Petrolio e disastri ambientali, anche l'Abruzzo ha paura

Alessandro Biancardi

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Petrolio e disastri ambientali, anche l'Abruzzo ha paura
ABRUZZO. Il disastro ambientale della Louisiana («il più devastante di tutti i tempi», lo ha ribattezzato il presidente americano Obama) mette paura anche in Abruzzo. Intanto il Ministero boccia Ombrina Mare.


Le piattaforme petrolifere in mare anche da queste parti sono al vaglio per l'autorizzazione.
Le paure e i sospetti dei comitati ambientalisti sono diventati concreti davanti alle immagine di quella marea nera che da giorni ormai sta arrivando fin alle coste del Golfo del Messico.
La perdita si è rivelata cinque volte più grave di quanto inizialmente previsto (circa 5 mila barili di petrolio si riversano in acqua ogni giorno, pari a 800 mila litri). A pagare il prezzo di questo drammatico incidente ci sono anche circa 5 mila delfini che rischiamo di trovarsi in trappola nelle acque del Golfo del Messico tra Louisiana, Mississippi e il pozzo offshore da cui fuoriesce la marea nera di petrolio.
«E se tutto questo succedesse in Abruzzo?», si domanda il comitato Emergenza Ambiente. «Qui i pozzi sono previsti a una manciata di chilometri dalla costa – cinque o sei – e lungo tutta la dorsale adriatica – da Teramo fino a Vasto».



Il mare da queste parti non è profondo tanto quanto l'oceano. Emergenza Ambiente Abruzzo teme che le conseguenze di incidenti simili per la nostra regione sarebbero devastanti, ancora di più che in Louisiana date le caratteristiche del mare, delle locazioni scelte per trivellarlo e delle infrastrutture programmate, fra cui anche un centro oli a mare.
«Esortiamo allora con urgenza il governatore Chiodi ad agire – e non solo a parlare – per difendere l'Abruzzo in maniera concreta. Tutto quello che è stato finora non è considerato sufficiente, perché tardivo e frutto di enormi pressioni popolari. Chiediamo una guida vera e non un governatore al traino».
Le concessioni petrolifere per trivellare il mare adriatico abruzzese sono ancora sotto esame presso il ministero dell'Ambiente.
Chiodi e il suo assessore Stati «possono e devono farsi portavoce veri ed incisivi», continua il comitato, «presso il ministero della volontà dei cittadini che vogliono essere democraticamente coinvolti in questo dialogo. Non vogliamo che il disastro della Louisiana si ripeta in Abruzzo».
Sulla stessa linea anche il consigliere regionale dell'Idv, Carlo Costantini: «se fosse successo un incidente del genere in Abruzzo il nostro mare sarebbe completamente morto e con il mare sarebbero scomparsi per sempre anche decine di migliaia di posti di lavoro che sostengono la nostra economia. Il presidente Obama ha detto “stop” alle trivellazioni. Cosa altro deve accadere perchè i governi regionale e nazionale dicano una volta per tutte “stop” anche in Abruzzo?»

Intanto arrivano novità sul fronte Ombrina Mare e le annuncia Maria Rita D'Orsogna.
«Il ministero ha ricevuto tutte le nostre osservazioni - circa un centinaio - contro la piattaforma ed ha decretato che la società proponente - la Mediterranean Oil and Gas - non ha illustrato con sufficiente chiarezza e convincimento i propri progetti e che c'e' bisogno di accertamenti ulteriori da parte del Ministero stesso».


Hanno allora chiesto alla MOG di inviare altro materiale tecnico e integrazioni per spiegare meglio cosa intende fare e quali rischi corriamo noi come popolo.

La MOG ha 60 giorno di tempo dalla comunicazione del Ministero per presentare nuovi studi, prorogabili a 120.
«Noi», avverte D'Orsogna, «avremo tempo per rispondere con ulteriori osservazioni come in precedenza».
La MOG pero' in data 15 Marzo 2010 ha chiesto la sospensione della pratica. «Non si capisce bene», continua D'Orsogna, «se questa sia una sospensione per mancanza di fondi, se sia una proroga per rispondere alle nuove richieste del Ministero, o se perche' spaventati da noi cittadini».

«RISCHI ENORMI PER AMBIENTE E PETROLIO DI PESSIMA QUALITA'»

Il senatore del Pd Roberto Della Seta ritiene urgente avanzare una richiesta di moratoria immediata che sospenda tutte le attività di prospezione e esplorazione per gli idrocarburi nel Mar Adriatico.
«Il mar Adriatico - spiega in una nota - è un ecosistema delicato almeno altrettanto quanto quello del Golfo del Messico. Il litorale dell'Adriatico - continua Della Seta - ha un'altissima e prevalente vocazione turistica, che contribuisce in maniera rilevante all'economia delle regioni costiere. Per tutto questo, anche in considerazione del disastro ecologico che sta avvenendo negli Usa, suscitano grande preoccupazione le scelte del governo Berlusconi di autorizzare numerosi progetti di ricerca e perforazione petrolifera. Infatti, tra i tanti progetti approvati, non c'è solo la richiesta della compagnia petrolifera inglese Petroceltic Elsa di sondare il mare tra il Gargano e le Isole Tremiti alla ricerca del petrolio, con parere negativo della Regione Puglia, che ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica nei giorni scorsi, stupefatta dall'idea di vedere in futuro una piattaforma petrolifera a ridosso di un paradiso naturalistico. Attualmente Petroceltic Elsa è operatore di quattro permessi di ricerca e titolare di altri tre permessi, in cui operatori sono Vega oil ed Eni. Anche la londinese Northern Petroleum, consorella di Petroceltic - spiega ancora Della Seta - ha già ottenuto il parere favorevole del ministero all'Ambiente sulla compatibilità del suo progetto di ricerca di idrocarburi nella fascia adriatica tra Monopoli e Brindisi».
«In considerazione dei rischi enormi per l'ambiente - prosegue Della Seta - e dei vantaggi relativi, essendo il petrolio dell'Adriatico bituminoso e ricco di zolfo, dunque di pessima qualità, una moratoria che sospenda l'attività frenetica di prospezione e esplorazione nell'Adriatico è una misura di assoluto buon senso».
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03/05/2010 9.10

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