Orlando(Rc): «Sanità: Consiglio regionale espropriato da Roma»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Tagli qui, tagli la. Baraldi si, Baraldi no. Eppure tocca ai Consiglieri regionali fare le leggi e decidere sugli ospedali e sull’assistenza. Invece in Abruzzo c’è un’assoluta arrendevolezza nei confronti delle funzioni commissariali e sub-commissariali in sanità».


«Siamo all'autonegazione della potestà legislativa del Consiglio regionale».
Angelo Orlando, senatore e già presidente della commissione Bilancio della Regione, contesta l'arrendevolezza dei Consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione alle decisioni che vengono da Roma.
Addirittura, secondo lui, «non è ancora ultimato il processo di rimozione dell'esperienza di governo precedente, con tutte le sindromi connesse dovute alla fine traumatica della legislatura».
In sostanza orsi e lupi sono diventati struzzi, quelli della testa sotto terra?
«E' proprio così: nessuno vuol vedere che tutti i tagli in sanità vanno a danno delle fasce deboli, dai cittadini ai lavoratori. In questo contesto silente – continua Orlando - la superwoman sanitaria Giovanna Baraldi vince l'appalto della destrutturazione del sistema pubblico di tutela della salute. E adesso con la benedizione del Ministro Fazio (che pure è costretto a riconoscere l'efficacia esemplare del piano di rientro del centrosinistra, anche se Chiodi si è auto-attribuito il merito dei risparmi) la Baraldi riforma la matematica stabilendo che 22 (le strutture pubbliche) è uguale a 9 (gli ospedali da salvare). Ma di fatto è uguale anche ad un altro 22 (9 strutture pubbliche più 13(?) private)!»
Però l'istinto di rassegnazione funzionale dei consiglieri non è solo di oggi…
«Certo. Il commissario Gino Redigolo ha sospeso la stabilizzazione dei precari e le postazioni del 118. Chi ha protestato? Gianni Chiodi ha appaltato al Governo la “sospensione” delle aziendalizzazioni universitarie senza sussulti della Regione che quelle norme aveva deciso – continua il senatore Orlando - il tutto avviene alla faccia della “legislazione concorrente” e del principio di “leale collaborazione” tra livelli di governo costituzionalmente sanciti. Addirittura il sub-commissario Baraldi si sostituisce a Giunta, Consiglio regionale e Commissione Sanità, chiamati a “condividere” per grazia ricevuta. Inoltre programma e pianifica il destino sanitario degli abruzzesi con un meditato documento dal titolo roboante e significativo “ Dal Piano di rientro al Piano di sviluppo: un risultato possibile per la sanità in Abruzzo”. Amen».
Però oltre le istituzioni appena citate, c'è anche un'Agenzia sanitaria con un nuovo direttore da cui si aspettava molto.
«A qualcuno di centrodestra che l'ha segnalato verrà qualche fastidioso prurito, ma quando questo servizio era una vera Agenzia sanitaria, giravano molti più numeri e molte più carte comunque da leggere e le discussioni non erano sostituite da annunci – spiega Orlando - Adesso mi dicono che ci sono medici specializzandi ai quali vengono affidati compiti di analisi ed elaborazione dei dati: sarà vero?»
In sintesi, secondo l'ex presidente della commissione Bilancio, oggi in Abruzzo i protagonisti del pianeta-sanità sono: un plenipotenziario formale (il commissario-presidente, delegato a ratificare, annunciare, esternare, sorridere); un plenipotenziario reale (il sub-commissario onnipotente) delegato a tradurre direttive superiori; un assessore accessorio senza prerogative; un Consiglio regionale senza poteri di vigilanza o sindacato perché, secondo qualcuno, gli atti del commissario superano le competenze dei consiglieri, evidentemente solo decorativi; un esercito di invisibili destinati a subire le conseguenze di questa non-politica.
«Ma perché tutti accettano supinamente che la riorganizzazione della rete ospedaliera, parte integrante della legge 5/2008 e cioè il Piano sanitario regionale, oggi possa passare attraverso un normale atto amministrativo? - si chiede l'ex senatore - Lo stesso Governo nella legge finanziaria 2010, ha scritto che “gli interventi individuati dal piano di rientro sono vincolanti per la Regione, che è obbligata a rimuovere i provvedimenti anche legislativi e a non adottarne di nuovi che siano di ostacolo alla piena attuazione del piano di rientro”. Evidentemente il Governo non voleva smentire il principio di leale collaborazione e non riconosceva al commissario potestà senza limiti, come del resto si legge nei decreti di nomina sia di Redigolo che della Baraldi, dove non c'è margine di ambiguità nelle definizione delle funzioni che non possono essere interpretate estensivamente».
Però qualcuno pensa che sia stata la Corte Costituzionale, con la sentenza 2/2010, a suffragare questo potere commissariale…
«La sentenza è successiva all'impugnazione, da parte del Governo, della legge 14/2008 della Regione Lazio. Ma a ben guardare la sentenza, al Commissario si riconoscono molte prerogative puntuali e mai una potestà indistintamente assoluta. Accettare quindi lo strapotere del sub-commissario, e neppure contestarlo, è sfuggire alle prerogative ed alle responsabilità politiche delle istituzioni regionali. Da un decennio in sanità questo è l'abito storico per il centrodestra, come ci hanno insegnato Pace e Domenici – conclude Orlando - Perché non si pubblicano sui siti istituzionali tutti quegli atti, come i contratti con i privati, che ci consentirebbero di misurare quanto maggiori siano, rispetto ai predecessori, le doti di moral suasion del sub commissario Baraldi e perché il sito della Agenzia sanitaria regionale è così povero di numeri?»

Sebastiano Calella 17/05/2010 9.24