Accreditamenti Villa Pini, Tar nega sospensiva e trasferisce causa a L'Aquila

Alessandro Biancardi

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 Accreditamenti Villa Pini, Tar nega sospensiva e trasferisce causa a L'Aquila
IL DOCUMENTO CHIETI. Il Tar respinge la sospensiva chiesta dal curatore fallimentare di Villa Pini sul mancato riaccreditamento della clinica e di fatto il presidente Gianni Chiodi e la Regione vincono il primo round di questo incontro previsto su più riprese.

La motivazione che si legge nell'ordinanza spiega che la sospensiva non viene concessa perché non si ravvisano possibilità di danni di particolare gravità e del tutto irreparabili, visto che comunque sono già due mesi che la clinica è senza accreditamenti.
Ma c'è di più: il Tar si esprime anche sulle eccezioni di competenza territoriale ed infatti decide che tutta la questione dovrà esaminarla il Tar dell'Aquila, visto che si fa riferimento alla delibera 15 del 2010 che opera su tutto il territorio regionale.
La delibera, come noto, è quella con la quale a febbraio il commissario ad acta per la sanità, cioè Gianni Chiodi, ha fissato i limiti e i requisiti per le cliniche interessate alla riabilitazione e provvisoriamente accreditate per l'anno in corso.
In quella delibera fu esclusa Villa Pini in attesa di ulteriori verifiche e provvedimenti conseguenziali.
A caldo non ci sono commenti particolari da parte del curatore, che non nasconde però una certa delusione, ma che dimostra anche la voglia di andare avanti comunque. «D'accordo: abbiamo perso una battaglia, ma non la guerra – ha dichiarato Giuseppina Ivone a PrimaDaNoi.it - leggeremo bene le motivazioni dell'ordinanza e ci riserviamo di adire anche il Consiglio di Stato. Di un fatto sono sicura: farò di tutto perché la clinica riparta definitivamente».
E nemmeno il presidente Chiodi si esprime sulla sentenza.
Affida le sue valutazioni generali ad una dichiarazione che chiarisce il suo progetto complessivo.
«Sul riaccreditamento di Villa Pini», ha spiegato, «ho già detto che siamo favorevoli a revocare la sospensione adottata per Angelini perché con la dichiarazione di fallimento e la nomina del curatore, si è ripristinata la fiducia oggettiva che deve intercorrere tra la Pubblica Amministrazione e i suoi concessionari contraenti nonché l'affidabilità dei servizi per l'utenza. La revoca non sembra possa riguardare le strutture di psico-riabilitazione che sono state oggetto di forte stigmatizzazione per una serie numerosa di gravi carenze ed inadempienze e per eventuali altre strutture che sono oggetto di attente verifiche circa la sussistenza dei requisiti per l'autorizzazione all'esercizio, come peraltro richiesto dai Nas. A seguito di ciò e delle verifiche ed accertamenti in corso, verrà sottoscritto un nuovo contratto per l'anno 2010 fissando i tetti di spesa con gli stessi criteri adottati per le altre strutture sanitarie private, tenendo conto ovviamente dei ricoveri inappropriati già rilevati».

VILLA PINI HA DIRITTO O NO AGLI ACCREDITAMENTI ?

Ricordate “La riffa”, l'episodio di Boccaccio 70, dove Sophia Loren era la bella giostraia messa inconsapevolmente in palio nella lotteria di una fiera paesana?
«Chi vince, chi perde – diceva una giovane e bella Sophia – fate il vostro gioco, chi vince e chi perde».
E' un pò questo il clima che si respira oggi, in clinica e fuori, tra aspettative, delusioni, “te lo avevo detto” e qualche pessimismo di troppo.
Di fatto questa decisione favorevole alla Regione, nei limiti in cui respinge la sospensiva richiesta dal curatore, è una decisione interlocutoria perché rinvia la discussione sul merito della controversia alla sede del Tar all'Aquila.
Pare di capire che i motivi su cui ci sarà battaglia riguardano la configurazione giuridica della società ora gestita da Giuseppina Ivone.
Se cioè si tratta di una continuazione di Villa Pini o se invece è un fatto nuovo.
Nel primo caso, la legge regionale sulla sospensione degli accreditamenti prevede appunto che se l'imprenditore non paga stipendi e contributi assicurativi, gli accreditamenti saltano, come sanno bene gli altri proprietari di cliniche che si stanno svenando per ottemperare al disposto della legge regionale (si parla di uno scoperto di circa 60 milioni, visto che la Regione non paga).
Quindi se la Ivone è Angelini bis, per aspirare agli accreditamenti dovrebbe pagare stipendi e contributi.
Se, invece, si tratta di un soggetto giuridico nuovo, che ha comunque titolo alla prosecuzione dei contratti della società fallita, la clinica potrebbe ottenere gli accreditamenti, avendone i requisiti, ma non autocertificandosi.
Ed in questo senso va vista la concessione da parte del sindaco di Chieti Ricci dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività sanitaria.
A sorpresa infine, l'ordinanza svela che il ricorso presentato era contro il Commissario ad acta, la Regione, la Fondazione Paolo VI onlus di Pescara e contro Villa Serena di Città Sant'Angelo, cliniche interessate agli stessi accreditamenti.
Dunque i dipendenti dovranno armarsi di pazienza supplementare per aspettare decisioni definitive anche ieri qualcosa si è mosso per alcuni: ieri è arrivata la notizia che 110 dipendenti sono stati pagati con i decreti ingiuntivi del Tribunale di Campobasso per un importo complessivo di circa 1 milione di euro.
A livello politico invece – con le elezioni che ormai stanno passando – si pone un altro problema: se alla fine Chiodi ha ragione (“chi vince e chi perde”, diceva La Riffa) si tratta di trasformare la decisione del Tar in atti politici concreti per gestire il destino dei dipendenti della clinica fallita, oltre che degli altri. Altrimenti sarebbe una vittoria di Pirro, il generale che battè i Romani, ma perse quasi tutti i suoi soldati e quindi la guerra.

Sebastiano Calella 25/03/2010 20.50