Petrolio, Petroceltic punta al tratto di mare tra Pineto e Vasto

Alessandro Biancardi

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Petrolio, Petroceltic punta al tratto di mare tra Pineto e Vasto
VASTO. Oltre 6.000 i chilometri quadrati di mare interessati da vicende legate agli idrocarburi. Legambiente: «occorre maggior ruolo da parte delle Istituzioni» * DA LOS ANGELES I FIGLI DI JOHN FANTE CONTRO LE TRIVELLE DI BOMBA
E' stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse (BUIG) del Ministero dello Sviluppo Economico la nuova “istanza di permesso di ricerca” per idrocarburi liquidi e gassosi presentata dalla Petroceltic Italia.
Una nuova richiesta che ha subito scatenato preoccupazioni.
L'area marina interessata copre una superficie di 728,20 km quadrati che si estende nel tratto antistante la costa abruzzese compreso tra Pineto e Vasto.
La prima associazione a lanciare l'allarme è stata Legambiente che a questo punto vuole vederci chiaro.
«Non scende l'attenzione delle compagnie petrolifere sull'Abruzzo – dichiara Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo – La situazione è allarmante e totalmente fuori controllo: nella sola zona a mare interessa una superficie di oltre 6.000 chilometri quadrati tra istanze e permessi di ricerca e permessi e concessioni di estrazione di idrocarburi».
Pare infatti che gli appetiti delle grandi compagnie abbiano voglia di sfamarsi proprio lungo le coste abruzzesi.
«Ad Eni ed Edison, aziende storiche che estraggono gas ed olio nel mare abruzzese da quasi quarant'anni – continua Angelo Di Matteo – si sono aggiunte nell'ultimo quinquennio nuove compagnie internazionali che vedono nell'Abruzzo il nuovo Texas. La Petroceltic nello specifico ha monopolizzato le richieste di permessi di ricerca nell'intero specchio di mare compreso tra la costa teramana e le isole Tremiti».
Questa è senza dubbio un'ennesima conferma dei timori espressi dall'articolato movimento abruzzese che da oltre tre anni si sta opponendo al rischio di deriva petrolifera regionale e che si lamenta di non trovare adeguata attenzione e sufficiente risposta da parte delle Istituzioni regionali, provinciali e comunali.
«L'Abruzzo è considerata da Assomineraria uno dei territori più ricchi di petrolio in Italia sia nella parte a terra che a mare – conclude Angelo Di Matteo – La stessa associazione di categoria individua inoltre, nella forte resistenza delle popolazioni locali, il limite allo sviluppo dei nuovi giacimenti: una constatazione questa che, seppur di parte, evidenzia in modo chiaro la mancanza di ruolo di indirizzo da parte delle Istituzioni».
06/05/10 10.51

PETROLIO, LE RICHIESTE DEI CONSIGLIERI D'OPPOSIZIONE

I consiglieri regionali Antonio Saia (Partito dei Comunisti Italiani) e Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) hanno presentato una interpellanza urgente per sapere se è vero che la compagnia irlandese Petrolceltic avrebbe fatto richiesta di svolgere sondaggi  di ricerca petrolifera, se non ritengano che l'accoglimento di tale istanza sarebbe deleterio per il nostro mare, per l'ambiente, per le attività turistiche e per la pesca nelle aree interessate e quali iniziative intendano assumere per evitare che detta autorizzazione venga concessa e bloccare l'ulteriore devastazione delle nostre coste».
 Il capogruppo del Pd Camillo D'Alessandro in una lettera al presidente chiede se non sia necessario che la Regione «si attivi e chieda all'autorità competente la revoca di tutti i provvedimenti di concessione e di autorizzazione sinora rilasciati».
D'Alessandro esprime le sue preoccupazioni anche alla luce dell'incendio ed il crollo della piattaforma petrolifera della Bp, a 70 chilometri al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico.
«Le immagini della macchia nera che potrebbe raggiungere le spiagge e rendere la regione della Louisiana paludosa», continua D'Alessandro, «causando un disastro ecologico senza precedenti, hanno scosso la sensibilità di quanti hanno a cuore la salute della Terra che ci ospita. Barack Obama ha dichiarato che si tratta di una catastrofe nazionale e ha bloccato tutte le nuove attività di trivellazione finché non verranno comprese le cause dell'incidente.
Nel frattempo sono in molti a chiedersi se quello che è accaduto in America non rappresenti un pericolo che si possa concretizzare anche per le coste Abruzzesi. Il disastro della Deepwater Horizon, il massimo della tecnologia delle esplorazioni petrolifere, ha smascherato i rischi che corrono anche i mari italiani (in particolare Adriatico e Canale di Sicilia) oggetto sempre più spesso di permessi di ricerca offshore. E mentre il mondo intero si interroga sulla necessità di permettere queste attività, costringendo il Presidente Obama ad un clamoroso dietro-front, in Italia, il nostro Governo continua a rilasciare autorizzazioni a valanga, soprattutto nell'Adriatico».

06/05/10 16.21

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DA LOS ANGELES I FIGLI DI JOHN FANTE CONTRO LE TRIVELLE DI BOMBA

LOS ANGELES. L' infaticabile opera di informazione sui rischi inerenti la petrolizzazione dell'Abruzzo della scienziata Maria Rita D'Orsogna che vive e lavora negli Stati Uniti ha raggiunto il cuore dei figli di un grande scrittore la cui famiglia veniva da Torricella Peligna prima di emigrare in Colorado.
Si tratta di Dan e James Fante, figli del famoso scrittore italo-americano John Fante: i due hanno appena inviato la propria lettera di contrarietà all'estrazione di idrocarburi a Bomba, e indirizzata all'ufficio di valutazione impatto ambientale della regione Abruzzo.
Ne da notizia proprio la studiosa D'Orsogna.
Il progetto della Forest Oil Corporation di Denver prevede la costruzione di una raffineria-desolforatore, un inceneritore per bruciare rifiuti (fra cui sostanze cancerogene), vari pozzi e di una fitta rete di oleodotti.
Allertati da due italo-californiani di origine torricellana Angela di Berardino e Dan Aspromonte, e sostenuti dalle argomentazioni tecniche e scientifiche di D'Orsogna, i fratelli Fante hanno immediatamente abbracciato la causa. Dan Fante ha dichiarato di essere totalmente contrario a tutta l'opera petrolifera in Abruzzo.
«Esprimiamo preoccupazione per il progetto della Forest Oil Corporetion», si legge nella lettera dei fratelli Fante inviata all'Ufficio di Valutazione Ambientale della Regione.
«Crediamo sinceramente che il progetto non porterà alcun beneficio a Torricella, Bomba e alla sua gente e vi invitiamo a salvare il lago negando i permessi di trivellazione. L'area», sottolineano ancora i due, «è geologicamente fragile e la perforazione potrebbe produrre instabilità alla diga esistente, cedimenti e smottamenti».
«Con il suo lavoro», continuano i figli dello scrittore, «nostro padre ha reso omaggio a Torricella Peligna e all'Abruzzo e recentemente è stata dedicata una piazza nel centro di Los Angeles. Vogliamo preservare la bellezza naturale delle sue radici in modo che Torricella e l'intera area di Bomba possano godere a pieno del proprio potenziale. C'è così tanto lavoro da fare per rendere il luogo migliore», si legge ancora nella missiva, «e assicurare che la bellezza naturale si trasformi in benessere economico per le persone. Onoriamo il duro lavoro delle generazioni che ci hanno preceduto per lasciare alle generazioni che verranno dopo di noi un Abruzzo migliore. Cerchiamo di mantenere il nostro bellissimo Abruzzo così com'è ora, sano, genuino».
«Il no al petrolio di James e Dan Fante», ricordano dal comitato Emergenza Ambiente, «si aggiunge a quello gia' espresso da una moltitudine di associazioni, intellettuali, religiosi, scienziati, e cittadini contro le estrazioni a Bomba, e nel resto della regione. Attendiamo fiduciosi che la regione Abruzzo rispedisca al mittente il progetto della Forest Oil, cosi' grave e pericoloso, e allo stesso tempo attendiamo i fatti - e non le parole - del governatore Gianni Chiodi e dell'assessore all'ambiente Daniela Stati per la difesa concreta dell'Abruzzo».

Per chi volesse mandare ancora osservazioni al progetto, le istruzioni per farlo sono [url=http://dorsogna.blogspot.com/2010/04/salvare-il-lago-di-bomba.html ]qui[/url]:


06/05/2010 11.31