L’agenda della discordia: "Cecè" non c’è in compenso spunta Giovanni D'Arco

Alessandro Biancardi

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L’agenda della discordia: "Cecè" non c’è in compenso spunta Giovanni D'Arco
ABRUZZO. Come ridurre i costi della politica raddoppiando le spese: la Presidenza del Consiglio regionale ha regalato meno agende ai consiglieri, ma le ha sbagliate ed ora forse le deve ristampare tutte.





Nella prima edizione manca, infatti, il nome del consigliere Cesare D'Alessandro (Idv) che giustamente ha minacciato azioni di rivalsa per danno d'immagine.
Ci sono poi alcuni altri errori da ridere se non fossero sviste grossolane che non possono non far pensare ad un lavoro frettoloso e per nulla professionale. Dettagli trascurabili se quegli errori non fossero frutto di lavoro pagato con soldi pubblici.
Tutti aspettavano che il cavallo di battaglia del Pdl durante le elezioni avesse un'applicazione immediata: per esempio un taglio consistente degli stipendi dei consiglieri.
Macché.
Si è preferito iniziare dalle piccole cose e cioè dal risparmio sul costo delle agende (formato 9 per 12 centimetri, formato tascabile). Risparmio?
Si fa per dire, l'intenzione forse c'era: oggi che ad ogni consigliere se ne regalano 2 invece di 5, il costo unitario delle agende potrebbe essere aumentato.
Come se non bastasse, improvvisamente il presunto risparmio è stato messo in crisi da un errore.
Come detto, aver dimenticato il nome di Cesare D'Alessando potrebbe significare la necessità di una seconda edizione, quella giusta, forse in grado di disinnescare la mina vagante del risarcimento per danno di immagine chiesto dal consigliere “desaparecido”.
I maligni hanno subito pensato ad una ritorsione del presidente del Consiglio regionale, viste le scintille che in aula scoppiano quando Pagano toglie la parola a D'Alessandro (o non gliela concede proprio) o quando lo stesso D'Alessandro lancia il cartoncino del voto e colpisce involontariamente il presidente nemmeno ci avesse preso la mira.
La notte del bilancio, raccontano i presenti, per ben 5 volte D'Alessandro ha tentato di intervenire, ma non gliene è stata data la facoltà.
Come d'altra parte era avvenuto già in passato tra le proteste vibranti dell'Idv.
Ed stato proprio Carlo Costantini, che dell'Idv è capogruppo, a far notare in aula la dimenticanza nell'inserto dell'agenda, senza peraltro sposare la tesi del complotto. Alla luce dei rapporti tesi tra consigliere e presidente, questo infortunio sembra proprio il classico esempio di quando il diavolo ci mette la coda.
In effetti, anche a detta della Carsa che dell'inserto è editrice sempre per volontà della Presidenza del Consiglio, si è trattato di una svista alla quale «si deve porre riparo».
E come?
Le agende sono state distribuite fin dal 18 dicembre: saranno richiamate, come avviene per le automobili difettate, e mandate al macero o si continuerà ad usare quelle già stampate?
Dilemma difficile.
L'editore Carsa, nella persona di Roberto Di Vincenzo, non si era nemmeno accorto dell'errore, perché «il sedicesimo (cioè l'inserto con le notizie regionali da inserire nelle agende tascabili in vera pelle e già predisposte) ci è giunto così dall'ufficio di presidenza e non toccava certo a noi controllare i dati – ha dichiarato - ricordo che il materiale era un pò farraginoso, ma se la Regione ci dice che i consiglieri sono quelli, per noi restano quelli. Mi spiace per l'incidente, vedremo come rimediare».



ERRORE PER D'AMICO, DIVENTATO GIOVANNI D'ARCO

La soluzione sarà il solito “errata corrige”?
Allo studio ci sarebbe la stampa di un segnalibro a colori (in questo caso un “segna-agenda”) con la scritta: “ci scusiamo con Cesare D'Alessandro che avevamo dimenticato nel precedente elenco”.
Per non ingenerare altre confusioni, e quasi come risarcimento, sarebbe prevista anche la foto sorridente dell'esponente dell'Idv.
Un trattamento di favore rispetto a Giovanni D'Amico (Pd), vice presidente del Consiglio.
Per lui nella pubblicazione edita dalla presidenza solo un foglietto “errata corrige” così concepito: “nella gerenza il cognome riportato all'interno del comitato editoriale Giovanni D'Arco è errato. Il cognome corretto è Giovanni D'Amico”.
Insomma l'ex assessore al Bilancio trasformato nella Pulzella d'Orléans (al maschile) fa davvero sorridere.
Ma chi ha controllato (si fa per dire) le bozze?
Per onestà si deve ammettere che errori capitano a tutti quelli che scrivono.
Ma certi segnali dimostrano un pò di sciatteria nei testi: vedi il Difensore Civico Giuliano Grossi scritto sulla stessa riga e non a capo (come gli altri), qualche parentesi dimenticata nei numeri telefonici, dirigenti “vacanti” o “Vacanti”, l'assessore Federica Carpineta con l'ufficio solo all'Aquila (a Pescara, in viale Bovio, c'è un suo clone), “Vice Presidenti” (parole staccate) per il Consiglio e “Vicepresidente” attaccato per la Giunta.
Oppure: Consiglieri, Assessori e Presidenti delle Commissioni vengono indicati una volta con il cognome prima del nome (come scolaretti), un'altra con il nome prima del cognome: De Matteis Giorgio (Movimento per le Autonomie Abruzzo) diventa Giorgio De Matteis come vice di Pagano, così Nasuti Emilio è il presidente della Commissione Bilancio, mentre Giandonato Morra è l'Assessore ai trasporti. E siamo sicuri che nel famoso elenco in ordine alfabetico De Matteis venga prima di Del Corvo?

AUMENTANO LE SPESE DI RAPPRESENTANZA DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO REGIONALE

Dunque, l'unico rimedio possibile alla dimenticanza del nome del consigliere e alla sciatteria sarebbe la ristampa soltanto dell'inserto che secondo Di Vincenzo è costato 7 mila euro (qualcuno dice troppo, noi aspettiamo dati ufficiali).
Al macero dovrebbero andare gli inserti difettati rimasti o recuperati. Il che potrebbe significare altri 7 mila euro che faranno lievitare la voce “spese della presidenza del Consiglio”.
Ma questo non dovrebbe essere un problema.
L'aumento per le spese di rappresentanza c'è già stato: «Con Nazario Pagano sono passate da 110 mila euro a 130 mila, con un aumento di 20 mila euro – spiega D'Alessandro con la solita vivacità – e manca il mio risarcimento».
Il pretesto per l'aumento sarebbe il solito: c'è stato il terremoto, si spende di più per i tanti ospiti che giungono in visita. Che fai? Non gli offri un caffè? E non gli regali la tazzina d'oro come souvenir, insieme ad un'agenda?

Sebastiano Calella 04/01/2010 9.02

CARSA:«NON ABBIAMO FATTO L'AGENDA CHE E' NELLA FOTO»

Come spesso accade dopo le notizie si rincorrono le telefonate di spiegazione tra dirigenti, uffici e politici che vogliono vederci chiaro, come se i fatti non esistessero prima dell'articolo.
Così salta fuori un nuovo “mistero”.
Dopo alcuni controlli Roberto Di Vincenzo di Carsa, già ascoltato ed interpellato sulla vicenda (le sue parole sono riportate sopra ndr), fa sapere a fine mattinata che «l'agenda fotografata non è l'agenda edita da Carsa e che nel loro lavoro non vi sono errori».
Dunque Di Vincenzo aggiunge particolari interessanti: le agende prodotte sono due mentre è probabile che insieme alle agende siano state date altre pubblicazioni alle quali probabilmente si riferiscono gli “errata corrige” come quello relativo a “Giovanni D'Arco”.
Come già ribadiva nell'articolo di questa mattina Di Vincenzo aggiunge:«Carsa dunque non ha commesso alcun errore».
Stiamo naturalmente approfondendo alcuni aspetti di questa faccenda ancora poco chiara.

04/01/2010 14.28

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