«L’Aquila non è la capitale d’Abruzzo». Bufera su Piccone

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. «Dimissioni del senatore Piccone da coordinatore regionale del Pdl per manifesta incapacità e incompatibilità territoriale con la provincia dell'Aquila e sua segregazione a tempo indeterminato nella ridotta di Celano, con l'obbligo di non rendere dichiarazioni pubbliche».
Lo ha chiesto Gianfranco Giuliante, capogruppo Pdl alla Regione, dopo che lo stesso senatore ha promosso sul campo Pescara a capoluogo regionale.
«Tu hai bevuto e devi fare la prova del palloncino – gli ha risposto il senatore Piccone con una dichiarazione alle agenzie – io non ho fatto nessuna polemica con L'Aquila. Ho semplicemente detto che Pescara è, nei fatti, la capitale economica dell'Abruzzo. Stavamo parlando del centro economico di questa regione. Non voleva essere assolutamente una polemica nei confronti dell'Aquila né verso Giuliante. Io sono aquilano più di lui. E se lui ha dichiarato cose diverse ha dichiarato falso. Forse aveva bevuto, questa mattina, e dovrebbe sottoporsi alla prova del palloncino».
Una gaffe inconsapevole, alla Mike Bongiorno, una provocazione mal calcolata o l'influenza del fattore campo la promozione di Pescara?
Certo l'ha fatta grossa il senatore Filippo Piccone parlando a conclusione della giornata organizzativa del Pdl che si è tenuta a Pescara, aula del Consiglio comunale.
«L'Aquila non è più la capitale dell'Abruzzo», ha detto, scatenando l'immediata reazione del capogruppo Gianfranco Giuliante, che ha abbandonato polemicamente i lavori e che ha rilasciato una dichiarazione di fuoco ai giornalisti.
«Credo - ha aggiunto Giuliante - che dopo queste dichiarazioni pubbliche rese in un momento drammatico per L'Aquila ed a pochi mesi dalla campagna elettorale per le elezioni provinciali nel capoluogo regionale, Piccone si debba fare da parte».
Immediate anche altre prese di posizione contro queste improvvide dichiarazioni, come quella del senatore Marcello De Angelis: «Questa affermazione a ridosso delle elezioni per il rinnovo della Provincia dell'Aquila e all'indomani del luttuoso evento sismico, su cui il Governo sta giocando una importante partita di credibilità e di prestigio è gravissima. Si tenga poi presente che il coordinatore regionale del PDL, ex sindaco di Celano, ha tentato di umiliare L'Aquila subordinandola al coordinamento di Avezzano. Chiediamo perciò l'immediato intervento dei coordinatori nazionali e la sospensione del senatore Piccone da coordinatore regionale, oltre le pubbliche scuse ai cittadini aquilani. Abbiamo, in questi ultimi mesi, sopportato una discutibile gestione del PDL che ha mortificato gli eletti e gli elettori del partito. Questa – ha concluso - è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Esprimiamo solidarietà al coordinatore provinciale dell'Aquila Giuliante e il massimo sostegno a qualsiasi iniziativa volesse intraprendere, inclusa l'autosospensione di tutti gli esponenti del PDL aquilano».
Una tempesta in un bicchier d'acqua o c'è qualcosa di più nello scontro campanilistico che riporta l'Abruzzo dietro negli anni, all'epoca delle manifestazioni di piazza per la definizione della sede della Regione? Certo il livello di consapevolezza di una affermazione di questo tipo e delle sue conseguenze pratiche non depone a favore della capacità politica del coordinatore, già sotto accusa nei giorni scorsi da parte dell'assessore regionale Daniela Stati.
E serve a dare soprattutto ragione a quanti da tempo stanno lavorando per una sostituzione soft del coordinatore in carica.
Proprio nei giorni scorsi si era parlato di una exit strategy per il senatore Piccone che, ricandidandosi a Celano dove già ha ricoperto la carica di sindaco, avrebbe avuto una via di fuga onorevole.
Una soluzione riecheggiata, forse un lapsus, anche nella dichiarazione di Giuliante che chiede proprio l'esilio di Piccone a Celano.
Ma non saranno queste fibrillazioni a decidere la sorte del coordinatore, ben difeso a Roma – fino ad oggi – dalla nomenclatura degli ex Forzisti (Cicchitto e Quagliariello).
Il tutto si giocherà con i nuovi equilibri all'interno del Pdl dopo i vertici dei giorni scorsi con Berlusconi.
Fatto fuori dal partito il ministro Bondi (ora si occuperà solo della cultura), sembrano in salita le azioni del coordinatore Denis Verdini che da tempo non è schierato a favore di Piccone.
E l'uomo nuovo che potrebbe svolgere un ruolo di riferimento in Abruzzo dovrebbe essere l'onorevole Maurizio Lupi che sembra non gradire queste performance inopportune.
Insomma si rivolge contro lo stesso Piccone il suo (forse) ultimo appello pubblico ad una classe dirigente capace di interpretare il ruolo di capoluogo regionale (appello rivolto ai pescaresi): anche l'Abruzzo ha bisogno di una classe dirigente all'altezza delle responsabilità che ricopre.
E senza scambiare per ubriachezza molesta il dissenso politico.

Sebastiano Calella 31/10/2009 16.21

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