«Ho visto manganelli e sangue. Noi eravamo lì per il posto di lavoro»

Alessandro Biancardi

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  L'AQUILA. Il racconto dei lavoratori. Giornata campale ieri a Roma per i lavoratori giunti dal polo elettronico per manifestare contro le decisioni del gruppo Finmek e sensibilizzare il Governo per  trovare una soluzione per uscire dalla profonda crisi del settore. Una delegazione sarebbe stata ricevuta da un rappresentante del Governo che avrebbe parlato chiaramente: "nessuna speranza". Ci sono stati scontri e cariche della polizia. Le reazioni indignate dei sindacati. LA GIORNATA DI IERI       LA CRISI DELLA OLIIT  EX LSU VAL VIBRATA: 9° GIORNO DI SCIOPERO IL VIDEO DI STRISCIA (ADSL) IL VIDEO DI STRISCIA (MODEM) IL BLOG DEI LAVORATORI DELL'AQUILA




  L'AQUILA. Il racconto dei lavoratori. Giornata campale ieri a Roma per i lavoratori giunti dal polo elettronico per manifestare contro le decisioni del gruppo Finmek e sensibilizzare il Governo per  trovare una soluzione per uscire dalla profonda crisi del settore. Una delegazione sarebbe stata ricevuta da un rappresentante del Governo che avrebbe parlato chiaramente: "nessuna speranza". Ci sono stati scontri e cariche della polizia. Le reazioni indignate dei sindacati.



LA GIORNATA DI IERI
     
LA CRISI DELLA OLIIT
 



EX LSU VAL VIBRATA: 9° GIORNO DI SCIOPERO



IL VIDEO DI STRISCIA (ADSL)



IL VIDEO DI STRISCIA (MODEM)



IL BLOG DEI LAVORATORI DELL'AQUILA

PrimaDaNoi.it ha sentito Italo Vultrini, Rsu della Finmek che ieri era presenta fra le 3000 lavoratori degli stabilimenti italiani del gruppo. Ci ha raccontato la sua giornata campale.
«Siamo arrivati intorno alle 10.30 in piazzale Venezia e da lì abbiamo iniziato a muoverci: la nostra destinazione era ovviamente palazzo Chigi», ci ha detto Vultrini, «sono iniziate allora le frizioni con le forze dell'ordine. Con difficoltà dopo alcuni minuti i primi lavoratori sono riusciti a penetrare nella piazza ai piedi della sede del Governo. Abbiamo allora iniziato a mettere striscioni, ad intonare cori, a battere le mani, ad urlare la nostra rabbia e nello stesso tempo abbiamo chiesto una riunione al Governo che ancora intorno a mezzogiorno non aveva manifestato la volontà di riceverci. In seguito alle pressioni tuttavia, una ristretta delegazione di cui facevano parte i sindacati nazionali è riuscita ad entrare nel palazzo ricevuta dal sottosegretario alle attività produttive. Il rappresentante del governo», racconta sempre l'Rsu della Finmek, «ha spiegato alla delegazione di lavoratori che al momento la situazione è difficile per la Finmek. Ci sarebbe anche un imprenditore e dunque una ditta disposta ma nessun tipo di garanzia o di atto formale in merito sarebbe finora stato redatto».
Il sottosegretario alle attività produttive avrebbe poi rassicurato la delegazione dicendo che il Governo avrebbe rifinanziato il gruppo per guadagnare tempo e risollevare almeno in parte la pesante situazione generatasi.
«Dopo più di mezz'ora», riprende Vultrini, «la delegazione è uscita dal palazzo ed ha iniziato a fare il punto della situazione a tutti i manifestanti rimasti fuori. Quando i nostri rappresentanti ci hanno comunicato l'iniziativa del Governo di finanziare il gruppo che ha sperperato miliardi a quel punto gli animi si sono agitati. Molte persone hanno iniziato ad urlare e a manifestare la loro contrarietà.
Ci sono state dure contestazioni anche verso i sindacati. I più “calorosi” si sono dimostrati i lavoratori napoletani. Infatti», continua il rappresentante, «in quel momento una parte delle persone ha lasciato la piazza per ritornare a casa mentre un'altra parte -soprattutto i campani- sono rimasti insieme ai lavoratori di Sulmona e dell'Aquila. In quel momento sono iniziati gli scontri con la polizia che voleva a tutti i costi lo sgombero della piazza in tempi brevi».
«Ho visto poliziotti alzare mani e piedi i lavoratori immobili sulla strada», dice, «ho visto i manganelli che si abbassavano violentemente sulle spalle dei miei colleghi ho visto anche il sangue per terra. Ho visto poi un'ambulanza che caricava almeno cinque persone, di cui tre uomini e due donne. Erano ferite ma non saprei dire se in modo grave».

Da oggi a turno i dipendenti di ogni stabilimento della Finmek monteranno un presidio permanente davanti a palazzo Chigi.
Dopodomani tocca all'Aquila.
«Rimarremo lì fino a quando la soluzione non sarà trovata», conclude Vultrini.
Intanto, domani, è previsto un incontro per la firma della cassa integrazione mentre nel pomeriggio continua la trattativa con il Governo.
«Per quanto riguarda noi l'agitazione continua», è il coro unanime dei lavoratori del polo elettronico. 05/10/2005 11.45










«IRRESPONSABILE LASCIARE I LAVORATORI DELLE AZIENDE A RISCHIO DI FALLIMENTO SENZA INCONTRI PER AFFRONTARE I PROBLEMI»

Il segretario generale della Uil Roberto Campo non sembra usare mezzi termini e si scaglia contro il Governo ed il modo di gestire la crisi Finmek.
«E' stato un atto irresponsabile da parte del Governo», dice Campo, «aver revocato l'incontro sulle vertenze abruzzesi, previsto per il pomeriggio del 29 settembre, giorno dello sciopero dei metalmeccanici e della manifestazione all'Aquila, senza indicare alcuna nuova data. Le motivazioni ufficiose del mancato incontro (la discussione in corso sulla Finanziaria) potevano giustificare il rinvio dello stesso, non il suo annullamento. Si sono poi verificati due ulteriori episodi che alimentano una tensione già fortissima e aggravano ulteriormente la situazione delle vertenze: la manifestazione nazionale a Roma dei lavoratori Finmek è stata snobbata dal Governo, che non ha incaricato alcuna figura di un qualche rilievo di incontrare una delegazione sindacale, provocando rabbia e disperazione, con l'intervento della polizia e il ferimento di alcuni lavoratori».
Il segretario Uil ricorda poi come l'incontro per la Oliit (il 3 ottobre) abbia smentito le notizie rassicuranti fatte trapelare nei giorni scorsi sulla proroga della cassa integrazione e, a causa di «un inaccettabile dissidio tra articolazioni dello stesso Governo (Ministero del Lavoro e task-force di Borghini), ha reso concreto il rischio della mobilità».
«E' ora che l'Abruzzo in tutte le sue componenti, istituzionali (Regione in testa) e sociali, pretenda apertamente e con durezza un cambio radicale di atteggiamento da parte del Governo», ha sollecitato Roberto campo, «a cominciare dalla trasparenza su quanto promette e non realizza. Bisogna che il Governo convochi subito l'incontro generale, quello che avrebbe dovuto aver luogo il 29 settembre, per condividere con l'Abruzzo un percorso per salvare queste fabbriche e riaprire prospettive industriali. La Giunta Regionale deve prendere atto che un approccio esclusivamente informale ed interlocutorio con il Governo non è adeguato alla situazione, che può essere governata solo nella chiarezza degli impegni che si assumono».05/10/2005 10.27










E' stata decisamente una brutta giornata quella di ieri. La protesta dei lavoratori è stata mortificata due volte: non hanno avuto la risposta che attendevano, anzi hanno avuto una conferma –seppure non completa- che una soluzione alla crisi Finmek non c'è. La seconda mortificazione sarebbero stati gli scontri con le forze di polizia seguiti alle proteste. Sarebbero almeno due le persone ferite leggermente tra le 3 mila intervenute ieri a sfilare nelle strade di Roma poi giunti tutti, con difficoltà, sotto palazzo Chigi.
Moltissime le reazioni che si sono registrate.

“Uniti per L'Italia Associazione politico culturale” http://www.unitiperlitalia.it/ ha espresso la propria «incondizionata solidarietà ai lavoratori della Finmek per la brutale aggressione da essi subita durante la manifestazione di ieri davanti a Palazzo Chigi, sede del Governo. I lavoratori, giunti a Roma per gridare la loro disperazione e reclamare un posto di lavoro», continua il comunicato, «sono stati infatti aggrediti e picchiati senza alcuna motivata ragione dalle forze dell'ordine, in quello che è stato un pomeriggio di brutale follia. Da quattro mesi senza stipendio e con 3200 posti di lavoro a rischio i lavoratori, onesti italiani, avevano il sacrosanto di diritto di manifestare il proprio malcontento in un momento così disperato per l'economia del paese. Purtroppo però le uniche risposte giunte sono state le manganellate che anche le signore di età avanzata hanno ricevuto su varie parti del corpo».
Secondo Uniti per l'Italia la Finmek spa rappresenterebbe un “caso Parmalat”, anche se in dimensioni più ridotte, e per questo motivo «è in amministrazione straordinaria dal 5 maggio 2004; da tempo i sindacati e i lavoratori chiedono un incontro con il Ministero delle attività produttive cosa però che ad oggi non è ancora avvenuta. Per tali motivi una delegazione di lavoratori era giunta fuori da Palazzo Chigi per chiedere di essere ricevuta ma ad attendere i lavorati c'erano i manganelli della celere. Ci auguriamo che il Ministro dell'Interno faccia al più presto le proprie scuse a tutti i lavoratori della Finmek, ma soprattutto il Governo si attivi a trovare rimedio alla difficile situazione lavorativa venutasi a trovare».


I sindacati hanno poi reiterato l'invito al Governo che ormai ripetono da anni. «Per la Finmek deve intervenire urgentemente Palazzo Chigi», è stata la richiesta di Cgil, Cisl e Uil, «abbiamo chiesto una risposta in tempi brevi, massimo 10 giorni»', spiega al termine dell'incontro Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl. «La situazione è urgente e drammatica. Siamo in alto mare e servirebbe prevedere interventi anche nella prossima finanziaria», dice ancora ipotizzando il rifinanziamento del fondo crisi industriali e degli ammortizzatori sociali. «Se chiude la Finmek salta anche l'ultimo presidio delle tlc e dell'elettronica in Italia, un settore d'avanguardia che sarebbe così abbandonato con grave danno sopratutto per il mezzogiorno», conclude il sindacalista.
Domani è previsto un nuovo round al ministero delle Attività produttive. Al termine dell'incontro i sindacati hanno deciso di continuare comunque la protesta con un presidio permanente davanti a Palazzo Chigi.


E' poi intervenuta anche la segreteria della Fiom-Cgil, che in una nota, ha espresso «indignazione e condanna per la gravissima aggressione compiuta oggi a Roma dalle forze dell'ordine nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori Finmek. Lavoratrici e lavoratori che sono da mesi senza stipendio e in lotta per il proprio posto di lavoro». «Le lavoratrici e i lavoratori Finmek - sottolinea la Fiom - hanno giustamente portato la loro protesta sotto la sede del Governo. Le cariche della polizia sono state assolutamente ingiustificate. Il Governo, più volte sollecitato a intervenire nella gravissima crisi industriale del Gruppo, risponde con l'intervento delle forze dell'ordine invece che con impegni per salvaguardare l'occupazione e gli stabilimenti».
Intanto sul fronte politico si registra il documento sottoscritto tra il presidente della Regione Campania, Bassolino, e quello della Regione Abruzzo, Del Turco.
Nel documento comune sulla vertenza Finmek i presidenti esprimono «solidarietà e pieno sostegno ai lavoratori che hanno manifestato oggi a Roma contro la chiusura degli stabilimenti».
«La chiusura degli stabilimenti - scrivono - comporterebbe un impoverimento del sistema produttivo italiano nel campo della elettronica e della componentistica per le telecomunicazioni. L'Italia non può permettersi di uscire da questo comparto che ha, per le nostre Regioni, una rilevanza strategica. Siamo pronti, qualora il Governo nazionale dovesse ritenere di coinvolgere le nostre amministrazioni in un'ipotesi strategica di rilancio, a fare la nostra parte in rapporto alle competenze a noi assegnate dalla Costituzione».
«Qualunque soluzione sarà messa in campo, si tratti di nuovi privati, di una nuova società pubblico - privata o altro, il Governo dovrà garantire le risorse necessarie ad accompagnare la fase di transizione con adeguati ammortizzatori sociali. La Legge Finanziaria», continuano Bassolino e Del Turco, «dovrebbe indicare risorse e modalità per gestire questo processo. Laddove esistono commesse in corso è indispensabile riprendere immediatamente l'attività per non compromettere le attuali capacità produttive azzerando le possibilità di rilancio».
«Chiediamo inoltre al Governo - concludono i due presidenti - di consentire di svolgere celermente le procedure per la cassa integrazione e di introdurre meccanismi in grado di far anticipare ai dipendenti quanto di loro spettanza perché, vogliamo ribadirlo, la maggior parte dei lavoratori non riceve il salario da diversi mesi. Chiediamo infine di essere associati ai tavoli nazionali e di avere un incontro con la Presidenza del Consiglio e con i ministeri interessati». 05/10/2005 8.23