Legge commercio. Rc:«tutto stravolto, è vittoria della grande distribuzione»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Doveva essere una legge per frenare la nascita di nuovi centri commerciali ma Rifondazione Comunista lancia l'allarme:«promesse disattese».
La media regionale era nel 2008 di 402,8 mq di superficie di vendita per ogni 100 abitanti contro una media nazionale di 321,2 mq.
Solo nell'area metropolitana Chieti-Pescara la concentrazione della grande distribuzione raggiunge indici che superano qualsiasi area del territorio nazionale.
Da qui l'esigenza di una legge che mettesse dei paletti. Dopo anni di vero e proprio Far west.
Negli anni questo ha portato ad indubbi cambiamenti nel tessuto sociale delle città con il progressivo spopolamento soprattutto dei piccolissimi esercizi commerciali e la sofferenza di moltissimi altri.
«Dopo l'esame in commissione, conclusosi ieri, la legge esce stravolta e la moratoria diventa un pannicello caldo».
Questa la denuncia di Rifondazione Comunista che sperava di ottenere di più. Ma ben presto si è dovuta ricredere.
«Dopo l'approvazione in commissione di una serie di emendamenti», spiega Maurizio Acerbo, «la legge è diventata peggiore di quella in vigore e la moratoria rimane soltanto sulla carta. La maggioranza di centrodestra si rimangia quanto sostenuto nei mesi scorsi recependo le istanze delle potenti lobbies della grande distribuzione».
E l'ex deputato di Rifondazione Comunista fa anche degli esempi: «all'articolo 30, quello che prevede la moratoria per 24 mesi si aggiunge un comma che prevede che “sono fatte salve le richieste di autorizzazione presentate prima dell'entrata in vigore della presente legge” e quindi nessuno stop agli insediamenti in itinere».
C'è poi un ulteriore comma che prevede che la Giunta, «con assoluta discrezionalità, potrà individuare “centri interessati da fenomeni di marginalità economica e da fenomeni di rarefazione del sistema distributivo e dei servizi” per i quali comunque non varrà la moratoria. Questo vuol dire», commenta Acerbo, «che potrà aprire chi ha amici nel centrodestra».
Altro punto che non piace a Rifondazione è l'articolo 21: «viene eliminato il limite di 4 domeniche o festività per le deroghe degli orari di apertura e chiusura che i sindaci potranno estendere a loro piacimento per la gioia dei centri commerciali».
E' stato anche riesumato un emendamento «che avevamo bloccato in sede di finanziaria», ricorda Acerbo, «che prevede la possibilità di trasformare in superfici commerciali le aree industriali e artigianali consentendo la vendita al dettaglio di una lunga lista di prodotti. Questo provvedimento incentiverà la chiusura di attività produttive».
E' stato invece bloccato un emendamento bipartisan dei consiglieri De Luca (Pd) e Di Matteo (Pdl) che consente l'apertura degli esercizi commerciali anche in occasione del 25 aprile e del 1° maggio.
«I presentatori», riferisce sempre Acerbo, «dopo la mia accesa polemica si sono riservati di ripresentarlo in aula».
«Invece di recepire la richiesta delle organizzazioni di categoria che chiedevano di ridurre il numero delle aperture domenicali e festive», continua l'esponente di Rifondazione, «la maggioranza di centrodestra inserisce ulteriori norme a favore della grande distribuzione. Lanciamo l'allarme alle organizzazioni sindacali e a quelle di categoria perché il testo che andrà in Consiglio per l'approvazione contiene elementi che vanno contro i diritti dei lavoratori e la tutela del commercio locale».
Anche l'Udc dice no a nuovi centri commerciali.
«E' falso», sostiene Antonio Menna, «che creerà nuova occupazione, perché falliranno alcuni che ci sono e soprattutto chiuderanno i piccoli negozi nei piccoli centri soprattutto montani che rappresentano i 2/3 dei comuni abruzzesi a cui si dovrebbero dare degli incentivi per il servizio che svolgono. Chiediamo all'Assessore Castiglione di bloccare le nuove autorizzazioni e nei 24 mesi di moratoria di procedere ad una programmazione seria con dati per le aree svantaggiate

19/02/2010 14.53

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