Concessioni demaniali, la Fab chiede aiuto alla Regione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Tomei: un ordine del giorno a sostegno della battaglia delle piccole imprese turistiche

Approvare un ordine del giorno a sostegno della battaglia delle piccole imprese della balneazione abruzzese, contro il progetto dell'Unione europea di rivedere i criteri di rinnovo delle concessioni demaniali marittime.
Progetto che ha portato gli organismi di Bruxelles ad aprire una “procedura d'infrazione” nei confronti dell'Italia.
E' la richiesta avanzata dalla Fab-Cna alla Regione Abruzzo: in una nota indirizzata al presidente Gianni Chiodi, all'assessore regionale al Turismo, Mauro Di Dalmazio, al presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, al presidente della Commissione Attività produttive, Nicola Argirò e ai capigruppo a palazzo dell'Emiciclo, i balneatori della Fab chiedono di «assumere nei confronti del governo e del parlamento opportune iniziative, in accordo con le altre Regioni e con il coinvolgimento delle categorie interessate, affinché vengano predisposti gli opportuni strumenti, anche di carattere normativo, che consentano di diradare una pesante situazione di incertezza per i gestori degli stabilimenti balneari».
A detta del segretario regionale della Federazione autonoma dei balneatori abruzzesi, Cristiano Tomei, «l'Abruzzo deve allinearsi alle iniziative già adottate da altre Regioni d'Italia, come la Liguria, alle prese con lo stesso problema. La nostra Regione dovrà farsi parte attiva, anche nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, affinché da tutte le istituzioni parta una forte iniziativa a difesa dei piccoli gestori degli stabilimenti balneari».
Secondo la Fab, se passasse l'impostazione comunitaria, che contesta la legittimità del rinnovo, ogni sei anni, delle concessioni demaniali marittime, migliaia di piccole aziende a conduzione familiare rischierebbero la bancarotta: «Ci troviamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione del sistema legislativo nazionale – aggiunge - che mette in serio e reale pericolo le imprese della balneazione italiana e con esse il loro lavoro e quello delle rispettive famiglie poiché il demanio turistico ricreativo è gestito, nel 90% dei casi, da micro imprese. In questo modo, viene compromesso il modello italiano, che si è affermato in Europa e nel mondo per la propria connotazione e specificità; un sistema che, attraverso le attuali imprese, ha garantito nel corso degli ultimi decenni un tipologia che attrae il 60% di turisti italiani e stranieri verso le nostre località marittime».

DOMANI L'INCONTRO CON DI DALMAZIO

Per Fiba-Confesercenti, l'associazione che rappresenta oltre 250 dei 500 balneatori abruzzesi, questa «è la madre di tutte le battaglie». In Abruzzo l'agitazione sulla direttiva Ue si lega poi alle tematiche del Piano demaniale marittimo regionale, del rapporto con i Comuni, della salvaguardia delle strutture esistenti, dei canoni, del libero accesso al mare. Una serie di temi al centro della mobilitazione degli imprenditori balneari in queste settimane in Abruzzo e nel resto d'Italia, e che saranno oggetto dell'atteso confronto fra la categoria e l'assessore al turismo della Regione Mauro Di Dalmazio. L'assemblea, promossa da Fiba-Confesercenti, l'associazione che rappresenta 250 dei 500 balneatori abruzzesi, si terrà domani, venerdì 13 novembre, alle 16,30 nella sede regionale di via Raiale 110 bis, nella zona industriale di Pescara. Ai lavori parteciperanno il presidente regionale di Fiba, Antonio La Torre, il coordinatore Ciro Gorilla e il direttore regionale di Confesercenti Enzo Giammarino.

DI DALMAZIO: «INCONTRO CON MINISTRO»

«Il problema è già stato riflettuto e discusso nel recente viaggio di lavoro a Londra con lo stesso ministro Brambilla - ha ricordato l'assessore Di Dalmazio- e poi con gli assessori al ramo delle Regioni interessate, ma è fondamentale tornare ad affrontare, in tempi rapidi, la questione, per lo stato d'incertezza che domina sulla gestione del demanio marittimo, per effetto della procedura d'infrazione sul rinnovo automatico delle concessioni e della loro durata, avviata dall'Unione Europea. Una procedura che - ha sottolineato Di Dalmazio provoca effetti assai rilevanti a danno del turismo balneare, del sistema turistico nel suo complesso e degli operatori dell'intero comparto».
12/11/2009 12.10