Accreditamento Villa Pini:«La Regione non ha competenze. Il commissario sì»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7760

ABRUZZO. Due giorni consecutivi di lavori per la quinta commissione, quella della Sanità, per partorire una norma relativa agli accreditamenti delle cliniche private che scontenta su tutta la linea le opposizioni.

Una legge regionale già pienamente in vigore (la numero 32 del 2007) già prevede il ritiro degli accreditamenti di quelle cliniche che offrono prestazioni sanitarie in convenzione ma che non rispettano alcuni parametri fondamentali.
Una legge che finora non è stata fatta rispettare dalla Regione amministrata da Chiodi e Venturoni.
Nel corso dell'ultimo Consiglio Regionale Venturoni aveva annunciato che la maggioranza avrebbe approvato una norma più precisa e il giorno del maxi sequestro dei beni di Vincenzo Angelini il governatore aveva tuonato dicendo che sarebbe stato tagliato il cordone ombelicale con il gruppo.




La norma già in vigore è precisa perchè prevede che la direzione sanità «ha facoltà di disporre in qualunque momento attività ispettive volte alla verifica dei requisiti di accreditamento».
Ispezioni effettuate anche in passato e che la procura ha poi scoperto essere piuttosto blande…
Ma c'è di più perché la stessa norma prevede la revoca dell'accreditamento anche per il mancato rispetto delle norme inerenti il contratto di lavoro.
L'articolo 7 al comma 5 della stessa legge prescrive proprio la revoca dell'accreditamento qualora si verificassero violazioni delle norme sul contratto di lavoro.
Quale violazione più grande se non il mancato pagamento degli stipendi da oltre otto mesi dei dipendenti?
«Secondo la legge in vigore, non applicata dalla giunta Chiodi e dall'assessore ai proclami Venturoni», commenta Maurizio Acerbo consigliere regionale di Rifondazione comunista, «la Direzione Sanità diffida il rappresentante legale della struttura a presentare eventuali giustificazioni o controdeduzioni entro un lasso di tempo che non può comunque superare i sessanta giorni. Allo scadere del termine se permane la situazione la Giunta Regionale delibera la revoca dell'accreditamento.
Nulla di tutto questo è stato fatto dalla giunta Chiodi e adesso se ne vengono in Consiglio con una norma che invece della revoca prevede la "sospensione" dell'accreditamento e che consente ad Angelini di prendere per fame i dipendenti ancora per 9 mesi».
Secondo Acerbo la nuova norma che dovrà essere votata in consiglio regionale targata Pdl introdurrà nella sanità privata una situazione anomale perchè «sarà sancito da una legge regionale che i dipendenti si possono pagare ogni tot mesi e non come prevede il contratto collettivo di lavoro».
Insomma sembrerebbe di capire che una legge regionale deroghi alle norme sul contratto collettivo. Un assurdo?

TEMPI LUNGHI PER LA REVOCA

Critico anche il Pd che stigmatizza la latitanza del presidente Chiodi e dell'assessore Venturoni che non si sono fatti vedere in commissione per rispondere e chiarire.
«Tra l'altro», si legge in una nota del Pd, «che la maggioranza prenda tempi lunghi per gli atti di revoca, lo si evince dal fatto che ha respinto l'emendamento del gruppo del Partito Democratico con il quale si prevedeva il calcolo nei termini per la sospensione e la revoca, anche dei periodi di inadempienza precedenti l'entrata in vigore della legge regionale».
E con il testo approvato della nuova legge dovranno trascorrere almeno tre mesi dall'entrata in vigore per la sospensione dell'accreditamento e l'avvio delle procedure di revoca, che avranno una durata di altri 6 mesi.
«E' evidente», aggiungono i consiglieri del Pd, «che la maggioranza di centro destra ed il Governo regionale non esprime la volontà di procedere con immediatezza ed urgenza, stante la crisi gestionale del gruppo Villa Pini. Tanto più che è stato bocciato l'altro emendamento che impegnava la Giunta regionale a “ garantire la continuità delle prestazione sanitarie e del pubblico servizio, ma soprattutto i diritti del personale delle strutture private soggette alla sospensione ed alla revoca».

«La Commissione consiliare ha partorito un provvedimento raffazzonato e privo di reale consistenza», commenta Carlo Costantini (Idv).
«Il provvedimento votato, ma vuoto nella sostanza», continua Costantini, «approderà in Aula consiliare martedì prossimo privo di una valutazione dell'Ufficio legislativo sia della Giunta che del Consiglio regionale. Ad assumersi, infatti, la responsabilità di un provvedimento - delicatissimo per le sue implicazioni e conseguenze - sono rimaste, da vere eroine, le consigliere Verì e Petri, lasciate in solitudine da Chiodi, da Venturoni e dagli altri assessori regionali, dai dirigenti della Giunta e senza il supporto di una struttura legale che mai come in questo momento avrebbe dovuto fornire la propria assistenza».
Le argomentazioni portate a difesa del provvedimento, sempre secondo Chiodi, «risentono dell'inaudita superficialità e approssimazione (sino all'impossibilità di fornire i chiarimenti richiesti dai singoli componenti la Commissione) che ancora una volta caratterizzano l'assunzione di decisioni così importanti».
Di fronte «a tanta incompetenza e incapacità» l'Italia dei Valori con gli altri partiti di opposizione hanno votato contro e ribadiranno in sede assembleare le loro ragioni di contrarietà.
Un altro giorno è passato senza trovare una soluzione.

13/11/2009 8.59

ACERBO: «LA NORMA RISCHIA DI ESSERE IMPUGNATA»

La norma approvata ieri in commissione che Maurizio Acerbo (Rc) ha voluto ribattezzare «Lodo Verì dal nome della Presidente e prima firmataria che è stata lasciata sola a difenderla» potrebbe essere impugnata e dunque cadere appena dopo la sua approvazione.
«La Corte Costituzionale potrebbe impugnare la norma su sollecitazione dello stesso governo», ha spiegato stamane Acerbo, «una facile previsione visto che il governo ha già impugnato un'altra legge approvata in Consiglio poche settimane fa».
Infatti è stata impugnata la legge dell'Abruzzo n. 19 del 26/09/2009 recante: «Integrazioni alla legge regionale 31 luglio 2007, n. 32», proprio la legge sull'accreditamento che il centrodestra vuole di nuovo modificare.
Cosa che non è possibile secondo il governo perché: «tali disposizioni incidono sul mandato e i poteri conferiti dal governo al commissario ad acta (con delibera dell'11 settembre 2008) per la realizzazione del Piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario della Regione Abruzzo, che ricomprende, tra gli interventi prioritari che il Commissario dovrà porre in essere, l'attuazione della normativa statale in materia di autorizzazioni ed accreditamenti istituzionali, mediante adeguamento della vigente normativa regionale».
In sintesi per il governo l'adeguamento normativo sull'accreditamento può farlo solo il commissario Redigolo.

13/11/2009 13.26

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK