Corsi per buttafuori, la Regione appalta la sicurezza

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La Regione Abruzzo delibera l'8 marzo scorso il “percorso di formazione per addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento”, ma qualche scuola già a febbraio faceva pubblicità per gli stessi corsi.



ABRUZZO. La Regione Abruzzo delibera l'8 marzo scorso il “percorso di formazione per addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento”, ma qualche scuola già a febbraio faceva pubblicità per gli stessi corsi.


Preveggenza del privato o ritardo della Regione?
E' più facile pensare ad una certa superficialità di chi ha pensato questa delibera, che partirà operativamente tra un paio di mesi.
Infatti arrivano segnalazioni da parte di Polizia e Carabinieri sul fatto che il Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza dovrebbe essere spiegato e insegnato ai futuri buttafuori da ufficiali di polizia o da qualche magistrato, mentre nulla si dice a questo proposito nella delibera.
L'intero percorso formativo ha una durata di 90 ore, di cui 14 per l'area giuridica, più 8 per le notizie sulle forze di polizia, più altre 12 per le norme penali del servizio.
A queste si aggiungono 12 ore di normativa per la sicurezza del lavoro, 20 per la prevenzione incendi e pronto soccorso, 14 per le tecniche di comunicazione e 10 per l'area psicologica-sociale.
Tutte belle parole, che rischiano però di rimanere sulla carta se i corsi professionali saranno organizzati come quelli di altro genere, svolti da enti accreditati si dalla Regione, ma senza particolari competenze specifiche, come in questo caso.
Perché la Regione si è preoccupata di allestire questo percorso formativo, ma non si è dotata di strumenti specifici di controllo sui docenti.
Senza dire che i privati, che già operavano sul territorio, si erano già affrettati a predisporre iscrizioni ai corsi che poi la Regione di fatto ha istituito.
Tra l'altro, sembra pure che partecipare a queste lezioni costi anche la bella cifra di 600 euro, mentre in origine i costi dovevano essere sopportati dall'ente attuatore, cioè la Regione stessa.
In pratica la sicurezza è stata appaltata ai privati, con costi aggiuntivi per i cittadini interessati, visto che i corsi potevano essere svolti con efficacia sicuramente più testata se gli insegnanti fossero stati ufficiali di Polizia e Carabinieri, gli stessi peraltro che intervengono veramente per assicurare l'ordine pubblico.
Ed un corso interforze alla Regione non sarebbe costato nemmeno un euro.
Sorprende questa indifferenza ai problemi reali da parte della politica regionale che pure a parole parla e sparla di sicurezza.
Come se chiamare ora “operatori della sicurezza”, quelli che prima erano semplicemente “i buttafuori” significa fare qualcosa di concreto sul problema sicurezza.
E intanto si contano le vittime delle aggressioni: le ronde non ci sono, anche se erano state annunciate con grande baccano pubblicitario, ed i buttafuori avranno un attestato di frequenza di un corso professionale soltanto. Meglio di niente, certo. Ma anche un'occasione persa per fare le cose seriamente.

s. c. 24/03/2010 10.47