Zavattaro Asl Chieti-Vasto:«Cercherò di conquistarmi la fiducia dei cittadini»

Alessandro Biancardi

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Zavattaro Asl Chieti-Vasto:«Cercherò di conquistarmi la fiducia dei cittadini»
L'INTERVISTA CHIETI. Cordiale e disponibile, almeno con PrimaDaNoi.it, al punto di interrompere una riunione per rilasciare l'intervista. Mai capitato prima.
E soprattutto mai capitato che un docente della Bocconi si presentasse semplicemente e senza dare l'impressione di viaggiare a qualche centimetro o metro da terra.
Francesco Zavattaro, il neo manager della Asl Chieti-Lanciano-Vasto pescato tra gli esperti di economia sanitaria del Cergas della Bocconi, è già al lavoro nella sede dell'ospedale SS. Annunziata di Chieti.
Con lui, nella prima riunione del nuovo incarico (dopo un breve saluto sabato mattina, accompagnato da Amedeo Budassi, primario del Pronto soccorso), ci sono Giancarlo Barrella, sub commissario per Lanciano fino al 31 dicembre, e Domenico D'Antonio, direttore sanitario a Chieti durante il breve periodo di commissariamento con Raffaele Di Nardo.

Nel nuovo incarico lei si sente più un “accademico” che un uomo comune con tutte le normali richieste di sanità?
«Sì, la Bocconi è un'esperienza importante e formativa ma io ho cercato sempre di essere poco accademico e molto più vicino ai problemi reali e concreti. Non a caso nel mio curriculum ci sono molte esperienze nei Nuclei di valutazione delle Aziende».

Quali sono, ad un primo contatto, le emergenze prioritarie di questa Asl provinciale?
«Sono almeno due. La prima è senz'altro la fusione tra le due realtà amministrative e ospedaliere che c'erano prima. La sintesi unitaria di Chieti con Lanciano-Vasto è la prima cosa da fare. Bisogna far passare l'idea che c'è un soggetto unico nuovo, con le sue dinamiche e le sue caratteristiche e con la sua nuova identità. Di questo parlerà diffusamente il nuovo Atto aziendale che sto preparando. Certo ci saranno problemi per gli incarichi duplici, per i Dipartimenti doppione e così via. Si tratta di decidere quale itinerario percorrere per arrivare a risolvere questi problemi. Un fatto è certo: io sono per valorizzare le professionalità esistenti e sicuramente penso che non ci si può sedere in due alla stessa scrivania».

La seconda emergenza?
«Villa Pini, con tutto quello che questa realtà evoca. Sarà una partita complessa, ma avrò al mio fianco sicuramente sia l'assessore Venturoni che il presidente Chiodi, molto impegnati in prima persona in questa vicenda».

Ci sono anche altri temi caldi: le liste d'attesa, la carenza di personale, i rapporti con l'Università, le nomine dei suoi collaboratori, il destino dei piccoli ospedali…
«Non tutto in un giorno. Avrò bisogno di un paio di mesi per conoscere bene le varie realtà che ha segnalato. Intanto posso dire che sabato, quando per la prima volta ho messo piede in Ospedale, ho visto che c'è qualche difficoltà al Pronto Soccorso, nel senso che l'accesso è difficile. E non solo una questione di parcheggi. Siccome ho in mente di favorire in generale l'accesso alla sanità, questo significa che sarà mia cura particolare seguire il Pronto Soccorso, che mi ha comunque dato un'impressione di efficienza. Non dimentico che questo è il biglietto da visita per chi viene da fuori. Per le nomine e per gli altri problemi, a breve ci sarà una riunione, mi sembra l'11 gennaio, con la dottoressa Baraldi che segue il Piano di rientro e con lei studieremo il da farsi. Con l'Università debbo ancora prendere contatto, ma prevedo una collaborazione a tutti i livelli».

Sul personale e sui piccoli ospedali da chiudere o da riconvertire quale sarà il suo approccio? I precari licenziati torneranno al lavoro, visto che non si può fare assistenza di qualità senza medici e senza infermieri?
«Io credo che la sanità deve essere vicina al cittadino. Questo non significa l'ospedale sotto casa o dietro l'angolo. Quindi, esistendo tanti piccoli presìdi, il problema non è chiudere o non chiudere, ma realizzare una rete sul territorio che assicuri i servizi essenziali. Per il personale sarà l'Atto aziendale a fotografare l'esistente con l'unificazione in atto tra le due Asl che porterà alla somma degli addetti e a prevedere il futuro e quindi il fabbisogno di personale».

Cosa può aspettarsi il comune cittadino dal nuovo manager?
«Se dico “governo clinico” magari mi capiscono solo gli addetti ai lavori. Traduco per tutti: secondo me la parola più importante nei rapporti cittadini-sanità deve essere “fiducia”. Capisco che è difficile poi declinarla in pratica e trasformare lo slogan in azioni concrete. Ma è quello che cercherò di fare».

Sebastiano Calella 05/01/2010 8.56

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