Tetto di spesa cliniche private: nuova bocciatura del Tar per il Commissario

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il Tar dell'Aquila ha annullato lo scorso 3 febbraio la deliberazione adottata dal Commissario ad acta Gino Redigolo del 26 marzo 2009.
Già con deliberazione 48 del 28 gennaio 2008 la Giunta regionale definì un tetto massimo di spesa per l'anno 2008.
A seguito dei ricorsi proposti dai vari centri privati (tra cui Villa Serena, Pierangeli, Spatocco, Wellness di Montorio al Vomano), la deliberazione è stata annullata dal Tar. Era il 5 ottobre 2008.
Il Tribunale amministrativo cancellò di fatto la delibera, vista «la provvisorietà indefinita e la aleatorietà del tetto».
Escludendo, infatti, gran parte delle motivazioni avanzate dai privati, il Tar ha ritenuto fondata l'illegittimità di un tetto di spesa «provvisorio per un periodo incerto».
Cinque mesi dopo il commissario Redigolo, nel frattempo nominato dal Consiglio dei ministri, ha firmato una nuova deliberazione commissariale, la numero 19 del 26 marzo, con la quale veniva nuovamente fissato un budget complessivo relativo alla spesa 2008 per i servizi di specialistica ambulatoriale: 25 milioni di euro per le prestazioni ai cittadini residenti nella regione e 1 milione di euro per i cittadini extraregionali.
Che cosa succede in pratica? In sostanza le cliniche convenzionate (cioè che svolgono prestazioni per il pubblico e che da questo vengono rimborsate) assistono un certo numero di pazienti durante l'anno per i quali richiedono poi i rimborsi. La Regione da anni decide quale è il tetto massimo di spesa che può rimborsare alle cliniche ma lo fa con notevole ritardo e decide l'anno successivo il tetto dell'anno precedente.
In questo modo una clinica che ha effettuato 120 prestazioni nel 2008 si vede riconosciute solo 100 prestazioni rimborsate perdendone 20. Gli imprenditori privati però contestano questo metodo poiché il ritardo della Regione non può essere imputato a loro e perché comunque hanno prestato assistenza in convenzione effettuando spese che non possono ricadere sul loro budget.
Così qualche giorno fa il Tar ha annullato anche questa ennesima delibera con una serie di sentenze fotocopie che hanno accolto altrettanti ricorsi presentati dalle cliniche private difese dall'avvocato Tommaso Marchese.
«Il ritardo con il quale l'amministrazione stabilisce i limiti di spesa (nel 2009 per il 2008, ndr)», sostiene il Tar, «rinforza e non attenua l'esigenza di una istruttoria partecipata, in cui possano essere funditus acquisite ed esaminate le ragioni delle singole strutture accreditate; tra queste va senz'altro annoverata la loro situazione di fatturato determinatasi durante il periodo ormai trascorso».
Necessaria, sempre per il Tribunale amministrativo una concertazione tra le parti: «non può la pubblica amministrazione», continua il Tar, «invocare l'urgenza di provvedere, evidentemente ignorata allorquando sarebbe stato fondamentale ultimare il procedimento per tempo. Diversamente opinando, del resto, si formalizzerebbe una sorta di beffa per le strutture accreditate, rimaste prive di una procedura partecipata di tipo preventivo, e poi paradossalmente penalizzate dall'azione amministrativa tardiva».
Il segretario regionale della Uil Fabio Frullo adesso chiede che le strutture paghino anche i propri dipendenti.
«I dipendenti della sanità privata sono senza contratto da più di 4 anni e, per questo, hanno maturato arretrati mediamente per circa 8.000 euro a lavoratore», sostiene Frullo.
«Una situazione intollerabile che non può essere più accettata. L'Aiop e l'Aris regionali devono farsi parte attiva con le proprie strutture nazionali per rinnovare i contratti e per ridare ai dipendenti il primo dei diritti dei lavorativi ovvero una retribuzione giusta quantificata sulla base di contratti in vigore».

PAOLUCCI (PD): «TAR RICONOSCE DIRITTO DI VETO ALLE CLINICHE PRIVATE»

«Siamo abituati a rispettare le sentenze della magistratura», ha commentato Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd, «e prendiamo atto del fatto che il Tar Abruzzo, in controtendenza rispetto ad altre sentenze a partire da quelle emesse nel Lazio, riconosce alle cliniche private un potere di veto sulle scelte pubbliche».
«La Regione ha il dovere istituzionale di regolare i costi della sanità» continua Paolucci, «e la concertazione è un valore irrinunciabile per il Pd. Ma riconoscere ad una delle parti un potere di veto, tanto da dichiarare illegittimi i provvedimenti privi del parere favorevole di una parte in causa, equivale a bocciare ogni possibilità di risparmiare sulla spesa sanitaria. Se la nuova convenzione fra Regione e cliniche private continua a essere respinta dalle cliniche, vuol dire che la Regione non ha il potere di programmare, e che i cittadini devono solo continuare a pagare. A questo punto chiediamo al presidente-commissario Chiodi cosa abbia intenzione di fare» dice Paolucci «visto che da oltre un anno è immobile e ha già bruciato più di un quinto del mandato senza scrivere una sola riga di riforma della sanità».

06/02/2010 8.54