Sanità nel caos. Pierangeli:«Le accuse di Chiodi? Tutte da documentare»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Ricoveri gonfiati? Inappropriatezza? Il presidente Chiodi dovrebbe documentare le sue accuse alle cliniche private. Altrimenti non si fa chiarezza».
E' gelido il giudizio di Luigi Pierangeli sulle dichiarazioni del presidente che ieri ha addossato ai privati la responsabilità dei debiti in sanità ed ha negato che la Regione abbia proposto contratti capestro alle cliniche, invitandole a sottoscriverli pena la sospensione degli accreditamenti.
Il fatto è che certi comunicati, nati per chiarire scelte politiche condivisibili (le regole nella spesa sanitaria e la lotta agli sprechi e/o agli abusi) diventano di fatto «toppe peggiori del buco»: infatti, invece di chiarire, lanciano accuse che complicano il quadro già complesso della sanità abruzzese.
E così ha buon gioco anche Carlo Costantini, Idv, che accusa la Giunta regionale di centrodestra di intrecci tra politica ed affari in sanità e di «aver creato in Abruzzo un vuoto gigantesco in termini di politica sanitaria, di programmazione, di ristrutturazione del sistema. La Giunta Chiodi non si riconosce negli atti di programmazione del centrosinistra, ma non avendoli sostituiti con altri, vive alla giornata in una condizione di assoluta “anarchia”, senza una visione d'insieme e senza un piano strategico, come dimostrano le continue sconfitte al Tar. Ed è incredibile che la risposta della Regione possa essere un tentativo di sensibilizzazione dei Giudici amministrativi da parte di Chiodi, piuttosto che il rispetto delle leggi che da anni vengono violate. E' questa totale mancanza di regole e di principi che azzera la trasparenza come valore e che apre spazi significativi anche agli appetiti piu' “estemporanei” o alle operazioni piu' “funamboliche”: i vuoti prima o poi trovano sempre qualcuno interessato a colmarli».

LE TAPPE DEL CAOS NELLA SANITÀ ABRUZZESE

In effetti, al di là dei processi di Sanitopoli, il dato di fatto attuale più allarmante per le decisioni della Regione in sanità, è l'annullamento da parte del Tar di tutte le norme approvate (sembra che anche il Consiglio di Stato abbia respinto l'appello), in un momento in cui l'emergenza “troppi ricoveri” e le spese eccessive sono sotto gli occhi di tutti e non solo del Piano di rientro dai debiti.
La storia del caos nella sanità regionale risale a molti anni fa.
Poi l'Aiop, guidata dallo stesso Pierangeli, ha denunciato nel 2006 questa situazione allarmante, attribuendola in parte all'uso distorto degli accreditamenti.
La risposta della Giunta Del Turco furono la legge 20, per la riduzione dei ricoveri, e la legge 6, per il taglio dei posti letto.
Però la legge 20 non fu applicata subito e addirittura ci furono polemiche sul testo pubblicato, che sarebbe stato diverso da quello discusso.
Per la legge 6 invece scoppiò il caso del verbale di accordo con le Cliniche scomparso per mesi e che provocò noie giudiziarie all'ex direttore dell'agenzia sanitaria Di Stanislao.
Se si aggiunge che poi anche le proposte del commissario Gino Redigolo sono state annullate, il quadro diventa sempre più incomprensibile.
Anche perché il 14 settembre scorso le cliniche Aiop inviarono alla Regione una proposta di transazione per la chiusura del contenzioso che comunque aveva registrato una vittoria dei privati al Tar.
In quell'occasione sembra che, pur di “chiudere”, le cliniche fossero orientate ad accettare le cifre proposte dall'assessore Lanfranco Venturoni e che erano compatibili con il Piano di rientro.
Ma la transazione non ci fu (e sembra nemmeno la risposta da parte della Regione) né allora né nel 2009 e i pagamenti arretrati alle Cliniche per decine di milioni producono oggi solo interessi passivi.

SCONTRO SUI CONTRATTI DA SOTTOSCRIVERE SENZA CONFRONTO

In questo quadro di incertezza, lo scorso Natale, e precisamente il 22 dicembre, c'è stata finalmente una convocazione in Regione per concordare le procedure di assegnazione del budget 2010, proprio quelle indicate da Chiodi nel suo comunicato e cioè stilare una previsione in base ai comportamenti passati delle cliniche interessate. Siglata una pre-intesa, l'appuntamento finale fu spostato di 8 giorni per dare la possibilità di verificare i dati e le eventuali controproposte.
La riunione slittò al 18 gennaio, ma nemmeno in quell'occasione la Regione espose i dati in dettaglio ed il tutto fu spostato ancora al 28 gennaio.
«Noi partecipammo per cortesia istituzionale – ricorda Luigi Pierangeli – perché oltre al sub commissario Giovanna Baraldi, c'era il presidente Chiodi. Ci furono consegnati tetti di spesa incredibili, insomma non tornavano i conti. Alle nostre proteste, il giorno dopo la Baraldi ci dette una paginetta con altri numeri, praticamente nulla, e con errori materiali ed altre stranezze: ad esempio era inserita la Sanatrix dell'Aquila, che è in zona rossa per il terremoto, e c'era la Santa Maria che aveva sulla carta più budget pur con gli accreditamenti sospesi».
Insomma un pò di confusione?
«Noi abbiamo insistito, anche perché quei dati erano importanti per i contratti che dovevamo sottoscrivere – conclude Pierangeli – ma in quell'occasione la Baraldi si impuntò: non vi darò altri dati, disse, e voi non farete nessuna controproposta. Se accettate questi contratti bene, altrimenti niente accreditamenti. Così io ricordo lo scontro che ci fu e l'indignazione dell'Aiop. Ma ci dovrebbe essere traccia di questa posizione nei verbali».
Quindi da una parte il presidente della Regione che offre un quadro rassicurante dell'operato della Giunta, dall'altra alcune incertezze - chiamiamole così – negli atti deliberativi e nei provvedimenti.
Una sorta di “stop and go” nel settore della sanità, verificabile in tante vicende della cronaca: da Villa Pini agli annunci di un Piano sanitario sempre rinviato, agli interventi sulla rete ospedaliera (leggi tagli ai piccoli ospedali) un po' difficili da far passare prima delle elezioni, ai rapporti con le cliniche private che mal digeriscono il dirigismo decisionistico del sub commissario alla sanità Giovanna Baraldi, giudicato sempre più un corpo estraneo nelle vicende abruzzesi.

Sebastiano Calella 25/03/2010 9.50

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