Sanità. Venturoni:«i debiti hanno ormai raggiunto quota 2,6mld di euro»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Si è svolto ieri sera, a partire dalle 18.30, il Consiglio provinciale monotematico dedicato alle problematiche della Sanità in provincia di Chieti.


A partecipare alla seduta sono stati gli assessori regionali alla Sanità, Lanfranco Venturoni, all'Agricoltura, Mauro Febbo, e al Personale, Federica Carpineta.
«La difesa della Sanità pubblica – ha introdotto così i lavori l'assessore provinciale ai Servizi Sociali, Gianfranca Mancini – e del sistema ospedaliero rappresenta un momento politico di estrema importanza per ribadire l'irrinunciabile diritto alla salute di ogni cittadino. L'intero impianto del Servizio Sanitario deve valutare la salute non come un costo, ma come un investimento che evidenzia la qualità e l'eccellenza del lavoro abruzzese che nel settore della Sanità conosce punte di capacità riconosciute anche al di fuori dei nostri confini regionali».
Prima dell'intervento di Lanfranco Venturoni, hanno preso la parola il presidente della Commissione provinciale Sanità, Mario Antonio Di Paolo (Theatina per la libertà) e il sen. Tommaso Coletti, rispettivamente per maggioranza ed opposizione, ricordando all'assessore le tematiche sulle quali il Consiglio desiderava essere informato: il Piano Sanitario Regionale, la sospensione dell'aziendalizzazione del policlinico di Chieti, i progetti per l'edilizia sanitaria, la riconversione dei piccoli ospedali e il nodo di Villa Pini.
«L'Agenzia Sanitaria nazionale – ha esordito Venturoni – ha realizzato uno studio sulle prestazioni sanitarie erogate nella nostra regione e i dati sono chiari: abbiamo circa il 20% di ricoveri inappropriati e il nostro tasso di ospedalizzazione è pari al 210 per mille, quando la media nazionale è del 160 per mille. Questo deriva innanzitutto da un eccesso di offerta: in una regione con 1.200.000 abitanti, abbiamo 35 strutture ospedaliere, 21 pubbliche e 14 private; impossibile mantenerle tutte in piedi. Poi, c'è anche un difetto di offerta territoriale, visto che in Abruzzo i dati dimostrano che l'ospedale supplisce alle carenze strutturali dei territori».
Il punto centrale, dunque, per l'assessore regionale sarebbe quello di spostare le attività dall'ospedale al territorio, ma non semplicemente chiudendo i piccoli nosocomi: «prima infatti occorre creare l'attività sanitaria territoriale e poi si possono tagliare i piccoli ospedali».

«AZIENDALIZZAZIONE IMPOSSIBILE»

«L'aziendalizzazione del policlinico di Chieti, la cui Asl da sola costituisce il 35% dei debiti sanitari abruzzesi, è impossibile da realizzare», ha spiegato, «i costi sono pari a 135 milioni di euro, mentre il fatturato è di 72 milioni, un'evidente sproporzione che non si potrebbe sanare se, con l'aziendalizzazione, Chieti dovesse fare assegnamento solo sulle proprie forze. In breve l'ospedale andrebbe in fallimento».

«BUCO DA 2,6 MLD»

Il buco della Sanità abruzzese ha raggiunto dimensioni abnormi, siamo a 2,6 miliardi di euro: 98 milioni annui da pagare per le rate della cartolarizzazione per i prossimi 12 anni e «siamo stati l'unica Regione che, quando poteva farlo, non ha rinegoziato i termini».
«Sulla questione dell'edilizia sanitaria», ha aggiunto Venturoni, «sono convinto che abbiamo bisogno di ospedali nuovi, perché ci costerebbe troppo mettere a norma quelli vecchi, senza contare anche gli alti costi di manutenzione, che sarebbero azzerati con strutture nuove, che danno migliori garanzie anche sotto il profilo umano. Però dal 1996 con i fondi dell'articolo 20, che si prevedevano per realizzare gli ospedali di Vasto e Giulianova, non si è fatto quasi nulla, se non l'acquisto del terreno a Vasto. Occorre spendere le risorse già destinate, anche perché nuove strutture potranno essere utilizzare per ampliare il raggio del bacino di utenza. Vorremmo anche sganciare il 118 dalle singole Asl, visto che i costi sono elevati e la media di interventi è di 2,5 al giorno».

«IL CANCRO DELLA MEDICINA PRIVATA»

«Il grosso cancro della Sanità abruzzese è la la medicina privata, o meglio il privato che abbiamo in Abruzzo», ha spiegato Venturoni, «esso infatti non integra ciò che il pubblico fa, ma si sovrappone ad esso. Occorre porre mano ad un'opera di riprogrammazione e controllo degli accreditamenti. Infine, nell'annosa questione dei lavoratori di Villa Pini, credo che occorra uno spirito di collaborazione tra le parti politiche per giungere a modifiche legislative, regionali e nazionali, che ci permettano di far spostare i dipendenti insieme ai loro pazienti, nelle strutture, cioè, dove questi ultimi saranno ospitati: non è semplice, non è immediatamente fattibile, ma è una prospettiva e dobbiamo percorrerla».
Dopo l'intervento dell'assessore Venturoni, i gruppi consiliari sono intervenuti per le repliche e la conclusione è stata affidata al presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio.
«La salute non è né di destra, né di sinistra, né tantomeno di centro. In questo caso, le etichette non distinguono, ma sono i provvedimenti da adottare e le emergenze da affrontare ad essere il discrimine per la nostra azione politica ed amministrativa. Sin dal mio insediamento, e ancor di più nel corso di primi mesi del mio mandato, ho fatto riferimento ad un “patto di solidarietà” tra enti, forze politiche e sociali per affrontare con spirito di servizio al bene comune le tante emergenze che il nostro Abruzzo deve affrontare».

15/01/2010 15.56