Chiodi, ancora nessuna risposta su conflitti di interesse. L’Idv insiste

Alessandro Biancardi

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Chiodi, ancora nessuna risposta su conflitti di interesse. L’Idv insiste
ABRUZZO. Domandare è lecito rispondere è cortesia. Ma quando si riveste una carica pubblica magari rispondere è un dovere.
Appena troverà il tempo di sicuro lo farà il presidente della Regione Gianni Chiodi, nonché commissario per la ricostruzione, nonché commissario della sanità.

Al momento è impegnato in altre conversazioni e progetti.
Ieri, infatti, ha varato in una solenne cerimonia le linee guida per la ricostruzione del centro storico de L'Aquila.
Nella sala hanno fatto sparire tutti gli orologi ed i calendari così nessuno si è accorto che manca poco al primo anniversario del sisma, cioè sono passati più di undici mesi solo per «varare le linee guida della ricostruzione». Nessuno ha ancora spiegato il perché di tutto questo ritardo.
Magari sono gli strani effetti delle carriole: anche loro protestano, mettendo in crisi persino la perfetta macchina informativa di governo.
Restano dunque domande e dubbi irrisolti sulla ricostruzione. Intanto il sistema gelatinoso che dal Lazio si è propagato come un insidioso “blob” fino in Toscana è rimbalzato in Abruzzo dove ha trovato il paese della cuccagna, dove si vince facile.
Prima il terremoto, l'emergenza delle prime ore, poi l'emergenza casa, poi l'emergenza sistemazioni, poi il G8, l'emergenza G8, dopo 11 mesi l'emergenza ricostruzione e l'emergenza macerie.
Nel frattempo appalti su appalti per circa 500 milioni di euro anche se il totale stimato negli anni pare arrivi a 7 miliardi di euro.
Chiodi tuttavia non si sente scalfito dalle inchieste sulla Protezione civile che hanno chiarito un sistema illecito di affidamento degli appalti di cui né Chiodi, né tutti glia altri amministratori abruzzesi si sono mai accorti.
Nemmeno l'hanno subodorato.
Avessero letto i giornali avrebbero scoperto che tutto il mondo (normale) dalle ore 10 del 6 aprile 2009 lanciavano allarmi per le infiltrazioni malavitose sulla ricostruzione post sisma, come del resto è capitato sempre in Italia. Ma i nostri amministratori no, non si sono accorti, anzi lo stesso Chiodi era sicuro che la stampa lanciava allarmi infondati. Errori di valutazione?
Così in Abruzzo i nostri amministratori hanno tranquillizzato sempre. Notizie frammentarie comunque parlano chiaramente di appalti aggiustati e affidati agli amici e pure di mafia vera e propria. Come la mettiamo?
Così è già storia dimenticata l'appalto alla ditta del senatore Piccone e coordinatore regionale del partito del presidente del Consiglio (pare 900 milioni di euro), si è saputo dopo mesi di insistenza che tra i nomi delle ditte che hanno ricevuto subappalti c'è anche la ditta di Domenico Cifoni
di Teramo che ha fornito televisori ed elettrodomestici per il G8, amico di vecchia data di Chiodi e del senatore Tancredi, e la Las Mobili dove secondo la dichiarazione
scritta dello stesso Chiodi sarebbe sindaco effettivo
. Insomma un certo conflitto, magari che conta poco pare ci sia, ma in questo caso è il silenzio a pesare di più.
Alberto Di Croce dell'Idv di Teramo da qualche settimana pone alcune domande per sapere se Chodi si sia mai interessato in prima persona degli appalti, se ci abbia messo una buona parola visto che poi gli amici di Verdini –il quale ammette spintarelle in Abruzzo- qualche appalto lo hanno avuto.
«Qui da noi, Chiodi vuol apparire per quello che non è», attacca nuovamente Di Croce, «un politico estraneo al sistema gelatinoso, su cui i magistrati di Firenze hanno fatto scattare le manette. Ma allora, se così è, perché non risponde alle domande che gli poniamo, perché non parla dei suoi rapporti di lavoro e delle ditte denunciate su “L'Espresso”? Perché non spiega come il suo collega di studio è diventato presidente del collegio dei revisori dell'Enit? Perché il suo vice-commissario alla Sanità, Angela Baraldi, è l'espressione degli interessi della sanità privata in Italia? Perché in Consiglio regionale, appositamente convocato, la sua maggioranza rifiuta il confronto sulla ricostruzione delle case popolari a L'Aquila? Perché non rende pubblico e trasparente il lavoro di ricostruzione con l'istituzione di un Osservatorio sulle opere che sia indipendente dalla politica?».
Domande su domande che aumentano il rumore di sottofondo della ricostruzione e di questo delicatissimo momento storico dove le regole esistono solo per essere aggirate.
Eppure anche sul fronte della normale gestione Chiodi non gode di ottima fama dalle parti dell'Idv. Per esempio per un provvedimento che è stato approvato in tutta fretta alle 5 della mattina da un consiglio regionale assonnato e che aprirebbe le porte ad un numero potenzialmente infinito di collaboratori o comunque ad un abbassamento dei precedenti limiti (di decenza).
Così rieccoci con altre domande.
«E' vero che Lei, Presidente», riprende Di Croce, «in barba a qualsiasi norma statale ma soprattutto in spregio ad ogni criterio di trasparenza, può assumere chi vuole e quando vuole, avendo eliminato ogni limite numerico alla dotazione organica della sua segreteria di Presidente della Regione Abruzzo? E' vero che può assumere “intuitu personae” tutti i dirigenti che vuole avendo di fatto abrogato, per il personale della sua Segreteria, il limite del 10% previsto dalla legge regionale? E' vero che ciò è oggi possibile a causa di un emendamento proposto e votato dalla sua maggioranza, seguendo una procedura per nulla trasparente, alle cinque del mattino? Tant'è che il suo stesso Capogruppo, facendo comprendere da chi provenisse il famigerato emendamento, ha dichiarato “cui prodest” ... facendo intendere che conviene soltanto a Lei e alla sua segreteria? Se tutto ciò dovesse essere vero - e abbiamo qualche buon motivo per ritenerlo - altro che Quarta (Lamberto) e prima Repubblica!».
Domande solo domande.
Senza risposta.

10/03/2010 17.27