Chiodi attacca sulla sanità ma si espone al contropiede

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Cambia lo scenario politico regionale dopo l'intervista di Gianni Chiodi a PrimaDaNoi.it Un pò per i contenuti, molto per l'approccio diretto e in prima persona, come mai finora era accaduto, del Commissario-presidente ai problemi dell'attualità sanitaria.
Due almeno sono le chiavi di lettura: la prima, più convincente, è quella politica, con una ripresa del ruolo di protagonista nel Pdl, un po' oscurato negli ultimi tempi. La seconda, meno convincente ed ai limiti dell'autolesionismo, è quella sui rapporti con le cliniche private e con Villa Pini.
Sul versante politico, Chiodi riassume la guida della sanità abruzzese, di cui è Commissario governativo, spiegando che la linea da seguire, il vangelo da leggere quotidianamente è il Piano di rientro dai debiti.
Corollario obbligato: tutto quello che Chiodi fa, ha l'appoggio del Governo.
A conferma di questo, proprio ieri, il ministro della salute Ferruccio Fazio è giunto all'Aquila, senza un motivo apparente, ma con una giustificazione del tipo “passavo lì per caso”.
Si era detto che doveva inaugurare il Pronto soccorso pediatrico, una struttura all'avanguardia in Italia sia come servizio che come attrezzature.
Non era così, sia perché l'inaugurazione avverrà il 6 maggio prossimo, sia perché l'ultima a sapere della visita di Fazio è stata la Asl aquilana che in fretta e furia ha dovuto attrezzare una saletta per la conferenza stampa del ministro.
Successivamente la Regione, e non la Asl, ha raccontato (in un comunicato ufficiale titolato “Il ministro Fazio elogia Chiodi”) che Fazio «in visita all'ospedale di L'Aquila, ha sottolineato i risultati eccellenti raggiunti in questi mesi dal commissario ad acta Gianni Chiodi a proposito del piano di rientro dal disavanzo sanitario. Ha messo in risalto il livello di responsabilità e di consapevolezza con cui l'Abruzzo sta attuando una radicale innovazione organizzativa con l'obiettivo di riqualificare l'offerta sanitaria e risanare i conti. Parole di elogio per Chiodi, per il sub commissario Giovanna Baraldi e per l'assessore regionale alla sanità, Lanfranco Venturoni, tutti impegnati in un lavoro sinergico che può far divenire l'Abruzzo un sistema di eccellenza, un modello che può esser di esempio e di stimolo per le altre Regioni in difficoltà».



Una chiara risposta soprattutto all'onorevole Daniele Toto che con due interrogazioni parlamentari ha criticato la gestione della sanità abruzzese.
Dunque Chiodi rilancia sul tavolo del Pdl con le carte che ha in mano e prefigura, con questa sua iniziativa, quello che da qualche tempo si sussurra.
Sarebbe in vista un rimescolamento delle cariche regionali del partito: fuori Piccone, che ha vinto le elezioni, ma che ora è più impegnato nel Comune di Celano e che preferirebbe lasciare da vincitore, e dentro, come coordinatore regionale, il senatore Paolo Tancredi, molto silenzioso fino ad oggi, ma molto vicino al presidente. Tradotto: tutto il potere a Teramo, almeno quello che conta.
Comandano il presidente della Regione ed il figlio dell'onorevole Antonio Tancredi, l'uomo ombra più forte del Pdl teramano, esponente di punta del mondo bancario, dopo una vita passata come democratico cristiano doc.
Il tutto - prima della bufera con Fini - benedetto dal presidente Berlusconi, che aveva chiesto un ringiovanimento del partito in generale ed una nuova immagine delle classi dirigenti del Pdl.
Dunque l'intervista di Chiodi è stata una specie di contropiede per rispondere agli attacchi quotidiani – stavolta non solo di Toto - sulla conduzione del Piano di rientro dai debiti, che secondo lui è l'ostacolo maggiore alla soluzione dei problemi dell'assistenza sanitaria in Abruzzo.
Questa diagnosi “da commercialista” è condivisibile fino ad un certo punto: il risanamento dei conti è “conditio sine qua non” (non solo alla Regione) per amministrare seriamente, però non sembra proprio precisa: l'addizionale Irpef e il ticket, il personale ridotto all'osso, le liste di attesa, la diminuzione della qualità dell'assistenza ai malati, il blocco della mobilità e gli interessi quasi usurari che ogni anno si pagano sulle cartolarizzazioni sono le conseguenze e non la causa dei debiti, cresciuti esponenzialmente con la Giunta Pace (altro commercialista).



L'assalto finale alle casse della sanità iniziò nel 2005 con le delibere dell'assessore Vito Domenici (allora Forza Italia) che prevedevano i pagamenti a piè di lista alle cliniche private, con i magheggi della Fira e dei manager Asl dell'epoca, operazioni tutte sotto la lente della magistratura.
Appellarsi a quei debiti per giustificare le carenze di oggi non sembra perciò la soluzione, ma la chiusura del cerchio: alla fine chi ci guadagna con le cartolarizzazioni, il Piano di rientro, gli interessi sui pagamenti dilazionati alle sanità privata sono solo le banche.
I cittadini servono a pagare soltanto: in termini di soldi e di servizi più scadenti. Dopo i fermenti nazionali nel Pdl e le divisioni tra le due anime del partito, questa linea sarà condivisa dalla componente di An più attenta alle istanze sociali dell'elettorato?

LA REGIONE IGNORA LA PROPOSTA DI TRANSAZIONE DELLE CLINICHE

Sul versante Villa Pini e sui rapporti con le cliniche private, l'intervista di Chiodi ha suscitato non poche perplessità ed anzi ha rafforzato il dubbio che il Commissario, troppo impegnato a Roma per la sue molteplici attività (ricostruzione compresa), non sia informato nei dettagli e correttamente su quello che succede in Abruzzo. Altrimenti avrebbe evitato di attribuire al curatore fallimentare di Villa Pini polemiche inesistenti.
Raggiunta telefonicamente, il curatore non ha voluto replicare: «non ho mai fatto polemiche, non comincio adesso. Ho solo inoltrato alla Regione richieste dovute al mio ruolo e il presidente Chiodi non l'ho ancora incontrato».
Di nuovo nelle risposte del presidente c'è però che la scadenza dei 90 giorni per il trasferimento dei malati in coma restati a Villa Pini sembra saltato, con buona pace del manager Asl Francesco Zavattaro che parla ancora di piani di trasferimento e che sembra sempre l'ultimo a conoscere le decisioni della Regione.
Molto strana, invece, la risposta sulla mancata transazione tra la Regione e le cliniche private.
Strana perché è netta la posizione espressa dalle parole: «non conosco proposte transattive delle cliniche che si presentano solo per iscritto».
Pdn è in grado di pubblicare, invece, una lettera, inviata il 14 settembre scorso ed acquisita al protocollo regionale due giorni dopo, che è proprio la proposta transattiva che Chiodi (rectius: la sua struttura sanitaria) ignora.
Una lettera molto articolata e piena di spunti sui quali torneremo, ma che qui interessa perché ha un impatto devastante sui conti e sulle risorse che la Regione dovrà impegnare per pagare quanto le cliniche sollecitano.

…E SI SPENDE MOLTO DI PIU'

Se infatti la proposta transattiva, relativa al 2008, ma con aperture significative anche per il 2009, fosse stata accolta, ci sarebbe stato un risparmio netto per le casse regionali.
Per capirci: chiediamo 50, ci accordiamo a 45, risparmio 5 milioni.
Saltata la transazione il conto diventa: chiedevamo 50, non ce li avete dati, gli interessi adesso hanno fatto lievitare il conto a 55.
Risultato di questa “dimenticanza”? Ben 10 milioni in più, che pagano i cittadini. Possibile che nessuno sapesse di questa proposta?
Comprensibile che Chiodi possa non ricordare rispondendo “a braccio” ma i suoi collaboratori?
Dopo il rifiuto delle cliniche di firmare i contratti si stanno susseguendo incontri su incontri per arrivare ad una soluzione concordata che eviti qualche altra brutta figura al Tar e conseguenze finanziarie devastanti per la Regione.
Sembra che la linea dura del sub commissario Giovanna Baraldi si sia ammorbidita e le cliniche sperano di portare a casa qualche risultato.
In pratica quello che hanno sempre chiesto: concordare le clausole dei contratti e farsi pagare il pregresso, cioè l'esatto contrario di quello che finora hanno fatto i collaboratori di Chiodi.
Perché dalle risposte sulle sconfitte al Tar da parte della Regione si fa riferimento a spericolate linee giurisprudenziali (peraltro in Abruzzo sempre sconfessate) secondo le quali altrove le decisioni dei tribunali amministrativi sarebbero diverse da quelle abruzzesi.
Il che potrebbe essere solo un alibi per chi non riesce a convincere i giudici che le illegittimità riscontrate nelle delibere regionali non sono tali perché giustificate da superiori esigenze di bilancio.
Insomma la legge del “fai da te” applicate al diritto commerciale.
E infine una chicca particolare: la Regione non ha risposto alla richiesta di accesso agli atti da parte delle cliniche che volevano conoscere i dati dei budgets di tutti.
Il pretesto è stata la legge sulla privacy, che Chiodi richiama.
Sembra che siano passati anche i 30 giorni previsti dalla legge.
Ipotesi di omissione di atti d'ufficio?
Si vedrà.

Sebastiano Calella 17/04/2010 13.08


LETTERA AIOP REGIONE