Dietro l'elettrodotto Villanova-Gissi spunta il nucleare

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Il nucleare dietro l'elettrodotto Villanova-Gissi, interconnesso con quello Tivat-Villanova che viene dal Montenegro?
Se lo chiede preoccupato il senatore Angelo Orlando, nella sua veste di consigliere provinciale di Chieti in un'interrogazione con risposta in aula.
«Troppi silenzi, troppe operazioni dubbie sulla pelle dei cittadini, dei Comuni che sono espropriati delle loro competenze, della Provincia stessa che è ridotta solo ad essere spettatrice delle manovre altrui – spiega Orlando – il fatto che non se ne parli aumenta la sensazione che le vicende misteriose possano nascondere qualche sorpresa».
Il rischio concreto è dunque che dal progetto di futura Catalogna, la provincia di Chieti possa diventare solo terra di conquista e di scontri di potere tra i gestori delle risorse energetiche: troppo note, per ricordarle anche qui, le vicende del Centro Olii di Ortona e delle trivellazioni davanti alla Costa dei Trabocchi (senza dimenticare le mire sul gas del sottosuolo di Bomba).
Certo è però che l'Abruzzo verde potrebbe rimanere un'occasione perduta, se si aggiungono anche nuovi elettrodotti da sommare a quelli già esistenti.
Che l'ipotesi sia quella di un'opera che anticipa le future centrali nucleari, Orlando lo desume facilmente da almeno due aspetti.
Il primo è che dietro il progetto di questo elettrodotto prima c'era Terna, la società nata dall'Enel per la trasmissione dell'energia elettrica ad alta tensione e poi ceduta progressivamente alla Cassa depositi e prestiti, mentre ora il progetto viene pilotato da Abruzzo energia, che fa capo all'imprenditore abruzzese Strever (quello della Metamer meridionale, che gestisce la rete del gas tra Vasto e la Frentania).
«Dietro questa società ce n'è una più grande – chiarisce Orlando – la A2A nata dalla fusione della AM di Milano e dell'ASM di Brescia e che ha interessi nel settore dell'energia nucleare».
Il secondo aspetto è l'osservazione del direttore di Operatios Terna Italia sulla rivista QualeEnergia di novembre-dicembre 2009, in risposta ad una domanda sul nucleare e su quali potrebbero essere i problemi per la rete elettrica esistente, in caso di nuove centrali atomiche: «La connessione di un impianto nucleare alla rete implica requisiti specifici dovuti sia alla taglia dell'impianto, sia alla peculiarità del processo nucleare. Questi requisiti possono essere soddisfatti attraverso interventi di sviluppo del sistema e opportune soluzioni di connessione.....La legge 99/2009 prevede infatti la contestuale autorizzazione delle nuove centrali elettriche superiori a 300 MW e delle opere della rete elettrica di trasmissione, necessarie a evacuare tutta l'energia prodotta dai nuovi impianti di generazione. Ciò consentirà di far procedere di pari passo l'autorizzazione di nuovi impianti, anche nucleari, e quella dei potenziamenti di rete necessari».
«Possibile che nessuno chieda a Chiodi di sollevare il problema delle autorizzazioni facili nella sede più opprtuna e cioè la Conferenza Stato-Regioni?» si chiede Orlando, che tra l'altro è stato pure consigliere regionale nella passata legislatura.
Dopo aver ripercorso la storia del piano di sviluppo Terna dal 2005 in poi, che prevedeva come strategica ed entro il 2012 la realizzazione di un elettrodotto 380 kV Foggia-Villanova, al fine di ottimizzare il servizio, l'interrogazione ricorda che nel 2007 ci furono la stipula del protocollo di intesa in materia di VAS tra Terna e  Regione Abruzzo e le decisioni del coordinamento Terna-Regione per la localizzazione condivisa delle opere e degli interventi sul territorio.
A luglio e dicembre 2008 invece Terna e le province di Chieti e Pescara concordarono una concertazione per trovare «l'ottimale delimitazione del corridoio» in cui far passare l'elettrodotto.

IMPROVVISAMENTE CAMBIANO I PROTAGONISTI

«Improvvisamente, ma solo per la politica, tra dicembre 2009 e marzo 2010, sulla scena cambiano i protagonisti – continua Orlando - a proporre il progetto, previo assenso della Terna, è la Abruzzoenergia S.P.A. Il quadro normativo di riferimento è quello che porta all'autorizzazione unica. I comuni mortali e le istituzioni locali potranno così fare solo accademiche ed autoconsolatorie osservazioni da consegnare al Ministero dell'Ambiente che, a sua volta, le iscriverà nella storia dell'ambientalismo ruggente, esattamente come per il Centro Oli e per le piattaforme in mare....».
Di qui l'interrogazione per sottolineare la sostanziale scomparsa nel progetto della Provincia, ridotta al ruolo di sede fisica di contatto tra la Società ed i Comuni, con buona pace del ruolo di coordinamento territoriale.
Di fronte ad un'opera normativamente di pubblica utilità e di interesse nazionale che tocca 15 Comuni della Provincia di Chieti, l'interrogazione chiede chiarimenti sulla delega ad Abruzzoenergia per la progettazione e l'esecuzione dell'elettrodotto e delle opere connesse.
Il che significa, di conseguenza, chiedere di sapere se la Regione è stata informata e se il progetto definitivo presentato al Ministero sia stato concertato con la Provincia stessa.
«In base a quale delega – chiede infine Orlando - Abruzzoenergia ha sostituito il tavolo tecnico di copianificazione con una analisi autonoma dei singoli piani regolatori dei Comuni interessati (come dichiarato a pag.7 della Sintesi non tecnica) in evidente contrasto con gli obiettivi di metodo del tavolo tecnico?».
L'appello finale è per il presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio, per chiedergli di rappresentare a Chiodi l'esigenza di affrontare in sede di Conferenza Stato-Regioni il tema della trasparenza e della pubblicità degli atti amministrativi.  «Non vorrei – conclude Orlando - che in nome della semplificazione a tutti costi, anche sulla salute dei cittadini, certi documenti fossero noti solo a conclusione dell'iter amministrativo. Come insegnano vicende del recente passato dal Centro Olii alle trivellazioni in mare».

Sebastiano Calella 21/04/10 9.48

TERNA -CAVO SOTTOMARINO TIVAT-PESCARA

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