Del Turco, il processo non parte ma va in scena il dibattimento mediatico

Alessandro Biancardi

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 Del Turco, il processo non parte ma va in scena il dibattimento mediatico
L'AQUILA. Il processo sull'inchiesta della Sanità che vede tra gli imputati l'ex governatore Del Turco deve ancora cominciare ma il ''dibattimento'' mediatico è già partito. IL PDL CONTENTO PER "L'ASSOLUZIONE" DELL'EX GOVERNATORE
Dopo mesi di silenzio la maxi vicenda giudiziaria che coinvolge il comparto sanitario regionale è tornato sulla stampa nazionale. Presunte tangenti, soldi mai trovati, rivelazioni con il contagocce (quelle di Vincenzo Angelini) e protagonisti di primo piano della scena politica scomparsi dalla vita pubblica dopo le manette.
Del Turco si è sempre professato innocente, ha sempre chiesto che si scavasse tra i suoi conti bancari e assicurato che la procura non avrebbe trovato nulla.
L'accusa, dall'altro lato, ha sempre parlato di «una montagna di prove», conti correnti troppi gonfi per i lavori svolti dai singoli indagati, investimenti di copertura in appartamenti o auto di lusso, movimenti bancari tra indagati e parenti per far sparire i denari illeciti.
Non sono mancate accuse alla stessa Procura per il metodo d'indagine (i detrattori parlarono di «teorema») e per l'arresto (e l'isolamento in carcere) dell'uomo che fino al 13 luglio del 2008 ha governato la regione.
Se non vi è stato ancora il rinvio a giudizio per gli indagati e quindi non è ancora iniziato il processo col quale bisognerà ristabilire la verità (giudiziaria) dei fatti, l'impianto accusatorio sta mediaticamente crollando.
Ovvero diversi giornali, nazionali e locali, hanno cominciato a scalare quella «montagna di prove» a carico dell'ex governatore che la procura di Pescara sostiene di aver trovato.
Il quotidiano La Stampa, su un articolo pubblicato questa mattina, sostiene addirittura che sono crollate tutte le accuse a carico dell'ex presidente di Regione.
In ballo si tira ancora una volta un rapporto dei Nas allegato al faldone dell'inchiesta e con il quale i carabinieri avevano documentato «una serie di truffe ai danni della Regione consumate all'interno delle cliniche convenzionate di Angelini, reati così gravi da indurre l'Arma a consigliare la reclusione del patron. E' importante la data del rapporto: 16 giugno 2008», scrive il quotidiano di Torino. «Un mese più tardi infatti scattano gli arresti: non per Angelini però, ma per Del Turco e per i suoi collaboratori. Cosa è accaduto per invertire il destinatario delle manette?».
Il giornale però non ricorda che i pm Trifuoggi, Bellelli e Di Florio chiesero l'arresto anche per il patron di Villa Pini ma fu poi il giudice Maria Michela Di Fine a dare parere negativo, probabilmente perchè considerò l'atteggiamento «collaborativo» del grande accusatore.
Il quotidiano mette in luce «le parole di Trifuoggi» del 14 aprile «che sembravano preludere ad un processo così ben istruito da poter essere rapidamente archiviato» e «la mancanza di prove» riscontrate «in un anno e mezzo di rogatorie internazionali alla ricerca di conti esteri o di società off-shore. Ma non un soldo è stato trovato e il pilastro dell'accusa resta, essenzialmente, resta la parola di Angelini».
Dalla Procura è da mesi, però, che si continua a ripetere che il non aver trovato i soldi non equivale a sostenere che i reati non siano mai stati compiuti. Sarebbe stata inoltre trovata una molteplicità di indizi, in entrata e in uscita, di quel bottino che supera i 10 milioni di euro impiegato chissà come. Ovvero tracce che poi, sostiene sempre l'accusa, si sarebbero perse magicamente nei paradisi fiscali.
La Stampa sottolinea inoltre che anche «il prudentissimo Franco Marini esce allo scoperto» e ha commentato che «dai documenti oramai pubblici è inconfutabile come la giunta Del Turco abbia agito con coraggio rispetto ai costi della sanità privata e che l'accusa si basi soltanto sulle dichiarazioni di Angelini».
Una presa di posizione chiara e inedita per l'ex presidente del Senato che anche in occasione di altri scandali giudiziari (Montesilvano e Pescara) ha sempre evitato commenti e si è mostrato sempre molto sorpreso per la ricostruzione dei fatti contestati ai diversi indagati
08/01/10 10.53

[url=http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201001articoli/51043girata.asp]L'ARTICOLO DE LA STAMPA[/url]

DAL PDL FELICITAZIONI PER DEL TURCO

All'improvviso, senza nulla di nuovo se non l'articolo della Stampa e un servizio del Tg5 di quest'oggi ad ora di pranzo nei quali si è parlato di caduta di tutte le accuse per l'ex presidente della Regione, continuano a rincorrersi commenti alla notizia di una ''assoluzione'' di Del Turco, ancora non arrivata anche perchè il processo non è mai partito.
Daniele Capezzone del Pdl si interroga già su chi dovrà risarcire Del Turco «dalle accuse si fanno sempre più fragili, e l'impianto accusatorio fa acqua da tutte le parti» e sostiene che la vicenda «è la conferma della viltà politica, e anche umana, di una sinistra che solo ora osa balbettare qualcosa, ma per lunghi mesi ha taciuto, fingendo di non vedere, di non sentire e di non capire, e di fatto ha alimentato la logica del tritacarne giustizialista».
Il Ministro per l'attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi, festeggia quasi e si dice «lieto per Del Turco: il giorno dell'arresto scommisi sulla sua onestà, a differenza del suo partito».
«Non si può non restare sconcertati dalla lettura degli atti giudiziari che portarono all'arresto di Ottaviano Del Turco e alle sue dimissioni da Governatore dell'Abruzzo pubblicati oggi da La Stampa», così Marco Di Lello, Coordinatore della Segreteria Nazionale del Partito Socialista.
«Ora - aggiunge - non si può che attendere con fiducia l'esito del processo ma intanto credo che sarebbe utile che il Ministro della Giustizia Alfano mandi propri ispettori a verificare se la Procura abruzzese ed il Gip dell'inchiesta abbiano agito in nome di una correttezza ed una trasparenza di cui appare legittimo quantomeno dubitare».
08/01/10 13.37

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