All’Arit era consuetudine cambiare i progetti dopo l’appalto

Alessandro Biancardi

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All’Arit era consuetudine cambiare i progetti dopo l’appalto
LA GRANDE BEFFA TECNOLOGICA ABRUZZO. Una lettera di una società che in qualche modo si riteneva danneggiata chiedeva spiegazioni all’Arit perchè aveva cambiato i componenti di un progetto andato a gara ed aggiudicato.
Un cambiamento in corsa che ha comportato forniture diverse da quelle previste nel capitolato di gara.
Un caso isolato? Non sembra.
Negli anni i dipendenti parlano di frequenti rapporti con le aziende, le quali, una volta vinti gli appalti, dovevano in qualche modo calare nero su bianco il progetto esecutivo.
Iniziava, dunque, la concertazione.
Molto spesso le idee iniziali da realizzare sono state aggiornate e probabilmente anche migliorate, spesso sono stati sostituiti componenti hardware e software, in alcuni casi pur essendo terminati da oltre cinque anni le gare, l'iter amministrativo è ancora formalmente aperto.
Insomma altre domande senza risposte nell'immenso universo dell'Arit, mentre va ingrandendosi il buco nero dei siti finanziati anche dall'Europa per oltre 100 milioni di euro.
Carte alla mano il fatto difficilmente contestabile è la disomogeneità tra l'offerta tecnica delle ditte presentate alle gare pubbliche d'appalto e il progetto definitivo.
Questo comporta anche una diversa valutazione dei prezzi e, dunque, del valore effettivo del lavoro. In alcuni casi si notano anche progetti che hanno cambiato gli obiettivi iniziali.
Altri fatti incontestabili sono l'inutilità (si spera momentanea) di alcuni di questi obiettivi finanziati (almeno nella loro parte visibile, come siti e portali che avrebbero dovuto essere funzionali ed invece sono vuoti).
Solo per fare alcuni esempi si può ricordare il progetto di “ampliamento servizi regionali a larga banda del SPC - Sviluppo dei servizi regionali a larga banda per la COMNET-RA (NET-HEALTH)”, un progetto da € 1.506.750,00 Iva esclusa affidato alle ditte GFI Ois S.p.A, Hiteco S.r.l., Micso S.r.l.
La gara si è conclusa nel 2005, negli anni successivi ha avuto diversi aggiustamenti ma ad oggi non pare si sia concluso.
«Con questo progetto», si legge tra i documenti, «la Regione Abruzzo intende erogare servizi e fornire beni connessi all'estensione del sistema pubblico di connettività alle Asl regionali, ai presidi ospedalieri, all'amministrazione regionale, all'assessorato alla sanità, all'Arit e all'Università dell'Aquila. Il presente documento», si legge ancora, «recepisce le indicazioni fornite dalla Regione Abruzzo relativamente alle modalità di realizzazione dei servizi relativi al progetto e sostituisce i contenuti tecnici dell'offerta tecnica con la quale il raggruppamento temporaneo d'imprese si è aggiudicata la gara».
Del “Centro servizi Territoriale Cts” abbiamo già parlato; costo € 945.000,00 Iva esclusa assegnato alle ditte Saga S.p.A, Cyborg S.r.l., Tinn s.r.l.. Anche in questo caso i progetti esecutivi hanno conosciuto diverse versioni e proprio in questo caso aveva avanzato rimostranze il colosso dell'informatica Oracle nella sua lettera.
Si arriva poi ad i “Centri di accesso Pubblico a servizi digitali avanzati CAPSDA”, importo a base d'asta 470.000 euro assegnato alle ditte Achille Passeri, Spectrum Graphic. Anche in questo caso si registrano aggiustamenti in corso d'opera.
Anche dell'appalto “Rete di Medici di Medicina Generale MMG” abbiamo già trattato (costo 4,2 milioni di euro) assegnato a Dedalus S.p.a. e Telecom Italia S.p.a. La gara risale al 2005, l'iter formalmente non risulta concluso.
E' il progetto noto per aver generato un ricorso al Tar ed il conseguente appello al Consiglio di Stato e che ha esposto ad un risarcimento milionario l'ente strumentale della Regione per irregolarità nella assegnazione dell'appalto (non si conoscono tra l'altro provvedimenti o sanzioni per i responsabili).
A vincere il ricorso è stato il raggruppamento di imprese costituito da Finsiel S.p.a., Insiel S.p.A., Webred S.p.A., Apprise S.r.l.. Titolare di quest'ultima ditta è Agostino Sciascia, molto vicino a Mauro Febbo, di recente nominato da Gianni Chiodi a capo del neonato “Comitato tecnico regionale per l'informatica”.
Anche qui il progetto esecutivo è diverso dall'offerta tecnica ed è tutto scritto nero su bianco.
«Il presente documento», si legge tra le carte, «intende illustrare i criteri per la realizzazione del progetto “Rete dei Medici di Medicina Generale”, (…) recependo le indicazioni fornite dal Tavolo della Sanità relativamente alle modalità di realizzazione dei servizi relativi al progetto stesso e sostituisce i contenuti tecnici dell'Offerta Tecnica con la quale il Raggruppamento Temporaneo di Imprese si è aggiudicata la gara».
Nella lista dei progetti esecutivi che in piccola o grande parte differisce dalle offerte tecniche vi sono anche: “Servizi di Telemedicina Specializzata EDU-HEALTH” (€ 1.119.750,00 assegnato a Cyborg S.r.l.); “Centro Servizi per l'archiviazione documentale CADRA” (€ 3.750.000,00 Iva esclusa assegnato a Inform S.r.l., EDS Informatica e Cultura s.r.l., Tecnoconsud S.r.l., Euroinformatica S.r.l., Cyborg S.r.l.. La Regione ha comunque concesso ulteriori fondi di finanziamento, la sede dell'intervento è il parco tecnologico e scientifico di Chieti in località Salvaiezzi (zona tra l'altro a rischio esondazione). Il progetto è ancora lontano dalla conclusione.
Stessa musica anche per “Infrastruttura di interconnessione sicura della COMNET-RA (IIS COMNET)” costo 4.023.750 euro (assegnato a Albacom S.p.A, Italtech Solution S.p.A., Hiteco S.r.l.). In questo caso sarebbero state cambiate moltissime componenti hardware che costituivano l'ossatura vera e propria.
La cosa particolare è che nel progetto finale si sono poi scelti forniture che vennero proposte da una delle ditte in gara, ditta che però venne scartata perché l'offerta non fu giudicata soddisfacente.
Se così stanno le cose resta da capire per quale ragione ed interessi era prassi consolidata cambiare le offerte tecniche degli appalti, se tale prassi è regolare e se ha portato risultati migliori o prodotto invece danni.
E poi in base a quali prezziari venivano valutati dal personale dell'Arit i nuovi componenti hardware e software introdotti nei progetti? Chi giudicava la congruità?
La Regione, ed in particolare il dirigente dell'informatica di allora, ora divenuto direttore dell'informatica regionale, era a conoscenza di quanto accadeva in Arit?

19/01/2010 12.38


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