Abruzzo. L’emergenza rifiuti sale, gli amministratori dialogano

Alessandro Biancardi

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Abruzzo. L’emergenza rifiuti sale, gli amministratori dialogano
TERAMO. Ancora un incontro per fare il punto dell’emergenza dopo l’impossibilità di continuare ad utilizzare la discarica La Torre franata. I tempi stringono, i costi aumentano, le soluzioni non saltano fuori. Ancora una volta si sente la mancanza di una seria programmazione in materia.   GLI ERRORI "DI ALTRI"  -  DISASTRO ANNUNCIATO
Una riunione infuocata. Un incontro che ha posto le basi di una concertazione tra le amministrazioni.
Ma anche discussioni accese che portano il sindaco di Atri, Paolo Basilico, ad alzarsi dalla sedia, gridare, aizzare gli animi dei suoi collaboratori e sbattere la porta.
Il tema dei rifiuti e delle discariche è caldo quanto preoccupante. Sempre attualissimo perché mai finora si è presi la briga di avviare una seria pianificazione e programmazione della materia.
E ieri pomeriggio durante la riunione in Regione lo hanno ammesso tutti, senza mezzi termini.
Lo scopo dell'incontro era fronteggiare l'emergenza rifiuti che ora sta toccando livelli alti soprattutto nel teramano ma che sembra destinata a dilagare con il classico effetto domino in tutta la regione.
Tanti i rappresentanti dei comuni: i sindaci di Atri, Cellino Attanasio, Notaresco, Sant'Omero, Teramo, Tortoreto.
Tutti pronti ad ascoltare, ma anche ad intervenire per esprimere la preoccupazione per una situazione che non si riesce più a contenere.
«Il nostro obiettivo è di arrivare in tempi brevi a una soluzione dei gravi problemi che investono gli impianti di rifiuti in questa parte del territorio», ha spiegato l'assessore regionale all'ambiente Franco Caramanico, «per questo abbiamo voluto coinvolgere tutti i soggetti interessati, certi che solo così si potrà trovare un accordo in grado di porre fine all'emergenza che si è venuta a creare dopo il crollo della discarica in località La Torre».
Gli accordi dopo un primo incontro latitano. Le soluzioni stentano per le solite posizioni che si irrigidiscono dietro i colori degli schieramenti polici.
Sembra rompere le righe ed i protocolli rigidi della politica il sindaco di Teramo, Gianni Chiodi, che ammette «siamo in emergenza e ce lo aspettavamo», con una onestà disarmante, una onestà che non ti aspetti. Perché Chiodi sa che è inutile quanto scorretto nascondersi dietro un dito, soprattutto se la verità è sotto gli occhi di tutti.
All' affollata riunione assiste alla prima mezz'ora di discussione in silenzio. Prende freneticamente appunti. E' seduto tra le ultime file, lontano anni luce dall'immaginario di un sindaco presenzialista.
Il suo intervento è quello più atteso perché c'è in ballo la sorte della discarica La Torre, franata, al momento sotto sequestro e dal futuro incerto.
«Ora siamo in emergenza», ammette il primo cittadino di Teramo. «Dal giorno del disastro della discarica i nostri rifiuti sono stati ospitati in giro per le province vicine e da lunedì siamo a Casoni. Questa operazione è costosa. Attualmente stiamo spendendo 165 euro a tonnellata. Questo vuol dire scaricare sui cittadini somme enormi». Più trasparente di così non si può.
«Ci siamo stufati», continua Chiodi, «di assistere a programmazioni che prevedono scenari che confliggono con la realtà e che vengono ipotizzati da enti che poi non hanno il potere di metterli in atto». L'impressione è chiara: basta chiacchiere e litigate di partito, adesso bisogna seriamente trovare una soluzione.
«Sapevamo che presto avremmo dovuto fronteggiare una emergenza rifiuti», ammette Chiodi, «ma non ci aspettavamo fosse così impetuosa. Adesso vogliamo capire quale sarà il futuro della discarica La Torre, che possibilità ci sono per un suo ampliamento e, dove questo non fosse possibile, cosa dobbiamo aspettarci. La Regione affronti l'emergenza con coraggio», insiste il sindaco. «Aiutiamoci anche se apparteniamo a fazioni politiche contrastanti».
Chiodi alza così la sua bandiera bianca in attesa che anche la controparte faccia lo stesso.

«TROPPE DISCARICHE»
Ironia della sorte: in Abruzzo ci sarebbero troppe discariche e nonostante questa “abbondanza” non si sa dove portare i rifiuti. Sono tante, è innegabile, ma una grande percentuale di queste è fuori uso.
Dal quadro generale, è emerso che delle 45 discariche presenti in Abruzzo, in provincia di Teramo (con l'80% dei rifiuti urbani conferito in altre province) ce ne sono tre sotto sequestro da parte dell'autorità giudiziaria (S. Lucia di Atri, La Torre di Teramo e la Salino di Tortoreto per le quali, peraltro, sono stati progettati ampliamenti).
Altre due, "Ficcadenti" di S.Omero e "Conti" di Cellino Attanasio sono chiuse.
Solo due, Grasciano di Notaresco e Colle Coccu di Castellalto, sono attualmente in esercizio mentre, in relazione alle piattaforme pubbliche per la raccolta differenziata, solo quella di Notaresco, gestita dal consorzio Cirsu, è funzionante
«Solo nella provincia di Teramo», interviene l'assessore provinciale all'ambiente di Teramo Antonio Assogna, «abbiamo 9 discariche, in un territorio di non ancora 300 mila abitanti».
Una situazione che non può andare avanti così, perché troppo «spezzettata» e «dai molti lati oscuri». Uno tra tutti quello dei costi, e dell'enorme disparità di prezzo per la gestione dei rifiuti.
«Per uscire da questo disastro possiamo solo rivoluzionare il sistema, abbattere i costi riducendo il conferimento in discarica e avviare iniziative per la raccolta differenziata, nei grandi comuni come Teramo o nei 7 comuni della costa».
Quello che è certo è che «non possiamo riaprire sette discariche».

L'IRA DEL SINDACO DI ATRI
Il progetto di Assogna suona come una condanna per la discarica di Atri, attualmente sotto sequestro. Pochi istanti prima il sindaco del comune teramano Paolo Basilico aveva chiesto collaborazione alla Provincia e alla Regione affinchè intervenissero attivamente per far riaprire «in breve tempo» la discarica del territorio.
Ma le dichiarazioni di Assogna prospettano tutt'altro futuro. «Dal giorno del sequestro della nostra discarica (lo scorso 10 gennaio) ad oggi abbiamo notato una scarsa attenzione al problema», tuona Basilico, «e siamo diventati quasi il capro espiatorio per quello che è avvenuto in provincia di Teramo. Non dimentichiamo che nel 1995», ricorda il sindaco, «ci fu un'ordinanza che portò i rifiuti di Pescara e di 25 altri comuni nella nostra discarica. Anche quello ha generato la saturazione del nostro sito».
«Chiediamo assistenza», aggiunge l'assessore all'ecologia di Atri Luigi D'Amario. «Non abbiamo mai avuto aiuti da nessuno. La nostra discarica è stata sequestrata per problemi legati alla “ordinaria manutenzione”, che non siamo realmente in grado di fronteggiare da soli senza l'aiuto economico della Regione o della Provincia».

«I PALADINI DELLA NATURA»
Sia Chiodi che Basilico chiedono ai cittadini più collaborazione e non vedono di buon grado i comitati spontanei che sorgono per difendere il territorio.
«Nel mio comune sono diventati tutti paladini della natura», dichiara Basilico. «La nostra discarica è finita sotto sequestro per una petizione popolare. Chiediamo alla Regione e alla Provincia di intervenire per affrettare i tempi del dissequestro così che possiamo tornare a lavorare per la messa in sicurezza del sito». Se le discariche pubbliche chiudono, quelle private, secondo Basilico, «diventano “il pozzo di San Patrizio”. Siamo in emergenza e tutto questo cadrà sulle spalle dei cittadini che vedranno le tasse aumentate del 120%»
Per Chiodi sarebbe l'ora che i comitati cittadini si facessero da parte. «Non possiamo ascoltare la volontà di 10 persone, perché in ballo c'è la situazione più generale di tutta la cittadinanza».
Il sindaco non nasconde poi l'ostruzionismo che, a suo parere, «farebbero alcuni comitati spontanei che inevitabilmente si trascinano dietro una serie di polemiche, prese al volo dai nostri avversari politici».

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
Se la raccolta differenziata rappresenta per l'assessore Assogna la prospettiva migliore per fronteggiare l'emergenza rifiuti non la pensano così i sindaci presenti, che quotidianamente si trovano in tasca sempre meno soldi da poter investire.
«Per la raccolta differenziata abbiamo bisogno di fondi», interviene Chiodi. «A Teramo la raccolta differenziata è ancora indietro, raggiunge appena l'8%. Per aumentarla abbiamo bisogno di aiuti economici non possiamo agire da soli. E' vero, potrebbe essere la soluzione giusta, ma non quella più rapida»

«ABBIAMO POCHI SOLDI»
«La situazione è particolarmente delicata» conferma l'assessore Caramanico, «anche alla luce della recente frana nella discarica di Teramo che ha fatto scattare l'emergenza. Le risorse a nostra disposizione non sono sufficienti per fronteggiare e risolvere il problema, ma posso garantire che quelle a nostra disposizione verranno utilizzate al meglio».
Nel frattempo, con l'Arta è stata siglata una convenzione per l'effettuazione di rilievi plano-altimetrici delle discariche ma si sono anche creati i presupposti per avviare un servizio di monitoraggio continuo delle discariche e per supportare i gestori nei piani di adeguamento.
In relazione alle richieste di aumento delle tariffe da parte di numerosi sindaci a seguito di nuovi conferimenti di rifiuti, Caramanico ha dichiarato che «eventuali aumenti saranno valutati solo sulla base di costi documentati e quindi effettivi. Inoltre abbiamo accelerato l'esame della Via, la valutazione di impatto ambientale, che definisce il percorso degli ampliamenti delle discariche di Teramo, Atri e Tortoreto».

Alessandra Lotti 08/03/2006 10.30