Disabili gravi: chi li assisterà e chi pagherà il ticket?

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4648

IL PROBLEMA. FRANCAVILLA. E' sorda. E' muta. E' cieca dalla nascita. Classificata come neurolesa viene assistita solo con una terapia occupazionale.


Vive da 30 anni nell'Istituto che la ospita e la segue e non ha famiglia, perché è stata abbandonata all'età di 3 anni.
Chi pagherà il ticket per lei?
E' una delle tante domande alle quali non offre certo risposta il provvedimento varato dal Commissario Gino Redigolo, intanto dimessosi dall'incarico, nella sua azione per il risanamento dei conti della sanità come commissario ad acta nella Regione Abruzzo.
Una delibera che ha messo in subbuglio le famiglie dei disabili gravi, assistiti in vari Istituti della regione, perché prevede il pagamento del ticket per la riabilitazione anche a carico dei disabili gravi, con un esborso per le famiglie che potrebbe aggirarsi anche su cifre da 1200 euro al mese.
Un balzello ingiusto ed insostenibile, dicono le famiglie scese immediatamente sul piede di guerra.
Anche gli Istituti hanno fatto sentire la loro voce perché non sono stati nemmeno coinvolti nella decisione, visto che avrebbero potuto spiegare bene quale tipo di riabilitazione viene assicurata ai pazienti più gravi che le famiglie non possono seguire.
«Ma non è una battaglia per i posti di lavoro degli operatori – spiegano all'Istituto Santa Caterina di Francavilla al mare – il problema riguarda le famiglie e semmai l'opportunità di queste scelte economiche a carico di persone che hanno già pagato un duro ticket alla vita».
Ed, infatti, sono state le famiglie a riunirsi e a delegare un genitore per chiedere con una lettera al Presidente Gianni Chiodi, all'assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni ed al presidente della V Commissione Nicoletta Verì di annullare la delibera di dicembre, una delle ultime del Commissario Redigolo.
In realtà già subito dopo il provvedimento l'Aris, l'associazione che raggruppa gli Istituti di riabilitazione no-profit, era intervenuta, raccogliendo però solo assicurazioni di un possibile ripensamento.
E così i ricoverati del Paolo VI e del Don Orione di Pescara, il San Francesco di Vasto, la Piccola Opera Caritas di Giulianova, i vari San. Stefar d'Abruzzo sono appesi ad un filo: ticket sì, ticket no.
Il tutto si gioca su una diversa interpretazione della terapia intensiva o estensiva, linguaggio da tecnici che lasciamo ai burocrati.
Al Santa Caterina, come altrove, ci sono casi umani che vanno conosciuti prima di prendere decisioni che sono inutilmente punitive: parliamo di paralisi infantili, di adulti neurolesi, di pazienti con tetraparesi, di esiti di ictus, di conseguenze di gravi traumi da incidente stradale e non solo di fratture importanti.
Insomma una platea di utenti che verrebbe chiamata a pagare il ticket in una situazione di gravissimo bisogno: vogliamo diventare come gli Stati Uniti, dove ti chiedono se hai l'assicurazione prima di curarti?
Obama sta facendo marcia indietro, la Regione Abruzzo non se n'è nemmeno accorta.

Sebastiano Calella 03/02/2010 8.55