Estrazione idrocarburi, il Governo impugna la legge Chiodi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge regionale che limita gli interventi di ricerca ed estrazione di idrocarburi in Abruzzo.
La legge bloccava in particolare la realizzazione del Centro Oli dell'Eni a Ortona.
Questo vuol dire che per il governo la legge predisposta dal Governatore Chiodi (la 32 del 2009) è illegittima è adesso si potrebbero aprire scenari inquietanti.
«Come sta avvenendo per l'energia nucleare, infatti», spiega Dante Caserta del Wwf, «il Governo nazionale sembra intenzionato a privare le comunità locali, anche nella loro massima rappresentanza quali sono le Regioni, di qualunque potere decisionale su una materia fondamentale come la produzione energetica che pure si caratterizza per avere pesanti ricadute sul territorio, sull'ambiente, sulla salute dei cittadini e sulle loro attività economiche».
La legge approvata dalla Regione Abruzzo – che, come il Wwf avevano sottolineato lasciava irrisolta la questione delle ricerche petrolifere a mare – riusciva però a tutelare il territorio regionale ed arrivava dopo l'impugnazione, sempre da parte del Governo Berlusconi, di una legge approvata sotto la precedente maggioranza regionale di centrosinistra.
Proprio per superare il problema della presunta incostituzionalità, il Governatore Chiodi era stato incaricato all'unanimità nella prima seduta del consiglio regionale di predisporre una legge ricercando la collaborazione del Ministro per gli Affari regionali e le autonomie locali.
«Stride, quindi, ancora di più», insiste Caserta, «questa impugnativa che evidenzia una contraddizione tra governo regionale e governo nazionale, retti oggi dalla medesima maggioranza.
Nel merito si devono verificare i motivi di impugnativa per una valutazione puntuale, tenuto anche conto che la legge per vietare le ricerche e le estrazioni, faceva riferimento a norme urbanistiche, di gestione agricola e di protezione ambientale che sono di esclusiva competenza regionale».
Fin d'ora il Wwf invita, però, il Governatore Chiodi «a preparare a difendere la legge dinnanzi alla Corte Costituzionale aprendosi al contributo di tutti, come il WWF e la Legambiente gli avevamo già suggerito in occasione della presentazione della legge e come, invece, non ha ritenuto di dover fare».

"Siamo stati facili profeti: l'impugnazione da parte del governo della legge sul Centro Oli voluta dalla maggioranza di centrodestra e approvata con il voto contrario dell'opposizione di sinistra era stata da noi annunciata". Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Camillo D'Alessandro, commentando la decisione del Governo, annuncia di voler chiedere quanto prima una nuova discussione in Consiglio regionale del disegno di legge sul centro oli presentato dal Pd.
«Spiace», ha commentato Camillo D'Alessandro (Pd), «dover ancora una volta condannare il vuoto normativo che questa regione sta attraversando e che ha nel presidente della Regione il suo principale responsabile. A questo punto ci chiediamo se Chiodi ci fa o ci è, dal momento che appariva chiaro che il testo di legge da lui presentato non aveva i requisiti per andare avanti».
Al testo di legge bocciato dal governo, D'Alessandro contrappone il disegno di legge elaborato dal Pd i cui assi di riferimento sono essenzialmente tre.
«La reintroduzione della valutazione di impatto sanitario - ha spiegato - la formulazione del piano integrato di gestione della costa teatina e la definizione puntuale dei piani di settore a tutela della produzione agricola con la conseguente delineazione delle aree di divieto. Un disegno di legge articolato ed elaborato in collaborazione con il professore Mangiameli dell'università di Teramo».

COMITATO ABRUZZESE: «PREVEDIBILISSIMO»

«L'impugnazione del governo è arrivata puntuale e prevedibile», commentano dal Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni. «L'ostinazione della Giunta Regionale che, nell'elaborazione della legge, ha volutamente ignorato i suggerimenti e le indicazioni di comitati, associazioni, partiti, come avevamo denunciato a suo tempo rischia di lasciare l'Abruzzo senza una legge che protegga il suo territorio e le sue coste dall'assalto di Compagnie petrolifere senza scrupoli, e incoraggia quest'ultime ad avanzare piani sempre più audaci e potenzialmente devastanti di trivellazioni in mare e in terra».
Per il Comitato basta guardare il progetto di piattaforma Ombrina mare «che, per la prima volta lungo le nostre coste e caso unico in tutti i paesi industrializzati, prevede attività estrattive (6 pozzi) e di raffinazione di petrolio a 6 km dalla costa. Contro questo progetto sono state inviate al Ministero dell'Ambiente e al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, circa 200 osservazioni da parte di Comitati, Associazioni, Comuni, Provincia di Chieti e singoli cittadini».
La Regione ha detto qualcosa?, si domanda il comitato. «Ha inviato le sue osservazioni? Hanno i cittadini e gli elettori abruzzesi il diritto di sapere cosa ha intenzione di fare ora che la sua legge è stata impugnata dal governo e le piattaforme si avvicinano alle coste?»

« Il presidente Chiodi e la Giunta Regionale si assumano la responsabilità di questa situazione», continua il comitato, «convochino le forze sociali,politiche e imprenditoriali e, con parole chiare e atteggiamenti conseguenti mostrino di voler difendere quell'Abruzzo pulito e rinnovabile e di qualità, la cui immagine quotidianamente promuovono.
Per parte nostra siamo sicuri che noi e tutte quelle forze che in questi mesi si sono battute contro questa petrolizzazione selvaggia, sapremo dare una risposta dura».

06/02/2010 15.13