In carcere Piscicelli, l'imprenditore sciacallo che rideva dopo il terremoto

Alessandro Biancardi

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ROMA. Francesco De Vito Piscicelli è finito in manette ieri sera nell'ambito dell'inchiesta della procura di Firenze sui grandi appalti.




ROMA. Francesco De Vito Piscicelli è finito in manette ieri sera nell'ambito dell'inchiesta della procura di Firenze sui grandi appalti.


L'imprenditore che secondo gli atti dell'inchiesta, sarebbe l'anello di collegamento tra la Ferratella e la Btp, era già salito agli onori della cronaca nelle settimane scorse perchè intercettato
al telefono mentre rideva con il cognato la notte del terremoto.
I due, infatti, pregustavano già gli appalti che sarebbero scaturiti per la ricostruzione della città martoriata.
Insieme a Piscicelli è stato arrestato, sempre nell'ambito dell'inchiesta della procura toscana, anche l'avvocato romano Guido Cerruti, dello studio legale che curava gli affari della scuola dei Marescialli e dei Nuovi Uffizi grazie ai suoi rapporti con il Ministero.
Per Cerruti sono stati disposti i domiciliari e il suo arresto sarebbe legato alla vicenda dell'appalto per la scuola marescialli dei carabinieri, a Firenze. Nell'ordinanza, l'ipotesi di reato contestata sarebbe corruzione.

ESCAVATORI DOPO IL 6 APRILE

Piscicelli in alcune conversazioni con il cognato Gagliardi svelò anche di essersi subito messo al lavoro per la ricostruzione aquilana e che gli erano stati richiesti escavatori e ruspe da mandare in Abruzzo.
(Leggi le intercettazioni) .
Nelle scorse settimane l'imprenditore Piscicelli, attraverso il suo avvocato Marcello Melandri, ha inviato anche una lettera al sindaco de L'Aquila e a tutti gli abruzzesi per chiedere scusa delle frasi e delle risate pronunciate dopo il sisma.
«Scrivo perche' sono un padre», si leggeva nella lettera, «scrivo perche' sono un marito, scrivo perche' sono un uomo! Non posso nemmeno pensare che l'ipotesi di un mio coinvolgimento in questa vicenda possa avere offeso persone che, come me, hanno sofferto e soffrono per i loro cari, per i loro luoghi, per la loro storia. Anche se sono innocente mi scuso! Innocente - ribadì l'imprenditore - perchè, come ho gia' chiarito e intendo ripetere, non ho mai pronunciato quella terribile frase che ho solo dovuto ascoltare e che mi ha lasciato, come e' chiaro dal tono della telefonata, senza parole limitandomi appunto a rispondere a monosillabi».
Ma le trascrizioni dicevano ben altro.
E anche l'audio originale lo conferma



NO ALL'ARRESTO PER RICCARDO FUSI

Il gip di Firenze ha invece respinto la richiesta di misura cautelare in carcere per l'imprenditore Riccardo Fusi, ex presidente della Btp che fa parte del ''Consorzio Federico II".
In totale il Consorzio ha preso appalti per circa 12 milioni per la ricostruzione dopo il sisma del 6 aprile scorso affidati dal Comune dell'Aquila e dalla Protezione civile.
Come si spiega nell'informativa dei Ros la Btp, quest'ultima coinvolta nell'inchiesta, «ha costituito, unitamente ad altre imprese, il Consorzio Federico II con sede all'Aquila ed il Consorzio Stabile Novus».
«Quest'ultimo, sponsorizzato dal funzionario della Corte dei Conti, Mario Sancetta», a sua volta «in contatto con Angelo Balducci e altri funzionari pubblici, fra cui il provveditore alle opere pubbliche per il Lazio e l'Abruzzo Guglielmi, sempre al fine di ottenere commesse in Abruzzo».
In base a quanto si apprende, la richiesta d'arresto era stata formulata dalla procura fiorentina a dicembre, insieme a quelle eseguite la scorsa notte e parallelamente a quelle eseguite il 10 febbraio, dopo che una fuga di notizie ne aveva 'accelerato' l'esecuzione.
Sempre in base a quanto si apprende, nel frattempo sarebbero venute meno le esigenze cautelari per Fusi, amico di lungo corso del coordinatore del Pdl Denis Verdini e indagato per corruzione e associazione a delinquere aggravata dalla finalità mafiosa dalla procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti.
Lui non è forse riuscito ad entrare pesantemente nella ricostruzione post terremoto, ma le 'ferie a L'Aquila', come gli scriveva il 22 luglio 2009 in un sms il suo dipendente Liborio Fracassi dandogli la conferma della vittoria di un appalto, le ha fatte.
«Abbiamo vinto il primo appalto - è il messaggio ricevuto da Fusi - una scuola per 7,3 milioni da consegnare chiavi in mano il 10 settembre. E' il primo, gli altri a breve. Ferie a L'Aquila».
Fusi, proprio grazie all'intermediazione di Verdini, riuscì a parlare al telefono (era il 17 giugno) con il presidente Chiodi che poi ha rivelato di non aver mai incontrato personalmente l'imprenditore.

5/03/2010  9.45



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