Caramanico (Pd):«si tagliano gli ospedali sulla base di dati sbagliati»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La telenovela dei piccoli ospedali si arricchisce di un nuovo capitolo: alla base delle differenti valutazioni sulla chiusura o sulla sopravvivenza, almeno del SS. Immacolata di Guardiagrele, ci sarebbero dati statistici diversi.


Franco Caramanico, ex assessore regionale e già sindaco di quel comune, in conferenza stampa ha esibito due specchietti: nel primo la produttività della Asl di Chieti sarebbe di 114 milioni, nel secondo – quello che l'assessore Venturoni gli ha fornito in Consiglio regionale dopo la sua richiesta - questa cifra sarebbe di 71 milioni.
Ben 43 milioni di differenza che, se veri, fanno sballare tutti i discorsi, da quelli sul personale (nel primo caso insufficiente rispetto alla produttività e nel secondo abbondante) a quelli dei posti letto in esubero o no, insomma tutta la scuola di pensiero che sta alla base dei tagli nella Asl di Chieti, in particolare sull'ospedale di Guardiagrele.
Il che, inevitabilmente - secondo Caramanico e i sindaci di Pretoro Antonio Borgonsoli e di Roccamontepiano Adamo Carulli, presenti alla conferenza stampa insieme ad Egeo Damiano, capogruppo Pd al Comune di Guardiagrele – rimanderebbe ad una interpretazione tutta politica dei tagli.
Infatti dei 5 ospedali da tagliare, tre sono in provincia di Chieti e nei comuni non amministrati dal centrodestra (Guardiagrele, Casoli e Gissi): una specie di “punizione” che è stata contestata, visto che Pescara e Teramo non subiranno chiusure («il presidente Testa ha detto che in provincia non chiuderà niente, né Popoli, né Penne» ha rimarcato Caramanico, sottolineando che in questo modo viene penalizzato anche Di Giuseppantonio, che pur guida un'amministrazione provinciale di centrodestra, ma è dell'Udc all'opposizione in Regione).
Su questi tagli intanto è stato preannunciato un ricorso al Tar per il quale è stato incaricato l'avvocato Russo di Francavilla: sarebbero infatti illegittimi perché in contrasto con la legge 5 della Regione che prevede invece la trasformazione di questi piccoli nosocomi in ospedali del territorio a collocazione intermedia tra le prestazioni offerte dai distretti e quelle degli ospedali di eccellenza.
«Per Guardiagrele in particolare – ha ricordato Caramanico – il centrosinistra aveva previsto un Pronto soccorso, la Medicina orientata, la lungodegenza, la Riabilitazione, il Day Hospital, il Day Surgery (cioè la chirurgia breve), la Dialisi e la medicina di comunità, cioè l'Utap dei medici di base. Ci hanno contestato ed oggi fanno molto peggio».
«Dove sono i sindaci di centrodestra che prima facevano i cortei – ha rincarato Adamo Carulli – dove sono Mauro Febbo ed Emilio Nasuti? Guarda caso vengono salvati gli ospedali di Atessa e Ortona, comuni retti dal centrodestra, e penalizzati gli altri».
«Senza dire che stanno tentando di trasformare Guardiagrele in un manicomio – ha detto poi Egeo Damiano – e proprio in questi giorni il nuovo sub commissario con alcuni tecnici ha fatto un sopralluogo per le trasformazioni in vista dell'arrivo dei malati mentali. No. Così non va. Il nostro ospedale non ha nemmeno un giardino, rifacciamo un carcere?»
«La nostra proposta a Venturoni parte da un dato: il piccolo ospedale non è sinonimo di inefficienza – ha concluso Caramanico - Quindi tagliamo eventualmente i doppioni (5 chirurgie nella Asl sono troppe), tagliamo i privati (Villa Pini, nonostante tutti i problemi con il personale ha ancora la convenzione), recuperiamo il personale precario penalizzato dalle scelte di Luigi Conga, ma non diciamo cose inesatte: siamo la Asl che produce di più a costi minori, grazie al manager Maresca, licenziato pur avendo lavorato molto bene. Altro che tagliare. E poi dov'è il nuovo Piano sanitario annunciato per il 30 settembre?»

Sebastiano Calella 17/10/2009 9.42