In zone industriali ora attività commerciali:«giunta diversa, stessa sveltina»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4730

PESCARA. «Come il governo Pace, come il governo Del Turco, ora anche il governo Chiodi in gran segreto mette la sua firma in calce ad una sveltina contro le piccole imprese commerciali e artigianali». ACERBO:«PIU’ CHE SVELTINA UN PATERACCHIO»
Così quasi alla vigilia di Natale, alle 5 di mattina, con un emendamento «corsaro», la maggioranza in Consiglio regionale ha inserito nella Finanziaria l'apertura delle zone industriali agli insediamenti di media distribuzione no-food.
La scoperta a quasi un mese da quel contestatissimo consiglio notturno la fa Enzo Giammarino, direttore regionale di Confesercenti, dopo aver letteralmente scoperto che il Consiglio regionale ha approvato in Finanziaria un emendamento alla legge sul commercio, aprendo in particolare le zone industriali agli insediamenti commerciali.
«La politica abruzzese evidentemente non vuole proprio saperne di mantenere gli impegni assunti con la proposta condivisa di riforma dell'attuale legge sul commercio, e condurre la regione verso uno sviluppo serio e duraturo», attacca.
«Una proposta bocciata dalle associazioni di categoria nel tavolo regionale di confronto istituzionale», ricorda Giammarino, «ma che è stata ugualmente portata e approvata in Consiglio regionale. Il tutto nella ormai consolidata formula utilizzata nelle passate amministrazioni: il segreto e il ricorso all'improprio strumento della Finanziaria. Perché più consiglieri di vari gruppi hanno addirittura negato che questa norma fosse stata approvata, visto che con la pubblicazione del testo si sarebbe scoperta la verità? Il testo» chiede Giammarino «è stato approvato o è stato inserito brevi manu approfittando della confusione del rush finale dell'approvazione della Finanziaria? Evidentemente quando non si hanno idee si pensa a mettere mano al commercio».
Con l'approvazione di questa norma, dice il direttore di Confesercenti, «ogni angolo d'Abruzzo potrà avere la sua struttura di media distribuzione, destinando così l'Abruzzo a diventare lo sgabuzzino d'Italia. Vale la pena ricordare che questa regione ha già la più alta densità commerciale del Paese».
«La politica abruzzese si sta manifestando per quella che è: ostile alle piccole e medie imprese» sottolinea il presidente di Confesercenti Beniamino Orfanelli, «perché così, in questa congiuntura economica, se ne condannano centinaia alla chiusura, con il risultato di precarizzare ulteriormente il lavoro di tanti giovani abruzzesi, precari nella grande distribuzione».
Per questa ragione Confesercenti chiede ora alla giunta regionale di non far precipitare l'Abruzzo di nuovo nel buio della diffidenza nei confronti della politica.
«La Regione approvi la legge del commercio così come è stata concordata con tutte le associazioni di categoria che rappresentano la piccola, la media e la grande distribuzione» dice Confesercenti, «e annulli gli effetti di quella sveltina approvata con la Finanziaria, restituendo dignità alla politica abruzzese. Anche perché da oggi gli imprenditori abruzzesi sanno che nulla è cambiato da dieci anni a questa parte».

19/01/2010 15.05

ACERBO:«PIU' CHE SVELTINA UN PATERACCHIO»

«Purtroppo Enzo Giammarino di Confesercenti ha visto giusto: nel testo definitivo c'è effettivamente la porcheria che denuncia. Fortunatamente la sveltina non è riuscita e si è risolta soltanto in un pateracchio».
Dopo qualche ora di studio, il consigliere regionale Maurizio Acerbo getta una nuova luce sulla interpretazione della legge approvata nel consiglio notturno di fine anno.
«In realtà», dice Acerbo, «il tentativo di rendere possibile la trasformazione di aree artigianali e industriali in commerciali, per fare un piacere a qualche amico, è stato impedito dalla nostra battaglia ostruzionistica. Infatti si tratta di una delle norme che avevamo chiesto che venissero escluse nell'accordo con cui abbiamo abbandonato l'ostruzionismo. Però gli azzeccagarbugli hanno lasciato sul testo un residuo. Infatti in commissione era passato un emendamento di consiglieri UDC e PDL che però era scritto male. Hanno sbagliato il numero del comma cui fare riferimento nella legge sul commercio e invece di 36 hanno scritto 35, come recita il Bura. Il risultato, probabilmente involontario, è che nelle aree industriali e artigianali si potranno aprire ingrossi di ortofrutticoli, carne e pesce, ma non "le tipologie di esercizi" cui intendevano aprire la strada i solerti consiglieri.
I promotori di queste fesserie legislative devono essersi anche accorti dell'errore perché in aula avevano riproposto un emendamento che correggeva il riferimento, ma fortunatamente l'abbiamo bloccato».
Acerbo poi dice di confidare in Gianni Chiodi per sopprimere definitivamente la norma.
«Giovedì porrò la questione in conferenza dei capigruppo e domani mattina depositerò il pdl che prevede l'abrogazione dell'articolo», conclude Acerbo.

19/01/2010 18.49


CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK