Trattamento anzianità, dirigenti la reclamano ma la Regione non ha i soldi

Alessandro Biancardi

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Trattamento anzianità, dirigenti la reclamano ma la Regione non ha i soldi
ABRUZZO. Trattamento di anzianità per i dipendenti regionali: a quanto pare i soldi stanziati non basteranno per tutti e bisognerà scegliere chi 'premiare'. Ma in che modo?

La Direzione Risorse Umane della Regione Abruzzo è molto indaffarata in queste settimane.
Continuano ad arrivare, infatti, da parte dei dirigenti regionali e del personale del Comparto in servizio presso gli uffici della Giunta, richieste di applicazione del trattamento economico di anzianità.
Non un capriccio ma soldi dovuti, come stabilito dalla legge regionale 118 del 1998, poi in parte modificata nel 2008.
Un vero lavoraccio per gli uffici, visto il consistente numero delle istanze quasi impossibili da controllare tutte anche a fronte degli innumerevoli adempimenti d'ufficio da assicurare con l'organico in servizio, come noto carente.
Ma qualcosa bisognerà pur fare anche perchè i sindacati premono e il rischio di un ricorso al giudice del Lavoro è dietro l'angolo.
La legge regionale, d'altro canto, è chiara e prevede il riconoscimento agli effetti economici della anzianità di servizio prestato presso lo Stato, Enti Pubblici, Enti Locali e Regioni, nei confronti del personale inquadrato nel ruolo regionale a seguito di pubblici concorsi.
Quando, però, qualche anno fa l'amministrazione si è resa conto dell'importo che occorreva per dare seguito a tale legge regionale, si è pensato di restringere il suo campo di applicazione prevedendo il riconoscimento di tali benefici solo per quei dipendenti inquadrati in ruolo alla data del 1989.
E' stata così stanziata la somma di 400.000 euro solo per il 2008.
Ma quella cifra è ancora troppo elevata e non basta per tutti.
Adesso pare che l'amministrazione voglia applicare la legge regionale solo per alcuni, soprattutto dirigenti, rimandando successivamente l' applicazione agli altri, scatenando quindi l'ira degli esclusi che vogliono comunque vedersi riconosciuto un diritto sancito dalla legge.
Tensione a palazzo, quindi, e i sindacati protestano minacciando anche azioni legali.
La Uil, ad esempio, lo scorso 25 febbraio ha inviato una lettera al direttore della direzione Risorse Umane e all'assessore al Personale, Federica Carpineta in cui si chiede di applicare le indennità, così come previsto.
Ma qualche giorno dopo il dirigente del servizio, Alfredo Moroni, ha scoperto le carte e annunciato che ci sono problemi. E non pochi.
Primo tra tutti l'ingente quantità di richieste da evadere e secondo, e non meno importante, le somme insufficienti.
Così Moroni ha spiegato che dopo un primo controllo delle richieste «verranno date comunicazioni circa i possibili destinatari delle citate disposizioni, cui seguirà la predisposizione degli atti conseguenti»
Insomma pare che dalla Regione vogliano accontentare tutti, ma non subito, anche per non generare contenziosi al giudice del lavoro, in quanto c'è stato un precedente di una dirigente che impugnando la mancata applicazione della legge regionale ha ottenuto negli anni passati la liquidazione del danno.
Che la cifra da versare fosse ingente era apparso evidente fin dal 2008: di fronte a tale situazione, però, l'amministrazione di centrosinistra invece di fare la modifica della legge originale per diminuire la platea degli interessati, avrebbe potuto semplicemente abrogarla così cessava ogni diritto in merito e, quindi, ogni possibilità di contenzioso.
Invece l'amministrazione precedente l'ha semplicemente modificata e quella attuale la sta applicando invece di abrogarla.
E il ministro Renato Brunetta, se sapesse quanto sta accadendo, cosa direbbe?
Brunetta, da sempre va dicendo che gli aumenti di salario accessorio possono essere concessi solo di fronte ad acclarati miglioramenti in termini di efficienza, efficacia e produttività.
In Abruzzo invece si prevedono aumenti e anche consistenti, sempre leggendo la lettera del dirigente del personale, senza dover dimostrare niente, se non l'anzianità.
Aumenti che andranno anche ad eventuali “fannulloni” ad assenteisti o semplicemente a dipendenti dalla scarsa produttività.
Possibile che la legge regionale sia in contrasto con quella varata dal ministro Brunetta?
Eppure già il Decreto legislativo 165/2001 diceva chiaramente che aumenti del salario accessorio possono essere determinati solo da contratto.
Ma ora bisognerà saldare il conto. Senza sconti.

a.l. 24/03/2010 9.08

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