Abruzzo Engineering, Berardinetti lascia. Ancora in bilico 150 dipendenti

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Ha deciso di rinunciare alla carica di componente del Cda di Abruzzo Engineering per entrare a far parte del Consiglio Provinciale nelle fila dell' opposizione.


Il Consigliere Provinciale del Pd Lorenzo Berardinetti, dopo le contestazioni di incompatibilità, sollevate dai banchi della maggioranza nei suoi confronti, poiché componente del Consiglio di Amministrazione della società partecipata dalla Provincia dell' Aquila, ha rinunciato all' incarico. «Pur certo del fatto che la giurisprudenza in materia mi avrebbe dato ragione - ha affermato Berardinetti - mi rendo conto del fatto che il ruolo da me rivestito nel CdA di Abruzzo Engineering era di riferimento nella precedente maggioranza consiliare. Per etica politica, come ho già avuto modo di manifestare in passato, anche nell' assemblea di Abruzzo Engineering, la mia intenzione era quella di mantenere il mio incarico nel CdA, lasciandolo a disposizione dell' attuale maggioranza. Ho avuto un momento di irrigidimento sulla questione per il modo in cui mi è stato posto il problema e avrei voluto portare avanti la mia posizione anche in sede giuridica, certo del fatto che avrei avuto ragione sulla mia compatibilità di consigliere Provinciale e membro del CdA di Abruzzo Engineering».
«Ma il mio senso di responsabilità - ha concluso - mi spinge a fare l' interesse della Società e, quindi, a lasciare spazio a un rappresentante dell' attuale maggioranza all' interno del Consiglio di Amministrazione».
Intanto nei giorni scorsi l'assemblea dei soci di Abruzzo Engineering ha votato la chiusura delle sedi di San Nicolò a Tordino, di Chieti e Sulmona.
Una decisione maturata dopo aver fatto un pò di calcoli. Si risparmierebbero, infatti, circa 400 mila euro, secondo una prima stima, per la eliminazione dei costi di trasferta, auto dei dipendenti finora assegnati a quelle sedi.
Su questa linea si è espresso favorevolmente anche il presidente Chiodi secondo il quale non ci sono ragioni di tenere aperte sedi fuori dall'ambito di operatività della società che ormai sta lavorando esclusivamente con commesse conferite nell'ambito del cratere.
Resta invece in bilico la sorte di circa 150 dipendenti, come è stato ribadito in sede di assemblea.
Al momento 17 sono i lavoratori di Ae impegnati presso il Comune dell'Aquila, 16 presso la Provincia e 11 per attività post sisma.
Ma il direttore generale ha spiegato chiaramente che se non verranno affidate nuove attività con convenzioni che prevedono anticipazioni, bisognerà intervenire con forti tagli di personale e si è parlato di 150 unità da 'far fuori'.
Il direttore generale ha anche spiegato che al momento non si può ricorrere alla mobilità perché è ancora disponibile lo strumento della Cassa integrazione in deroga.
Una porta aperta, ma solo per alcuni, c'è se venisse affidato il progetto di Fontana per la realizzazione della rete dei sottoservizi. In questo caso, nella prima fase potrebbe comportare l'impiego di circa 11 persone, mentre 20 potrebbero essere le persone impegnate nelle attività eventualmente conferite dall'assessore Stati.
Per il resto il personale rimane in cassa integrazione anche perché comporta una riduzione di costi di circa un milione di euro per Abruzzo Engineering.
Per il presidente Chiodi bisogna comunque utilizzare la cassa integrazione finchè è disponibile ed al massimo delle sue potenzialità e richiamare il personale man mano che verranno affidate alla società le attività.

30/04/2010 10.44