Erosione & Ripascimento spa: sale la marea, il fatturato e la spesa pubblica

Alessandro Biancardi

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Erosione & Ripascimento spa: sale la marea, il fatturato e la spesa pubblica
ABRUZZO. Non ci si può opporre alla forza della natura e alla stupidità. Due principi inattaccabili ma scarsamente radicati in Abruzzo dove da anni si continuano a fare cose inutili e a caro prezzo senza logica o vie d’uscita.





Che dire dei ripascimenti di sabbia continui e ciclici che vengono finanziati sotto la spinta dell'urgenza e dell'emergenza locale, oggi qui domani lì?
«Siamo vittima dell'erosione», si dice spesso indicando il fenomeno come una iattura di cui l'uomo non è responsabile.
Sta di fatto che in trent'anni anche l'Abruzzo ha visto migliaia di miliardi di lire stanziati per opere di vario genere (scogliere alte, basse, immerse, sabbia gettata…) e le cose non sono cambiate.
Con l'euro e nell'ultimo decennio sono aumentate vertiginosamente anche le cifre.
Il problema reale è che non si intravedono i benchè minimi benefici di tutte queste opere. E nessun amministratore locale o regionale ha mai cercato di affrontare il problema in maniera definitiva. Come dire prendere il toro per le corna. D'altro canto l'Abruzzo è la regione dei porti e dell'obbrobrio chiamato “porto di Pescara”   un'opera da assassini dell'ingegneria idraulica che ha succhiato miliardi di risorse pubbliche, errore dopo errore.
Sarà mica per questo che per chilometri si soffre la piaga dell'erosione?
Così ad ogni mareggiata ritorna il problema della sabbia portata via: segno che continuare a mettere sabbia e basta è assolutamente inutile.
Della serie come buttare a mare risorse che se impiegate con raziocinio potrebbero anche produrre qualche effetto benefico.
Non sembra che l'argomento interessi la Corte dei Conti e così si continua a dilapidare risorse come se nulla fosse.
L'erosione è sì un fenomeno naturale, ma ormai gli studi hanno dimostrato che in buona parte dipende dall'antropizzazione delle coste: cementificazione, porti, dighe foranee, scogliere.
Ormai però la macchina amministrativa dei finanziamenti è così ben oliata che non vale la pena fermarla per cercare- magari nelle Università e non più nelle s.p.a.- una soluzione più efficace e meno dannosa.
Tanto il copione è già scritto: si grida all'“emergenza erosione”, poi si ottengono i fondi.
Si elaborano e attuano progetti milionari venduti come «risolutori e definitivi» ma poi…
Ma poi di nuovo salta fuori puntuale “l'emergenza” e via con i fondi.

QUANTI SOLDI?


Si stima (dato che la trasparenza non è il fiore all'occhiello della nostra Regione) che in meno di dieci anni in Abruzzo, dal Cipe e dall'Europa, siano arrivati centinaia di milioni di euro.
Dal 2002 fu finanziato dal Cipe il programma “Ricama”, del più ampio progetto Sicora (120 mln), per un importo di «44 milioni di euro». Opera di ripascimento che finì sotto inchiesta nel 2007 con l'accusa di frode in pubblica fornitura per la società, Modimar, che studiò il piano di “risanamento” e che effettuò i lavori.
Una prima tranche, 14 milioni, arrivò subito. Gli iniziali interventi riguardavano le cittadine costiere di Martinsicuro (4,5 mln di euro), Pescara Sud e Francavilla al Mare (4,5 mln ), Fossacesia ( 900 mila euro), Casalbordino (2,1 mln), Vasto (600 mila), Montesilvano (1,2 mln) e Silvi (600 mila). «Ricama?Un fallimento», era stato il giudizio inappellabile dell'attuale presidente della Provincia di Pescara, allora consigliere comunale di Forza Italia, Guerino Testa, che avanzava forti dubbi sul reale utilizzo dei fondi da parte del Comune di Pescara. Testa parlava di progetti lasciati a metà per mancanza di finanziamenti.
Intanto il fiume di denaro scorreva in tutto Abruzzo, per finire a mare. Risultati? Zero.
A Montesilvano, nel dicembre 2005, sarebbero arrivati secondo gli annunci dell'allora assessore Guglielmo Di Febo 50 mila euro, poi 1,8 milioni nel 2007 (seconda tranche del progetto Ricama). Per la lunghezza del litorale di Montesilvano, ovvero quattro chilometri, furono realizzate scogliere frangiflutti.
L'amministrazione di Alba Adriatica, già destinataria di 488 mila euro di fondi Cipe, nel 2006, era riuscita a strappare una promessa importante all'allora capo del gabinetto dell'ufficio di presidenza regionale, Lamberto Quarta : «verranno inseriti annualmente fondi nel bilancio regionale per garantire il riporto di sabbia sul litorale».
A seguito delle mareggiate del 12 e 13 dicembre 2008, il Consiglio dei ministri stanziò altri milioni perché in Abruzzo fu dichiarato lo stato di emergenza.
Insomma un assalto alla cassa senza un piano integrato che potesse garantire una soluzione a lungo termine se non addirittura definitiva.

COSA FANNO LE ALTRE REGIONI?

Solo pochi studiosi gridano allo spreco di denaro pubblico e al danno ambientale come il professor Francesco Stoppa dell'Università di Chieti.
Invece in molti continuano, balneatori in prima linea, a chiedere finanziamenti per il ripascimento e per le scogliere.
Ed i politici aprono tranquillamente i rubinetti per non scontentare nessuno.
A Pescara già c'è la richiesta del Ciba di destinare 20 milioni dei 90 previsti per il Piano regolatore portuale per la realizzazione di interventi utili a mitigare gli eventuali effetti negativi.
Anche a Francavilla si è deliberato pochi giorni fa l'impegno di un 1 milione di euro per un progetto «di difesa della Costa-Zona Centro».
Consoliamoci, per quel che si può: molte regioni d'Italia hanno fatto gli stessi investimenti ottenendo pessimi risultati. Così hanno iniziato a guardare altrove.
Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria si sono affidate ad un grande programma di studio e sperimentazione dell'Europa , denominato “Beachmed”, per la «gestione sostenibile delle coste mediterranee» i cui risultati sono inseriti nel sito www.beachmed.eu.
L'Abruzzo però sembra aver deciso di perseverare nel buttare milioni a mare, infatti non compare tra le 36 regioni europee partners.
Occhio non vede, cuore non duole. Noi preferiamo avere siti web non aggiornati nei quali si vantano investimenti milionari in difesa della costa dai risultati sconosciuti.
Il copione dunque si ripete: milioni di euro per progetti che o non ci sono o non servono a nulla. Altrimenti perché gridare all'emergenza ad ogni burrasca?

E INTANTO ARRIVANO ALTRI 21 MLN

E' di pochi giorni fa la notizia che la Regione preleverà la sabbia per il ripascimento delle coste abruzzesi dalla cava sottomarina nella riserva naturale di Punta Aderci, vicino alla spiaggia di Punta Penna.
Le associazioni ambientaliste si sono già mobilitate preoccupate per i rischi ambientali, ma l'assessore regionale Mauro Febbo ha già assicurato «zero danni».
Sull'ultima trovata della Regione interviene Legambiente: «No alla fabbrica delle spiagge: non è questa la risposta all'erosione, anzi è deleteria e comporta di fatto solo sperpero di denaro pubblico, senza risolvere il problema, spesso vanificato dalla prima mareggiata, che invece potrebbe essere meglio investito nella riqualificazione e valorizzazione di tutto il litorale».
Quanti soldi ancora dovremo “buttare a mare” prima di invertire, o quanto meno rivedere, la rotta?

m.r. 23/01/2010 11.24

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