Petrolio, i comitati scrivono una lettera aperta ai consiglieri regionali

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. I comitati Natura Berde, HabitatLAB, e Abruzzo Rinnovabile Onlus hanno inviato ai consiglieri regionali una lettera aperta nella giornata in cui il consiglio torna a riunirsi per decidere sul futuro petrolifero della regione.

La proposta di legge urbanistica regionale presentata dalla Giunta Chiodi - a 26 anni di distanza dalla prima legge urbanistica dell'Abruzzo ricalca secondo i comitati «il testo di matrice burocratica redatto nel 2008 dalla Giunta Del Turco, confusionario quanto assurdo».
Da qui la richiesta ai consiglieri di riflettere bene prima di ipotecare il futuro di un territorio.
«E' lecito temere, se le cose non cambiano», sostengono dal coordinamento, «il peggioramento ad ogni livello delle politiche urbane, territoriali ed ambientali, già non esaltanti».
I comitati chiedono agli organi di governo e legislativi della Regione di decidere in accordo con le Autorità dello Stato nazionale e con le popolazioni locali se l'Abruzzo è e deve restare Regione Verde d'Europa, regione dei Parchi per antonomasia in coerenza con le decisioni del Parlamento italiano del1991, se l'Abruzzo può assurgere - non sulla carta ma nei fatti - a Città Regione o meglio a Regione Città in attuazione del Programma di governo della presidenza Chiodi della, se l'Abruzzo è e deve restare regione di eccellenza del Vinitaly, delle colline del Montepulciano, regione “agropolitana” del buon vivere, caratterizzata da ambiente, innovazione, turismo, industria della qualità.
«L'alternativa non conciliabile», secondo i comitati è che l'Abruzzo subisca «per volontà ed interessi oscuri, la trasformazione in distretto minerario petrolifero e petrolchimico».
Le modifiche all'esame del Consiglio Regionale riguardanti le L.R. n° 2 e n°14 rispettivamente del 10 marzo e del 15 ottobre 2008 emanate per bloccare la costruzione del centro oli di Ortona ed arginare le ricerche petrolifere in Abruzzo- non precludono le attività di perforazione, estrazione e lavorazione dei prodotti petrolchimici.
«Si tratta innanzitutto», spiegano i comitati, «di perimetrare su mappa con precisione le indicazioni normative proposte per le aree protette di terra e di mare, i terreni agricoli, quelli limitrofi, le zone sismiche, quelle a rischio idrogeologico e soggette a vincoli ambientali, le zone SIC-ZPS, di sovrapporvi la carta dei titoli minerari del Ministero dello Sviluppo Economico e dei potenziali pozzi petroliferi in terra e in mare. Dal risultato di questa prima analisi va estrapolato il territorio a rischio petrolchimico». Poi bisognerebbe «msurare le distanze dei potenziali pozzi e impianti petroliferi dai centri abitati, da centri commerciali e strutture di servizio, fabbriche e luoghi di lavoro e attrezzature a forte affluenza di pubblico. Ciò affinché ogni cittadino abruzzese possa conoscere a che distanza dalla propria abitazione, dalla scuola dei figli, dal luogo di lavoro e da quelli che frequenta normalmente potrà sorgere un pozzo o un impianto petrolchimico e quali danni possano derivarne alla sua salute e ai suoi beni mobili e immobili».
Il dato conoscitivo di partenza è imprescindibile quanto a legalità costituzionale e comunitaria europea.
«E' appena il caso di accennare, guardando la carta dei titoli minerari in Abruzzo», continua il comitato, «alla eventualità di violazione delle norme sulla concorrenza che costituirebbe l'ennesima causa di infrazione europea per l'Italia. In effetti la mappa di questi titoli per come è strutturata darebbe luogo ad una sorta di cartello tra società petrolifere».
Quanto ai conflitti di attribuzione tra Stato e Regione in materia petrolchimica e a possibili impugnative di leggi regionali da parte del Governo, i comitati richiamano la legge costituzionale n°3 /2001 titolo 5° art.117 della Costituzione in materia di Energia e quindi alla prospezione, estrazione, ricerca e coltivazioni di idrocarburi.
«Questa norma dà alle Regioni una potestà se non superiore quantomeno pari allo Stato in campo energetico e di uso del proprio territorio. E' questa la norma che ha consentito alla Toscana di impedire che petrolieri mettessero piede sul proprio territorio, alla Sicilia, alla Campania e al Veneto di sospendere ogni attività di estrazione petrolifera».
Neppure sul mare lo Stato può rivendicare una potestà esclusiva in materia di petrolio. «Anche qui», sostiene il comitato, «basta accennare al fatto che la pesca è di competenza regionale, così come la balneazione, il turismo, l'erosione costiera e gli effetti di subsidenza accertati. Si avrebbero danni pesanti e irreversibili danneggiati da piattaforme,impianti di estrazione e trattamento di idrocarburi su aree marine peraltro a breve distanza dalle coste (3-5 km)».
Risulta chiaro, si legge ancora nella lettera, che la Valutazione Ambientale Strategica -VAS- «è lo strumento principe, ancorché obbligatorio, da mantenere in vita nel testo di legge regionale per effettuare una verifica scientifica inoppugnabile dei rischi e dei danni delle attività petrolchimiche in terra e in mare e per misurare tutti gli effetti».

15/12/2009 11.58