se -in quanto giornalisti- possiamo "curiosare" tra i documenti pubblici, magari per svolgere il nostro lavoro, sta di fatto che per uno Stato di diritto è inaccettabile che un cittadino qualsiasi possa ricevere un ventaglio di risposte tanto diverse tra loro.
Altro discorso è inviare una mail certificata e ritrovarsi tra le mani una "costosa" raccomandata di carta nel 2010 (su 20 richieste solo in un caso si è avuta risposta per via telematica).

OPZIONE 1): MA CERTO CI MANCHEREBBE ALTRO

Una nostra richiesta è stata inoltrata all'assessorato regionale al Turismo per conoscere alcune spese per trasferte in occasione di fiere nazionali. Dopo una ventina di giorni ci risponde il direttore del settore sviluppo del turismo, politiche culturali, avvocato Gianluca Caruso. «Tutta la documentazione che richiede è a sua disposizione per la visione e l'estrazione delle copie».
C'è solo un problema che attiene alla privacy ma che si può facilmente aggirare (un elenco nominativo sbianchettato).
Inoltre ci informa che «uno dei documenti richiesti non è ancora pronto ma sarà disponibile appena firmato».
Il giorno stabilito per l'accesso sono tutti sorrisi e persone che sono contente di mettersi a disposizione, una accoglienza «sconcertante» e per noi inedita che ci fa sospettare che sotto vi sia «il trucco».
In realtà i documenti ci sono tutti, nessun trucco. Che bello.

OPZIONE 2) MA CERTO, VENGA DOPODOMANI ALLE 10

Accesso agli atti? Non c'è problema lo ha dichiarato più volte anche il direttore Domenico Longhi del settore informatica su alcuni dettagli su progetti finanziati dall'Europa non proprio famosissimi. Lui risponde con una veloce ed economica email certificata. I documenti sono disponibili «dopodomani alle ore 10 a L'Aquila». Niente copie a distanza.

OPZIONE 3) NON C'E' PROBLEMA MA NON DEVE CHIEDERE A NOI

E' capitato persino di non avere problemi dal vertice della piramide amministrativa locale, il Presidente della Regione, Gianni Chiodi, nella sua qualità di commissario per l'emergenza terremoto. Il giornalista chiede documenti su determinati appalti e sub appalti post sisma, il Presidente commissario risponde che gli atti richiesti non riguardano procedure di sua competenza ma si prende la briga di inviare qualche riga a chi di competenza per velocizzare l'iter di accesso. Ammirevole.

OPZIONE 4) TRASPARENZA AD OSTACOLI (INSORMONTABILI)

C'è poi il caso della Asl di Pescara che riesce a sovvertire la sua personale giurisprudenza con una ventata di grande disponibilità probabilmente voluta dal manager Claudio D'Amario che deve pensarla diversamente dai suoi predecessori. Un accesso in parte garantito con dati aggregati (le consulenze legali) in parte negato per cause di arretratezza (mancata
archiviazione digitale e difficoltà di ricerca delle pratiche). 

OPZIONE 5) NO SECCO SULLA RUOTA DI PESCARA

In sette righe il dirigente della Provincia di Pescara, avvocato Tommaso Di Rino, liquida la richiesta motivandola con la mancanza di «un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento richiesto», citando pedissequamente la norma. Per questa ragione l'amministrazione provinciale «non ritiene di dover dar seguito alla richiesta». Niente documenti.
Che cosa chiedevamo? Le stesse cose richieste alla direzione regionale del turismo (documenti sulle spese per alcune trasferte di amministratori) ma la legge evidentemente cambia nei 400 metri che separano le due amministrazioni pubbliche.
Eppure non è una questione politica: uno potrebbe pensare che ci siano direttive dell'attuale amministratore pro tempore. Invece no. Perchè basta indirizzare la richiesta ad altro settore della stessa Provincia che la legge viene interpretata in maniera opposta. A Fornirci ogni delucidazione ed i documenti inviati via posta è il capo di Gabinetto della Provincia di Pescara, Alfredo Cremonese.
Come spiegare il sì ed il no ad una stessa richiesta inviata ad uno stesso ente?
Stessa richiesta alla Provincia di Teramo, risposta pronta, cortese, anticipata via telefono e copie di documenti a domicilio.

OPZIONE 6) NO E POI NO "INAMMISSIBILE STRUMENTO DI ISPEZIONE POPOLARE"

Merita una cura particolare la lunga risposta del dirigente della Provincia di Chieti Pietrantonio Bozzi sempre per la spesa di trasferte per gli amministratori pubblici e delegazioni: 30 righe per dire no.
Citando articoli e commi (ma sempre della legge sulla trasparenza) spiega che il diritto di accesso è riservato solo a chi ha un interesse personale e concreto, l'interesse deve essere specifico.
«La situazione giuridicamente rilevante prevista dalla legge non può identificarsi con la generica rilevanza sociale rivestita, per definizione, dalla attività pubblicistica dell'amministrazione e ciò nemmeno ove si tratti di un interesse diffuso».
In pratica non conta il fatto di dover informare i cittadini chiedendo ufficialmente documenti ufficiali e pubblici.
Ma c'è di più: chi dovesse ritenere che un giornalista -per il semplice fatto di esserlo- avesse diritto di accesso agli atti saremmo in presenza di un diritto che «si trasformerebbe in un inammissibile strumento di "ispezione popolare" sull'efficienza del servizio pubblico, ovvero generica pretesa al controllo del buon andamento dell'azione amministrativa».
Il dirigente intuisce che il nostro interesse è quello di «acquisire una serie di informazioni su una particolare attività dell'ente allo scopo di valutarne l'efficienza».
Tradotto: come ti permetti tu giornalista di pensare di poter controllare il buon andamento della pubblica amministrazione? E' inammissibile una ispezione popolare.
Il dirigente -che risponde anche lui via posta ordinaria- ci concede però il diritto a poter visionare una sola delibera che si può leggere previo appuntamento nell'ufficio di corso Marrucino. Nessun cenno al fatto che proprio quella delibera è pubblicata insieme a molte altre sul sito ufficiale.
Su 20 accessi agli atti circa la metà non ha risposto nei 30 giorni stabiliti dalla legge. Tre amministrazioni non hanno mai risposto tra cui il comitato per i Giochi del Mediterraneo (ma è solo una conferma). Qualcun altro, invece, probabilmente più ''furbo'', ha formalmente risposto fornendo però informazioni parzialmente diverse da quelle richieste.
Il Comune di Pescara per esempio non ha fornito il documento che si chiedeva (copia delle comunicazione all'Agicom sulle spese di pubblicità istituzionale) ma ha fornito numeri sparsi. Molto più precisi sono stati nel merito la Provincia di Pescara e quella di Teramo. Niente trasparenza per il momento nella zona dell'Aquila: tra le molteplici conseguenze del terremoto c'è anche l'inaccessibilità agli archivi.
Le conclusioni sono fin troppo semplici: sulla possibilità di accesso o meno di certo qualcuno si sbaglia, forse perchè è distratto, forse perchè sconosce, forse perchè si è solo impegnati a trovare una motivazione plausibile ad una volontà preesistente (qualunque essa sia).
Di certo tra i dipendenti pubblici che ci hanno risposto c'è qualcuno che si sbaglia se non si vuole accettare il fatto che siano possibili entrambe le risposte e dunque la sussistenza e l'insussistenza contemporanea di un diritto.
Se si sbagliano quelli che aprono le porte della pubblica amministrazione a quei rompiscatole dei giornalisti farebbero bene la prossima volta a stare più attenti perchè violano la legge.
E la certezza del diritto?
Quella è una barzelletta, proprio come la trasparenza.

Alessandro Biancardi 18/05/2010 10.00


CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK