Parco Gran Sasso, Pd: «no a Diaconale presidente»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Arturo Diaconale prossimo presidente del Parco Gran Sasso Laga? Così sembra, stando almeno ad alcune indiscrezioni uscite negli ultimi giorni sulla stampa.


Ma la notizia non piace al consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini che sull'argomento aveva già presentato un'interpellanza (dicembre 2009) in Consiglio Regionale ed una risoluzione (in data 31 marzo 2009).
Ruffini adesso ricorda che la risoluzione, votata all'unanimità dal Consiglio regionale impegnava il Presidente e la Giunta regionale ad attivarsi presso il Ministro Prestigiacomo per riattivare gli organi statutari dell'Ente Parco e far si che si procedesse, come stabilito dalla Legge 394/91, a designare un Presidente di riferimento dei territori, condiviso tra le Regioni di Abruzzo, Marche e Lazio.
Secondo il consigliere del Pd la scelta di Diaconale «non risponde ai criteri di competenza tecnico-professionali oltre alla fondamentale appartenenza territoriale», infatti Diaconale è nativo di Montorio al Vomano ma vive a Roma da molti anni.
«Dopo le buone gestioni dei Presidenti Giuseppe Rossi, Walter Mazzitti e del commissario Giandonato Morra», continua Ruffini, «il Parco sta conoscendo un parabola discendente tanto che non se ne parla più come uno dei più importanti in Italia. Era stato considerato dal Ministero dell'Ambiente e da Federparchi il miglior modello gestionale in Italia. Il grande lavoro di promozione dell'immagine del Parco, operato dai precedenti Presidenti, che aveva portato alla ribalta nazionale ed europea il Parco Gran Sassso Laga, rischia di essere vanificato».
Secondo il consigliere, inoltre, «Chiodi non ha rispettato la decisione del Consiglio regionale che unanimamente aveva richiesto la nomina di un presidente espressione del territorio e condiviso dalle comunità», dice Ruffini.
«Abbiamo avuto ragione ancora una volta: Chiodi non è autonomo da Roma che lo tele-guida nelle scelte più importanti».
«Di Arturo Diaconale possiamo dire che è un ottimo giornalista di fama nazionale e non certo un conoscitore di Parchi. Chiodi parla tanto di talenti e meritocrazia. Allora perchè ha scelto un giornalista romano piuttosto che una tra le tante persone preparate sull'ambiente e sui parchi abruzzese?», continua Ruffini.
Intanto dopo le polemiche dei giorni scorsi il presidente della Regione ha firmato il disegno di legge che di fatto, modifica la norma non condivisa, ed eccepita successivamente dal governo, che riguarda la composizione giuridica del segretariato generale della presidenza e l'età pensionabile dei direttori generali.
La «sveltina clientelare», l'hanno ribattezzata dalle fila dell'Idv, era stata inserita, così si dice, all'insaputa di tutti nella finanziaria 2010 e si stabilì così la promozione da dirigente ai fedelissimi del presidente e si è portata a 70 anni l'età per la pensione dei dirigenti regionali.
La proposta sarà esaminata lunedì prossimo dalla gunta regionale.
«Si tratta di commi inseriti con un emendamento alla finanziaria 2010 in consiglio. Una volta passata in giunta - aggiunge Chiodi, la proposta andrà in consiglio regionale per l'approvazione per poter finalmente apporre la parola fine a questa vicenda».

09/04/2010 11.54