Del Turco: bufera mediatica per scagionarlo. La procura:«non è cambiato nulla»

Alessandro Biancardi

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Del Turco: bufera mediatica per scagionarlo. La procura:«non è cambiato nulla»
ABRUZZO. “Facite ammuina”. Era l’ordine che, si dice, gli ammiragli borboni impartivano nelle situazioni di difficoltà, quando sotto scacco si voleva dare l’impressione di grande efficienza a bordo. Insomma un agitarsi per fare agitare.





E' quello che probabilmente sta accadendo da qualche giorno sul caso Del Turco.
Per i cittadini distratti la sensazione è quasi quella di essersi persi il processo sanitopoli all'ex governatore del Pd ed altri 33 indagati.
Sembra di essersi distratti un attimo proprio mentre il giudice pronunciava la sentenza di assoluzione. Insomma confusione e disorientamento.
«Ci si continua a difendere dal processo e non nel processo», ha commentato oggi il procuratore capo della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi.
Il procuratore ha detto che è stata «pubblicata una tesi difensiva» e che i fatti a cui fa riferimento il rapporto dei Nas erano già conosciuti preventivamente dalla Procura che li ha valutati.
Trifuoggi ha aggiunto che comunque «non risulta che la Giunta regionale dell'epoca abbia fatto alcunché per ridurre il deficit della sanità se non in esecuzione di imposizioni governative, tanto che poi la Regione è stata commissariata».
Non c'è stata alcuna sentenza (tanto meno di assoluzione).
Non c'è stato alcun processo, ancora.
A muoversi d'anticipo sono giornali e tv e a rimorchio la politica per creare il caso e montarlo ad arte.
Tutto è partito da un rapporto dei Nas che su mandato dei pm Trifuoggi, Bellelli, Di Florio hanno indagato alcuni aspetti della attività di ricoveri di Villa Pini.
Nel dettaglio si spiegano le metodologie di truffe adottate da Angelini e dal suo gruppo (da decenni) ed i movimenti di soldi distratti dalle casse delle società.
Un rapporto che sarebbe stato depositato dopo gli arresti e che «scagionerebbe Del Turco», qualcuno ha persino voluto insinuare che i pm lo abbiano ignorato preferendo essere precipitosi nel richiedere le misure cautelari.
Si tratterebbe di una serie di interpretazioni distorte per fini intuibili. Ci sono però imprecisioni lampanti e spesso non logiche.

DEL TURCO:«LE PROVE CONTRO DI NOI NON ESISTONO»

«Documenti ora in possesso di tutti – ha commentato invece Del Turco - parlano chiaro e se ne stanno ricevendo delle conclusioni logiche. Quei documenti parlano un linguaggio indiscutibilmente importante. Il problema e' dove sono andati i soldi che Angelini ha tolto al bilancio delle sue aziende».
«Sono felice - aggiunge Del Turco - di constatare che c'e' questa somma di prove che veniva dichiarata contro di noi e che in realtà non esiste. Sono passati 17 mesi: tra noi e il processo - rileva l'ex presidente - c'e' un giudice terzo che deve decidere se ci sono le condizioni per processarci».
Così si vogliono far passare per vere certe affermazioni.

«PARERE IGNORATO»


Se è vero che il rapporto dei Nas citato è posteriore agli arresti è vero che le risultanze in essere riportate raccontano fatti precedenti e conosciuti dai pm che avevano contatti continui con il comandante regionale Sciarappa.
Ad ogni modo, ignorato o meno, sta di fatto che alla chiusura delle indagini gli indagati rimangono pressocchè quelli della prima ora mentre i pm, se effettivamente avessero ignorato il rapporto che scagiona, avrebbero potuto rimediare all'errore già con l'archiviazione.
Per il procuratore Trifuoggi invece tutto rimane invariato «ed a breve richiederemo il rinvio a giudizio».

«I SOLDI LI HA NASCOSTI ANGELINI E NON SONO TANGENTI»


Una delle prime dichiarazioni ai pm di Vincenzo Angelini, proprietario di Villa Pini, nel 2008 fu che si era reso responsabile di aver distratto almeno 120milioni di euro dalle casse della Novafin una delle società del gruppo.
Vi sono dunque riscontri precisi della distrazione di una somma di denaro ingente per fini privati («lo sanno anche nel Tibet che sono uno scialacquatore», dice ai pm Angelini).
La procura di Pescara contesta tuttavia una cifra complessiva di circa 15 milioni di euro in sospette tangenti. La distrazione del patrimonio di Villa Pini e le tangenti sarebbero dunque due fatti perfettamente compatibili e uno non esclude l'altro.

«DEL TURCO STAVA RIMETTENDO I CONTI A POSTO»

E' vero che Del Turco aveva iniziato una azione di risanamento della sanità. E' vero anche che per disposizioni del Governo la Regione aveva dei parametri precisi da rispettare e non era esattamente libera di risanare o continuare a dilapidare.
Da aggiungere che ad ogni modo il trattamento verso Angelini era comunque di favore e diverso rispetto alla maggior parte delle cliniche private che avevano ricevuto tagli maggiori.
In una intercettazione telefonica Di Stanislao, ex direttore dell'agenzia sanitaria regionale, dice per esempio che Angelini avrebbe subito tagli limitati e che pure così avrebbe avuto troppo, persino al di sopra delle sue capacità produttive.
Inoltre, vi sono intercettazioni di Del Turco -al telefono con Berlusconi o Letta- che quasi supplica di evitare l'arrivo del commissario della sanità.
Gli esponenti di governo però non possono fare molto e scaricano la colpa al governo Prodi che aveva avviato le procedure.
Ad ogni modo il commissario poi è arrivato, segno che non era evidentemente bastato quanto fatto.

«ANGELINI ANDAVA ARRESTATO»


Oggi si contesta il fatto, sempre dopo la lettura del rapporto dei Nas, che Angelini andasse arrestato. Lo si è detto da subito e lo si è ribadito in questi nove mesi in cui i suoi dipendenti non hanno ricevuto gli stipendi. Il perché Angelini non sia stato mai arrestato rimane cosa difficile da comprendere. Un altro particolare è che vi sarebbero anche altri procedimenti pendenti a Chieti.
Per quanto riguarda l'inchiesta sanitopoli i pm hanno chiesto la misura cautelare dell'obbligo di dimora per Angelini ma il giudice Maria Michela Di Fine ha ritenuto di non dover concedere nemmeno quella perché non vi era più pericolo di fuga, reiterazione di reato o inquinamento probatorio.

«DEL TURCO INNOCENTE» 1

La politica si è affrettata a dare giudizi su un procedimento che si conosce solo a grandi linee e pure tutte le indiscrezioni apparse sui giornali non sono che un piccolissimo sunto.
Se Del Turco è innocente lo stabiliranno i tre gradi di giudizio.
I fatti sono però che i suoi avvocati (Milia-Coppi) non hanno fatto mai ricorso né contro gli arresti né contro i sequestri preventivi.
E' un fatto che Del Turco parla molto in televisione intervistato spesso da giornalisti “morbidi” e senza contraddittorio, mentre negli interrogatori l'ex governatore si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere.
Inoltre il riesame in tutti i casi ha respinto le istanze degli altri indagati che avevano fatto ricorso confermando l'impianto accusatorio.

«DEL TURCO INNOCENTE» 2


Nonostante le numerose interviste, l'ex presidente non ha mai detto «non ho mai preso tangenti, sono innocente» ma ha sempre ribaltato il punto di vista: «la procura non riuscirà a provare le tangenti».
Per lui non è vera nemmeno l'affermazione che «i soldi non sono mai stati trovati». Infatti, la procura ha ricostruito i movimenti di una parte dei soldi che sono serviti ad acquistare due appartamenti, acquisti materialmente compiuti dalla convivente di Del Turco.
La procura ha le prove che i soldi per tali acquisti sono passati dal conto bancario dell'ex governatore ma alle domande circa la loro provenienza non ha mai risposto. Così come ha fatto la convivente.
Soldi e movimenti che la procura ha individuato e ritiene essere frutto di tangenti. Per gli altri 5 milioni che sarebbero frutto di concussione e corruzione invece oltre alle accuse di Angelini vi sarebbero riscontri bancari e testimoniali.

«DEL TURCO INNOCENTE» 3


La procura ha inoltre verificato e provato ben 18 visite di Angelini a casa Del Turco a Collelongo. Resta l'incognita e, probabilmente la poca opportunità, nel ricevere un numero di volte così cospicuo un esponente della sanità privata nel proprio domicilio privato. Perché non nella sede istituzionale?

«DEL TURCO INNOCENTE» 4


Nella indagine sarebbero poi emersi indizi di quelle che la procura ha chiamato da sempre «corruzione storica», cioè presunti fatti di cessioni di beni e denaro in tempi remoti.
Fatti vecchi ignorati dalla procura di Pescara forse non competente, per ipotesi di reati di sicuro prescritti. Fatti però per i quali vi sarebbero parziali riscontri in almeno due vicende ben precise.

PROVE CONCRETE DI CORRUZIONE DEGLI ALTRI

Per gli altri indagati le accuse sono ancora più nette, infatti, per molti di loro sono stati trovati anche i soldi benchè non sia strettamente necessario per concretizzare la fattispecie corruttiva.
L'ex braccio destro del governatore, Lamberto Quarta, ha infatti acquistato una casa in contanti senza aver potuto chiarire la provenienza di quei soldi.
Per Camillo Cesarone, ex capogruppo del Pd in consiglio regionale, invece vi sarebbe la testimonianza diretta di una persona oltre ad altri riscontri contabili alle parole di Angelini.
Per non parlare di Luigi Conga, l'ex manager dell'Asl di Chieti, per il quale la procura ha recuperato quasi per intero i 5 milioni di euro in contanti, case e depositi bancari. Parte di quei soldi finivano, sostiene l'accusa, poi ad Aracu allora coordinatore del Pdl.
Insomma intorno a Del Turco sarebbe stato ricostruito un corollario di corruzione molto netto.
Se così non fosse a primavera quando si terrà l'udienza preliminare il gup proscioglierà da tutte le accuse Del Turco ed i suoi.
Allora sì almeno vi sarebbe un fatto nuovo da commentare e strumentalizzare.
Al momento però le indagini si sono chiuse e mancherebbero all'appello ancora un paio di notifiche di indagati all'estero (dipendente della Deutsche bank) residente a Londra.
Eppure anche in questo caso la legge prevede la possibilità per gli indagati di farsi interrogare e depositare memorie difensive. Ma anche in questo caso Del Turco ha preferito glissare.
Ad ogni modo pare che la tesi difensiva, quella che si paleserà nel procedimento, possa mirare ad un patteggiamento se le accuse di concussione dovessero essere riviste, se cioè si parlasse solo di corruzione.
L'ipotesi al momento però parrebbe piuttosto improbabile.

INTERESSI “OCCULTI” DIETRO L'ASSOLUZIONE MEDIATICA

Interessi trasversali ed ancora non chiari dietro il nuovo martellamento mediatico. C'è chi vuole vedere una operazione di ripulitura dei vecchi vertici del Pd, magari con il rientro di qualche ex segretario allo stato ancora indagato e prossimo al rinvio a giudizio.
E chi crede che si stia preparando il terreno per un “ingresso trionfale” dell'ex sindacalista nel Pdl.
Si sbilancia di più il segretario del Psi, Riccardo Nencini, che quasi propone un ritorno alle urne perché il voto delle regionali abruzzesi sarebbe stato falsato dall'errore giudiziario.
Non lascia equivoci dietro di sé Nencini e taglia con l'accetta le parole:«Finalmente la verità su Ottaviano Del Turco viene a galla, ma ora cosa farà la giunta Chiodi, si dimetterà?».
Per la prima volta si registra anche una dichiarazione dell'onorevole Marini, forse la persona più influente in Abruzzo dopo Remo Gaspari che si domanda con maggiore cautela se gli arresti sono stati opportuni.
Originale l'intervento per l'ex sindacalista della Cisl, oggi senatore Pd, che nell'ultimo decennio è stato quanto meno poco fortunato ed accorto a scegliere i suoi candidati locali come per esempio Enzo Cantagallo sindaco di Montesilvano arrestato per tangenti e Luciano D'Alfonso sindaco di Pescara arrestato per tangenti. Anche con Del Turco la vicinanza è un dato di fatto incontestabile.

Alessandro Biancardi 08/01/2010 17.37

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