Centro Oli, Febbo: «per 3 anni scongiurato il pericolo».

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Era maggio del 2009 quando l'Eni assicurò che il progetto del Centro Oli di Ortona non era più un obiettivo della società petrolifera.
Dopo mesi di battaglie, rivolte della popolazione, pagine e pagine di giornale scritte sull'argomento la compagnia aveva messo definitivamente un punto fermo. Certo a parole perché pare che non ci siano documenti che in qualche modo avvalorino le dichiarazioni dell'Eni.
La concessione edilizia, infatti, è sempre nel cassetto della compagnia petrolifera la quale però pare stia rescindendo contemporaneamente anche molti contratti già stipulati con ditte che avrebbero dovuto costruire la mini raffineria. Alcuni proprietari di terre che erano già state oggetto di contratti preliminari di vendita avrebbero già incamerato le caparre ma non si procederà alla stipula del definitivo.
A confermare il calo di interessi fu proprio l'amministratore delegato Paolo Scaroni lo scorso maggio che spiegò che il progetto era sfumato ma l'azienda aveva comunque deciso di puntare sull'Abruzzo investendo nel Centro di ricerca de L'Aquila.
Oggi comunque dalla Regione si dicono soddisfatti perchè per i prossimi tre anni l'Eni non potrà ripensarci.
E anche se lo facesse (è plausibile questa ipotesi dopo i proclami dei mesi scorsi?) troverebbe le porte chiuse.
Un bell'annuncio soprattutto in campagna elettorale.
Ad ogni modo la Giunta Regionale si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale per l'opposizione al ricorso proposto dal Governo avverso la Legge regionale 18 dicembre 2009 n. 32 contenente Provvedimenti a tutela della Costa Teatina, Legge Regionale che come è noto blocca la realizzazione di centri estrattivi in zona di particolare interesse ambientale, turistico, enogastronomico, agricolo, nella fattispecie del Centro Oli di Ortona.
Con il ricorso, che tende al riconoscimento della legittimità costituzionale della Legge Regionale, viene di fatto bloccata ogni attività e dunque anche la realizzazione del Centro Oli di Ortona.
Grazie alla costituzione in giudizio, eventuali iniziative da parte dell'Eni resteranno bloccate almeno per i prossimi 30-36 mesi e nel frattempo Giunta regionale e Governo nazionale continueranno a lavorare per elaborare una modifica del testo della legge impugnata, capace di contemperare l'interesse dello Stato a perseguire gli obiettivi e le linee della politica energetica nazionale con l'interesse della Regione Abruzzo a preservare determinate aree del proprio territorio, specie quelle di particolare pregio agricolo come il comprensorio Ortonese.
«In quel territorio, dove c'è un'agricoltura di altissima qualità, - afferma l'assessore regionale all'Agricoltura, Mauro Febbo, - la costruzione del Centro Oli rappresenterebbe un colpo mortale alla produzione e all'intera economia. Ma anche continuare a parlare di un impianto che non si farà produce danni altrettanto gravi. Spero, dunque, - conclude l'assessore - che l'iniziativa della Giunta Regionale metta la parola fine su questa vicenda e che chi non vuol sentire e non vuol vedere si renda finalmente conto che stiamo operando per la tutela dell'ambiente, del comparto agroalimentare e dell'economia. Ringrazio il presidente della Regione per la particolare attenzione che ha mostrato verso il problema dimostrando, anche in questa circostanza, di mantenere gli impegni assunti con i cittadini».

D'ALESSANDRO: «CHE SCOPERTA»

«L'assessore al ritardo Febbo annuncia che la Giunta Chiodi mantiene gli impegni. Cioè? Costituirsi in difesa della legge impugnata, tra l'altro, dal Governo Berlusconi . Questa sarebbe la notizia ?E ci mancherebbe altro, cosa volevano fare...», commenta il capogruppo del Pd al consiglio regionale, Camillo D'Alessandro.
«La nuova impugnativa del governo – continua l'esponente del Pd – riguarda la Legge Regionale n.32 del 2009, a firma di Chiodi, con la quale questa incapace maggioranza ha abrogato non solo le parti della mia legge contestate dal governo, ma anche norme non impugnate, come la Valutazione di Impatto Ambientale lasciando così scoperto l'Abruzzo da un pericoloso vuoto legislativo. Ricordo – conclude D'Alessandro – che Febbo e Chiodi hanno anche depositato un'altra legge, mai ritirata e ferma in commissione, che introduce la disciplina delle royalties da parte delle imprese petrolifere. Come dire visto che in Abruzzo è consentito estrarre meglio farci pagare bene. La verità è che Febbo e Chiodi riducono il problema del petrolio al centro oli, ma su quanto scritto dal governo Berlusconi nel piano di sviluppo economico nazionale cosa dicono?»

24/03/2010 15.11