"Vertenza Abruzzo": la ricetta dell'assessore Fabbiani

Alessandro Biancardi

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"Vertenza Abruzzo": la ricetta dell'assessore Fabbiani
 PESCARA. Un lungo intervento per delineare lo scenario preoccupante del lavoro nella nostra regione. Come gestire l'emergenza? Cosa fare nel medio lungo periodo? A cosa servirà la task force per il lavoro? ECCO LA RELAZIONE COMPLETA
Un lungo convegno durato diverse ore dove ognuno ha fornito dati, opinioni e la propria visione su quello che è il problema principale della nostra regione: il lavoro.
Organizzato dall'assessorato al lavoro della Regione ha sortito -com'è ovvio- pareri contrastanti sulla sua riuscita, alcuni anche non particolarmente favorevoli tra i quali quello del presidente Ottaviano Del Turco (che pure ha ammirato «le buone intenzioni di Fabbiani») forse perché i tanti contributi preziosi in sé hanno messo troppa carne al fuoco e perso troppo spesso la direzione principale dell'obiettivo del convegno.
E “la vertenza Abruzzo” -combattere l'emergenza costruire una nuova strategia regionale per promuovere lo sviluppo – era proprio il titolo del convegno regionale, voluto dall'assessore al lavoro Fernando Fabbiani, che dopo 8 ore di parole ha indicato mille modi e nessuno per superare l'emergenza.

È stato anche, tuttavia, un momento importante per l'assessore per fare il punto degli otto mesi di lavoro non certo facili.
«Sono tantissime le aziende in crisi», ha detto, «dal polo elettronico dell'Aquila alle decine della zona del chietino. A queste vanno aggiunte quelle del sistema del tessile, abbigliamento e calzaturiero che conta oltre 25.000 addetti soprattutto nella provincia di Teramo».
«In questi mesi», ha spiegato Fernando Fabbiani, «siamo stati costretti a rincorrere l'emergenza ma siamo consapevoli che per combatterla occorre una nuova fase di sviluppo e, in particolare per le zone interne, provvedimenti incisivi e speciali, con piani industriali concreti e credibili da parte del governo. Bisogna cambiare marcia e combattere su nuove precise strategie per lo sviluppo. Dobbiamo chiederci soprattutto come fare per mettere al riparo l'economia abruzzese dal declino. Quello che posso dire», aggiunge l'assessore, «è che sotto l'aspetto occupazionale già nel 2004 c'era stata una riduzione sia del tasso di attività, che è passato dal 63,5% al 61,2%, sia del tasso di occupazione, passato dal 58,1% al 56,3%. In questo arco di tempo l'Abruzzo ha perso circa 20.000 posti di lavoro. E la conseguenza nota è un ricorso continuo all'istituto della Cassa integrazione sia nella forma ordinaria che in quella straordinaria, conseguenza di crisi strutturali nelle realtà produttive è ormai generalizzata».
E nel convegno si è parlato soprattutto della costituzione di una “task force regionale sul lavoro”, uno degli obiettivi dell'assessorato su cui si sta lavorando.
Si tratterebbe -secondo la volontà dell'assessore- di un importante strumento che
dev'essere in grado di intervenire con piani di gestione appropriati con un ruolo costruttivo e di responsabilità per affrontare le problematiche a sostegno delle imprese delle maestranze.
In questa direzione è stato già attivato un tavolo permanente di consultazione e concertazione con i soggetti delle rappresentanze sindacali, sociali e imprenditoriali.
«L'intensità della crisi e dei cambiamenti che hanno investito il mondo del lavoro», ha detto Fabiani, «è tale da far ritenere che la speranza di essere assunti a tempo indeterminato e l'idea di compiere una carriera nello stesso luogo appaiono ormai come fenomeni estranei alla grande parte di giovani che entrano oggi nel mercato del lavoro. Per non parlare di una parte rilevante dei lavoratori over 40 che si trovano nella condizione di doversi necessariamente “reinventare” un'occupazione dopo aver subito un licenziamento doloroso. E questi cambiamenti nel mondo del lavoro hanno addentellati ben precisi anche nella società provocando enormi cambiamenti nelle abitudini di ognuno di noi»

E nel parlare della crisi del lavoro un'ampia pagina è stata dedicata dall'assessore anche alle misure contro le nuove povertà.
Sono stati forniti dati allarmanti e la situazione è stata definita da più parti «veramente drammatica».
Sono infatti circa 85.000 le famiglie abruzzesi che vivono con meno di 823,45 euro al mese, la soglia di povertà stabilita dall'Istat, riferita a un nucleo di 2-3 persone per una percentuale del 18% della popolazione, di gran lunga superiore alla percentuale media del nostro paese che si aggira intorno all'11%.
Le famiglie che vivono in estrema povertà in Abruzzo sono ben 11.700 che hanno un reddito equivalente non superiori a 5.000 euro all'anno.
«Questi dati disegnano scenari della regione dove il modello economico e sociale che ha caratterizzato l'Abruzzo negli ultimi anni si è esaurito. Oggi non possiamo aspettare tempi lunghi per un nuovo sviluppo. Occorre subito ripartire dalle tutele sociali dei diritti di cittadinanza e dal lavoro, dalla lotta all'impoverimento come condizione necessaria per costruire una prospettiva più avanzata», ha concluso Fabbiani.


LEGGI L'INTERVENTO COMPLETO DELL'ASSESSORE FABBIANI



L'ASSESSORE VALENTINA BIANCHI

«Dovrà essere la cultura del risultato a guidare le azioni della politica e di tutte quelle componenti sociali chiamate a dare risposte ai problemi dello sviluppo e dell'occupazione. Altrimenti, pur avendo tante soluzioni per uscire dalla crisi, si correrà il rischio che nessuno sia in grado di portarle avanti».
E' stato invece il pensiero dell'assessore alle Attività Produttive, Valentina Bianchi, intervenuta anche lei al convegno “Vertenza Abruzzo”.
L'assessore ha illustrato i contenuti di un'analisi sulle piccole e medie imprese, condotta nell'ambito di un progetto finanziato da fondi Docup.
«E' emerso che in Abruzzo» ha affermato l'assessore «c'è un elevato tasso di natalità delle imprese che si associa, però, ad una ridotta capacità di produrre valore aggiunto. In particolare, esiste una prevalenza del settore elettronico-metalmeccanico che un tempo era un punto di forza dell'economia ma che oggi dà motivi di preoccupazione poichè c'è un'eccessiva dipendenza dall'export».
Un fattore chiave, ai fini dell'attrattività degli investimenti in Abruzzo e quindi della competitività del sistema, è quello dell'innovazione che è stato completamente ignorato nel passato.
«Invece», ha aggiunto Valentina Bianchi, «la propensione ad investire nell'innovazione sarà un elemento fondamentale, nel quadro di riferimento comunitario 2007-2013, anche per accedere a nuove risorse».
Bianchi ha poi sostenuto che «per governare il sistema produttivo, sarà necessario, innanzitutto, un nuovo assetto normativo per i consorzi industriali che oggi, dopo anni di commissariamernto, hanno finalmente un consiglio di amministrazione e si apprestano a diventare un autentico strumento di governo del territorio. Inoltre, occorrerà riconsiderare il ruolo dei distretti industriali e arrivare all'attivazione effettiva dello sportello unico per le imprese. L'Abruzzo è l'unica regione che ne è priva».
Tutti elementi che, accanto all'innovazione, rappresentano presupposti imprescindibili dell'internalizzazione del sistema produttivo, fattori che si collegano all'attrazione degli investimenti ed al marketing territoriale.
«Ma la regia di tutte queste azioni», ha tenuto a chiarire l'assessore, «dovrà rimanere regionale altrimenti ci saranno sovrapposizioni e dispersione di risorse».
Bianchi ha poi fatto riferimento ad altri fattori di reazione alla situazione di crisi come «l'adozione di una vera politica industriale, l'attenzione per lo sviluppo delle infrastrutture, materiali ed immateriali, l'acquisizione di una cultura di impresa, la valorizzazione del capitale umano, la ripresa di un rapporto, in collaborazione con il sindacato, con i grandi gruppi industriali e la formazione degli imprenditori».
A tal proposito, la Regione, in collaborazione con l'Ice, ha appena avviato un master per venti esperti di internazionalizzazione.
«Basta con le fiere fine a se stesse, le aziende abruzzesi hanno bisogno di competenze e professionalità» ha concluso l'assessore Bianchi.

27/02/2006 11.24