Arresto Del Turco: nuova interrogazione bipartisan contro la procura di Pescara

Alessandro Biancardi

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Arresto Del Turco: nuova interrogazione bipartisan contro la procura di Pescara
PESCARA. Tutti uniti ancora una volta: deputati del Pd e del Pdl insieme per chiedere al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, «se non ritenga di dover assumere iniziative ispettive ai fini dell'esercizio di tutti i poteri di sua competenza». * L'INTERROGAZIONE INTEGRALE * L'ALTRA INTERROGAZIONE BIPARTISAN DI QUALCHE GIORNO FA *IL VIDEO:  L'INTERVISTA DI LILLI GRUBER SU LA7 A DEL TURCO * L'INCHIESTA, I SEGNALI, I MISTERI, LE COINCIDENZE  * LA BUFERA MEDIATICA E LE BUFALE SOMMINISTRATE





Nel mirino, ancora una volta, la procura di Pescara «colpevole», secondo i rappresentanti eletti al parlamento di aver arrestato l'ex governatore Ottaviano Del Turco.
Ormai da settimane l'inchiesta Sanitopoli è tornata al centro del dibattito politico e da più fronti emerge la chiara volontà di delegittimare una inchiesta che non è ancora approdata alla sua fase processuale.
Qualche giorno fa erano stati i senatori del Pd (Franca Chiaromonte, Pietro Marcenaro, Adriano Musi, Luciana Sbarbati) e del Pdl (Luigi Compagna, Ombretta Colli, Antonino Caruso, Diana De Feo, Marcello Pera e Vincenzo Fasano) a presentare una interrogazione al Governo e al ministero della Giustizia di verificare se con l'arresto dell'ex governatore Del Turco fossero stati «violati diritti costituzionali individuali» e «se lo svolgimento della vita democratica della Regione non sia stato irrimediabilmente compromesso dai comportamenti della magistratura».
Oggi il fronte bipartisan torna a farsi sentire e in campo sono scesi ben 11 parlamentari.
Primo firmatario dell'interrogazione l'onorevole Giuliano Cazzola, oggi nel Popolo delle Libertà, ex socialista, ex sindacalista della Cgil e grande amico di Del Turco.
A firmare l'interrogazione anche gli esponenti del Pdl Melania Rizzoli (amica e medico di Del Turco), Jole Santelli, Raffaello Vignali, Domenico Santo Versace, Lucio Barani. Per il Pd Pier Paolo Baretta, Giulio Calvisi, Siro Marrocu, Elisabetta Zamparutti, Roberto Giachetti e Cesare Marini.
In ballo viene tirato ancora una volta il famigerato rapporto dei Nas e della Guardia di finanza «secondo i quali sarebbero stati compiuti da parte di Angelini e di sua moglie ingenti prelevamenti di denaro contante e trasferimenti all'estero di decine di milioni di euro. Sembrerebbe», si legge sempre nell'interrogazione, «che su questi fatti la procura di Pescara abbia omesso di svolgere alcune indagini vista l'ampiezza dei movimenti bancari».
I parlamentari ricordano anche che la procura di Chieti ha aperto un fascicolo nei confronti di Angelini per l'ipotesi di bancarotta fraudolenta e che da nove mesi i dipendenti del gruppo Villa Pini non percepiscono gli stipendi.
«Per tutte queste ragioni», scrivono i deputati, «si riterrebbe necessaria, ad avviso degli interroganti, un'ispezione sulle modalità e sulle eventuali omissioni che hanno caratterizzato l'inchiesta che ha prodotto palesi violazioni di diritti costituzionali al fine di rassicurare un'opinione pubblica sorpresa e turbata da un esercizio abnorme di strutture giudiziarie in contrasto con elementari regole di una giustizia giusta».
21/01/2010 11.27


COSTANTINI: «UNA PROVOCAZIONE QUESTA INTERROGAZIONE»


«Non so dove sono e quali siano le prove contro Del Turco, ma sono convinto che la Procura di Pescara non sia tenuta a fornirle ai parlamentari che si sono rivolti con una interrogazione al ministro Alfano», ha commentato il capogruppo dell'Idv in consiglio regionale, Carlo Costantini.
«La loro interrogazione costituisce una provocazione, resa gravissima dalla natura bipartisan dell'iniziativa (Pd-Pdl), che si inserisce nel solco di una azione più generale di delegittimazione della magistratura che evidentemente non interessa più il solo Popolo delle Libertà».
«Le prove si forniscono ai giudici nei processi», ha proseguito Costantini, «qualsiasi altro percorso è fuori dalle logiche del nostro ordinamento ed è paradossale che proprio chi dovrebbe presidiare il rispetto di questi principi (i parlamentari) presti il fianco a iniziative che contribuiscono a minare la credibilità del nostro sistema giudiziario agli occhi dei cittadini».
Il consigliere dell'Idv si dichiara inoltre scettico sul fatto che «questa operazione mediatica tendente a determinare una sorta di assoluzione preventiva di Del Turco renda più agevole la sua difesa nel processo. Lasciamo quindi fare ai giudici e agli avvocati di Del Turco il loro lavoro e la politica faccia la sua parte occupandosi delle risorse, dei mezzi e del personale sottratti negli ultimi anni al sistema giustizia».
Tra Costantini e Del Turco il rapporto non è tra i più idilliaci. Quando il primo è stato candidato per il centrosinistra alla Regione l'ex presidente disse chiaramente che non gli avrebbe dato il proprio voto.

Solidarietà alla procura è stata espressa anche dai consiglieri regionali Maurizio Acerbo e Antonio Saia. «Riteniamo irresponsabile questa opera sistematica volta a seminare sfiducia nella magistratura», hanno detto, «al fine di creare un clima d'opinione favorevole alle iniziative legislative del governo. In uno stato di diritto la presunzione di innocenza vale per tutti i cittadini indagati, l'obbligatorietà dell'azione penale vale per tutti i magistrati che svolgono correttamente il compito che gli assegna il nostro ordinamento. Noi non abbiamo alcuna nostalgia per i “porti delle nebbie” e le inchieste insabbiate quando toccavano i piani alti della politica».


21/01/10 15.06

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Interrogazione a risposta scritta 4-05794 presentata da
GIULIANO CAZZOLA
mercoledì 20 gennaio 2010, seduta n.269

CAZZOLA, BARETTA, DE NICHILO RIZZOLI, CALVISI, MARROCU, ZAMPARUTTI, GIACHETTI, SANTELLI, VIGNALI, VERSACE, BARANI e CESARE MARINI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il 14 luglio 2009 alle ore 8,11 del mattino le agenzie di stampa iniziavano a diramare la notizia che il presidente della regione Abruzzo Ottaviano del Turco era stato arrestato dalla Guardia di finanza, nell'ambito dell'inchiesta sulla sanità condotta dalla procura della Repubblica di Pescara, e che il provvedimento di custodia cautelare riguardava, oltre allo stesso Del Turco, anche altri assessori regionali e funzionari dell'ente;

contemporaneamente le agenzie di stampa, in breve tempo, venivano messe in grado di rivelare particolari delle indagini in corso, che di fatto si protraevano da due anni, e che invece sarebbero dovuti restare riservati a garanzia dei diritti costituzionali degli indagati;

da diciassette mesi l'intervento della magistratura ad opera della procura della Repubblica di Pescara ha portato all'incriminazione del presidente della giunta regionale Ottaviano Del Turco con gravi provvedimenti di lunga custodia preventiva in carcere di cui i primi 3 giorni in totale isolamento;

a seguito della carcerazione il presidente della regione Abruzzo Ottaviano del Turco è stato «costretto» a presentare le proprie dimissioni;

significative od apparentemente incontrovertibili in occasione del grave provvedimento nei confronti del presidente della regione Abruzzo Ottaviano del Turco, sono state le dichiarazioni del procuratore della Repubblica di Pescara che in un'apposita conferenza stampa ha affermato che gli indagati erano «schiacciati da una valanga di prove»;

soltanto a fine 2009, quando la procura ha dovuto presentare quelle che riteneva inoppugnabili prove, sono risultati agli atti di fine indagine, dopo varie proroghe, fatti ed elementi purtroppo conosciuti già dall'avvio dei provvedimenti cautelari per l'ex-presidente Del Turco noti solo agli inquirenti ma non alla difesa degli imputati, come prescrive la legge. Questi sconcertanti elementi vengono così riassunti:

a) indagini precedenti disposte della procura della Repubblica di Pescara, e affidate all'Arma dei carabinieri, hanno segnalato gravissime irregolarità da parte delle cliniche private fra cui quello dell'«accusatore» Angelini tanto da indurre i Nas dei carabinieri a richiedere l'arresto per impedire che Angelini potesse inquinare le prove e perpetuare i reati che stava commettendo;

b) dalla documentazione presentata dalla stessa procura risulta un rapporto della Guardia di finanza e uno della Banca d'Italia, secondo i quali sarebbero stati compiuti da parte di Angelini e di sua moglie ingenti prelevamenti di denaro contante e trasferimenti all'estero di decine di milioni di euro. Sembrerebbe che su questi fatti la procura di Pescara abbia omesso di svolgere alcune indagini vista l'ampiezza dei movimenti bancari;

c) risulta inoltre che la procura di Chieti ha aperto un fascicolo nei confronti di Angelini per l'ipotesi di bancarotta fraudolenta. Da tener presente che i dipendenti delle case di cura di Angelini non percepiscono da mesi gli stipendi; per tutte queste ragioni si riterrebbe necessaria, ad avviso degli interroganti, un'ispezione sulle modalità e sulle eventuali omissioni che hanno caratterizzato l'inchiesta che ha prodotto palesi violazioni di diritti costituzionali al fine di rassicurare un'opinione pubblica sorpresa e turbata da un esercizio abnorme di strutture giudiziarie in contrasto con elementari regole di una giustizia giusta -:

se il Ministro interrogato, alla luce dei fatti esposti, non ritenga di dover assumere iniziative ispettive ai fini dell'esercizio di tutti i poteri di sua competenza.(4-05794)