Privatizzazione acqua, entro mercoledì voto finale alla Camera

Alessandro Biancardi

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ROMA. Tra martedì 17 e mercoledì 18 si procederà, in aula alla Camera, alla votazione finale del decreto di privatizzazione dell’acqua. A PESCARA IL COORDINAMENTO DI TERRA NOSTRA


Le disposizioni in questione sanciscono che tutte le gestioni in house cesseranno entro il 31 dicembre del 2011.
Analogamente accadrà per le società miste, laddove non integrino i requisiti già indicati (ovvero il partner non abbia compiti operativi connessi alla gestione del servizio e non detenga il 40%).
Inoltre, gli affidamenti alle società quotate in borsa cesseranno alla scadenza del contratto di servizio qualora i comuni proprietari scenderanno al 40% entro il 30 giugno 2013 e al 30% entro il 31 dicembre 2015.
«L'articolo in questione porta ad una spregiudicata privatizzazione di un bene che dovrebbe essere pubblico– spiega il segretario Nazionale del Codici, Ivano Giacomelli, contrario al decreto - avevamo più volte espresso il nostro disappunto, in quanto l'articolo in questione modifica la normativa in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, sostenendo in questo modo di adeguare la disciplina all'ordinamento comunitario e incrementare la spinta liberalizzatrice in un quadro regolatorio che incentiva l'iniziativa dei soggetti privati. Ma ad un attento esame dell'art.15 è palese la selvaggia privatizzazione del servizio piuttosto che una sua "liberalizzazione"».
Secondo l'associazione di consumatori non è difficile prevedere che al sistema attuale delle gare pubbliche «si sostituirà un sistema fatto di giochi ad incastro per sottrarre gli appalti al libero mercato e al controllo pubblico. Questo determinerà un sistema dove necessariamente poteri economici diventeranno sempre più interconnessi con il sistema politico-istituzionale, che di certo ne subirà il ricatto».
«Le liberalizzazioni», continua Giacomelli, «hanno un senso se riducono i costi e aumentano la qualità del servizio e se prevedono un equilibrio dei poteri tra l'utente/consumatore e chi eroga il servizio».
Eppure le indagini di Codici «su tutto il territorio nazionale» hanno confermato che «nessuna esperienza di gestione, sia mista che completamente affidata a privati, ha aumentato la qualità del servizio e/o ridotto la tariffa».
In tutta Italia anche lo scorso fine settimana è andata avanti la raccolta di firme contro la privatizzazione.
Alcune regioni e alcuni comuni si sono mossi autonomamente per impedire che qualcosa cambia. La Puglia si è rivolta alla Corte costituzionale in quanto ritiene il decreto «lesivo dell'autonomia regionale», a Palermo sindaci e amministratori appartenenti al Coordinamento Regionale degli enti locali per l'acqua bene comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, hanno presentato una proposta di legge regionale analoga a quella pugliese.
A Caserta, Napoli, Fiorano Milanese invece è stato proclamato il diritto all'acqua come diritto umano definendo privo di rilevanza economica il servizio idrico integrato.

16/11/2009 9.18

A PESCARA IL COORDINAMENTO DI TERRA NOSTRA

Contraria alla privatizzazione dell'acqua anche l'associazione pescarese, Terra Nostra che quest'oggi ha ufficializzato la nascita del Coordinamento per Pescara e provincia, del Progetto H2O-Acque sociali, che ha come obiettivo fondamentale «quello di denunciare e bloccare la speculativa manovra, escogitata attraverso l'art. 15 del DL 135/09 – già approvato dal Senato».
«Dopo lo smantellamento dell'Iri», ha commentato Gianluca Monaco, «iniziato nel 1992, con il governo Amato e sotto la direzione di Prodi, noto consulente della Goldman Sachs, nonché già primo ministro italiano, le aziende pubbliche sorte con i finanziamenti statali derivanti dai contributi dei cittadini sono state “regalate” a multinazionali controllate dai sistemi bancari».
La privatizzazione dei consorzi acquedottistici segna per l'associazione «un altro tassello del mosaico di ''globalizzazione speculativa'' ed esproprio di patrimoni pubblici motivato dalla copertura di deficit di bilancio. Una situazione deficitaria causata da scelte politiche irresponsabili o, forse, volutamente pianificate».
Oggetto delle attenzioni del coordinamento pescarese anche l'attuale legislazione in materia di gestione idrica degli acquedotti, «attraverso la formulazione di una serie di proposte e l'avvio di petizioni popolari, per una gestione equa delle risorse idriche regionali, affinché l'acqua diventi realmente un bene pubblico e sociale e non una fonte di speculazione e guadagno».
«Partendo dal principio che l'acqua è un bene primario, fonte di vita e di sostentamento per ogni popolo del pianeta», continua Monaco, «non possiamo che ritenere la sua privatizzazione, un atto contro i diritti fondamentali naturali e giuridici dell'uomo».
Il coordinamento chiede che lo Stato si faccia garante di assicurare, a tutte le famiglie, «una quantità media di acqua gratuita al mese calcolata in base alle dimensioni del nucleo familiare. Una volta superata la soglia di acqua garantita dallo Stato, si dovrà pagare un surplus. Il costo del surplus deve essere considerato diviso in fasce di prezzo rispetto al consumo crescente».
Al progetto potranno aderire tutti coloro che (movimenti, associazioni, ecc.) - senza alcuno scopo personalistico -, «vogliono sostenere le battaglie per una gestione oculata delle risorse idriche, per la difesa del pubblico mercato dell'acqua, il controllo sociale delle tariffe e la salvaguardia del “bene primario acqua” dagli interessi speculativi delle lobby e delle grandi multinazionali».

16/11/2009 16.10