Arit. Appalti per milioni di euro e proteste per i progetti cambiati in corsa

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3562

ABRUZZO. La quasi totalità dei progetti tecnologici dell’Abruzzo dell’ultimo decennio sono affare dell’Arit, l’Agenzia regionale per l’informatica.

ABRUZZO. La quasi totalità dei progetti tecnologici dell'Abruzzo dell'ultimo decennio sono affare dell'Arit, l'Agenzia regionale per l'informatica.

E' ormai un fatto acclarato che alcuni di questi progetti (abbiamo calcolato per un importo molto approssimativo 100milioni di euro) non sono serviti a nulla, sono scatole vuote e soprattutto non hanno una utilità pubblica.
Dunque non servono a nulla.
In una regione normale già questo sarebbe bastato per far saltare sulla sedia i bravi amministratori pubblici. Evidentemente ne siamo sprovvisti e dunque silenzio tombale.
L'assessorato competente tuttavia ha avviato una verifica e si attendono risposte.
Sta di fatto che moltissime delle gare pubbliche e degli affidamenti in questi anni sono stati fortemente contestati da moltissimi soggetti e parti in causa.
Non sono mancati ricorsi al Tar ed esposti alle procure finite sempre nel nulla.
E poi ci sono lettere di protesta di ditte che chiedevano spiegazioni e, non volendo, gettano una luce forse non trascurabile su alcuni dettagli.
Il meccanismo è semplice: la Regione o L'Europa girano milioni di euro all'Arit per realizzare progetti (anche inutili e vuoti); si producono i capitolati e si fanno le gare; le commissioni di gara analizzano le offerte delle imprese partecipanti e determinano il vincitore.
Se siamo fortunati fin qui tutto si è svolto al meglio e senza intoppi.
A questo punto l'azienda vincitrice con la propria offerta tecnica si reca presso l'Arit dove firma un contratto.
Tra le altre cose nel contratto si dice che «entro e non oltre 180 giorni dalla stipula» bisogna presentare il progetto esecutivo «elaborato sulla base del capitolato tecnico, dell'offerta tecnica, nonchè sulle indicazioni tecnico progettuali operative fornite dall'Arit».
Peccato che il progetto esecutivo sia stato quasi sempre presentato in ritardo, a volte anche di anni.
Ma cosa succede, se per esempio, una ditta vince un appalto perché fa una offerta migliore secondo il capitolato e poi presenta un progetto esecutivo un tantino diverso?
Succede che in una regione normale dove gli amministratori sono attenti la procedura si blocca e l'ente pubblico bacchetta l'azienda che fa la furba.
In Abruzzo, invece, come sempre nessuno si accorge mai di nulla, con conseguenze che in parte si conoscono. In certi casi vi sarebbe stata una vera e propria concertazione con l'Arit per le modifiche da apportare ai progetti esecutivi, dopo gli affidamenti degli appalti.
Un meccanismo che, oltre a generare costi enormi, ha un “indotto” fatto di clientele e piccole grandi speculazioni per un ritorno anche soltanto di immagine e di prestigio ma risultati utili alla collettività quasi pari a zero.
Qualora però ci si ritrovasse palesemente di fronte ad un progetto tecnico difforme dal capitolato d'appalto ipoteticamente si potrebbe anche parlare di una gara d'appalto falsata. Ed è qui che le ditte che non hanno vinto protestano (o dovrebbero protestare, cosa che non sempre avviene).

DITTA CHE VINCE, PROGETTO CHE CAMBIA

Facciamo un esempio semplice semplice.
Ipotizziamo una gara pubblica per acquistare un motociclo.
Si presentano due aziende: l'azienda A propone una potente moto, l'azienda B propone un buon motorino. C'è una bella differenza di qualità e di prezzo ma il rapporto migliore, ipotizziamo, sia quello della ditta A che vince.
Poi però nel progetto esecutivo ci si mette una postilla nella quale si chiarisce che è meglio, al posto della potente moto, proporre un motorino.
Le conseguenze allora sono: l'azienda A vende il motorino e viene pagata per una potente moto (così come stabilito nel bando di gara), la gara è inquinata perché a questo punto si è estromessa con un escamotage l'azienda B che aveva proposto inizialmente il motorino ma è stata scartata perché confrontata con l'altra proposta che nel frattempo è cambiata.
Non certo una trovata originale, piuttosto una pratica diffusissima in Italia. Ma questa è pura teoria.

ALL'ARIT SUCCEDE CHE...

Potrebbe darsi che le cose siano molto più complesse e che quanto detto finora non c'entri affatto con uno dei casi concreti accaduti all'Arit e del quale PrimaDaNoi.it è in grado di raccontare i dettagli.
Restano ancora oscure, infatti, le ragioni di decine di siti internet finanziati con soldi pubblici dai costi spropositati completamente vuoti.
Succede che ad agosto 2007 uno tra i colossi mondiali dell'informatica, il gruppo Oracle, scrive all'Arit. A parte l'imbarazzante incipit nel quale il manager europeo lamenta il fatto che da oltre un anno non riesce a parlare con un responsabile -figurarsi ad incontrarlo-, l'azienda punta l'attenzione su tre progetti ben precisi.
Si tratta dei bandi di gara “Edu-Health Servizi di telematica specializzata”, “Reti di medici di medicina generale” ed il “Centro servizi Territoriali-Cts” ai quali Oracle non è intervenuta direttamente ma attraverso partnership con le società che hanno realmente partecipato.
Ad un certo punto il manager scrive:«con nostra sorpresa ci è stato comunicato che l'Arit aveva chiesto la rivisitazione dei progetti con la sostituzione dell'Application Server (un prodotto di Oracle) con quello di un'altra ditta, nonchè la sospensione della fornitura del Db server per precedenti acquisizioni effettuate dall'amministrazione in altre gare passate».
In pratica il colosso si lamenta perché nel progetto esecutivo sono cambiate le forniture inizialmente concordate anche se non è dato sapere che tipo di incidenza questo fatto abbia avuto realmente sul progetto complessivo.
La lettera piccata prosegue: «d'altra parte nessuna menzione è stata fatta nei capitolati di gara di prodotti interni che avrebbero dovuto essere utilizzati, né di preferenze verso alcuni prodotti di Application Server. Le gare sono state aggiudicate sulla base di un punteggio tecnico economico attribuito ad una ben definita architettura hardware e software e con prodotti esposti in offerta».
Solo un caso isolato?

15/01/2010 12.15

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK