Protesta delle toghe in tutta Italia. Si pensa allo sciopero

Alessandro Biancardi

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ROMA. «Basta con le "intimidazioni" e riforme "ispirate da intenti punitivi"; sì invece a interventi legislativi "nell'interesse dei cittadini e dell'intero Paese».



E' stato questo il filo conduttore delle assemblee che si sono svolte in tutti distretti giudiziari e in diversi tribunali per iniziativa dell'Associazione nazionale magistrati.
E dalle assemblee è emersa un'indicazione chiara per il sindacato delle toghe: proseguire la protesta, cominciata con la proclamazione dello stato di agitazione, magari accompagnandola con altre iniziative di mobilitazione (come l'apertura degli uffici giudiziari alla società civile) in attesa che il governo scopra le sue carte sulle riforme per ora soltanto annunciate.
«La stragrande maggioranza dei magistrati ha chiesto di far sentire la propria voce», sintetizza il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini. Sullo sfondo resta la proclamazione di uno sciopero.
«Non é esclusa nessuna forma di protesta», ha detto in proposito a Milano il leader del sindacato delle toghe Luca Palamara.
E anche Cascini che pure giudica «inevitabile» uno sciopero se continueranno «insulti» e se «si procederà a riforme per punire», spiega che «adesso non ci sono le condizioni» per proclamarlo.
Insomma la linea è quella di aspettare di vedere cosa il governo concretamente farà. «La giustizia non ha bisogno di riforme punitive contro i magistrati», come la separazione delle carriere, ha sostenuto Palamara, che è voluto intervenire all'assemblea di Milano, per esprimere la sua vicinanza ai colleghi della procura e del tribunale del capoluogo lombardo definiti «comunisti» e la vera «anomalia» del Paese dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Per far sentire la solidarietà di tutti i magistrati al giudice Raimondo Mesiano, che dopo aver condannato la Fininvest a risarcire la Cir per la vicenda del Lodo Mondadori, è stato oggetto di un' «inaccettabile intrusione nella vita personale».
I magistrati «non possono essere divisi tra rossi e neri» ha detto tra l'altro il leader del sindacato delle toghe, che ha anche bocciato l'ipotesi di un Lodo Ghedini per spostare a Roma i processi per le alte cariche dello Stato: «non è una riforma utile per la giustizia».

30/10/2009 11.22