Arpo:«a chi giova la chiusura delle aziende di allevamento tradizionale?»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il presidente Arpo (Associazione Regionale Produttori Ovicaprini) Nunzio Marcelli ha inviato una lettera aperta agli allevatori e all’assessore alla Sanità: «stato drammatico del settore».


«E' paradossale», sostiene Marcelli, «che proprio in Abruzzo, la Regione che fa della pastorizia il suo simbolo, si applichino pedissequamente regole nate per realtà industriali, costringendo molte aziende a chiudere».
La lettera prende spunto dall'incontro svoltosi giovedì scorso in Regione, su impulso dell'assessorato all'Agricoltura: un tavolo congiunto con l'assessorato alla Sanità, le organizzazioni di settore e la componente consiliare, per verificare l'applicazione della normativa e le possibilità di dare una risposta alle istanze degli allevatori.
«Ma l'assessorato alla Sanità non si è nemmeno presentato, tranne per la buona volontà di un Veterinario dell'ASL di Pescara», racconta amareggiato Marcelli, «mentre addirittura alcune organizzazioni sindacali hanno dichiarato che questi problemi non sarebbero di loro competenza».
Per il presidente Arpo gli allevatori sono sempre più soli a combattere con una burocrazia cieca, che applica regole inadeguate alle dimensioni di queste aziende, e mette in atto interpretazioni diverse da Comune a Comune: un guazzabuglio in cui gli allevatori sono costretti a passare da un ufficio all'altro, pagando salatissime multe per eventuali errori, con fior di funzionari e dipendenti pagati con soldi pubblici che passano ore tra le scartoffie, senza mai fare un controllo ai prodotti né agli animali.
Le proposte dell'Arpo, a costo zero per la Regione, prevedevano l'emanazione di direttive omogenee sul territorio, interventi di sburocratizzazione e applicazione delle normative esistenti sui prodotti tradizionali, che consentono deroghe alle regole pensate per realtà industriali che per aziende montane tradizionali sono impossibili da rispettare e comportano costi altissimi.
L'associazione ha inoltre proposto un progetto per la tracciabilità da realizzare con le risorse disponibili negli Uffici Veterinari, a garanzia di consumatori e produttori.
«Ma evidentemente all'assessorato alla Sanità non interessa», conclude Marcelli, «e gli allevatori non possono che prendere atto che chi non è voluto intervenire o non ha capito l'importanza degli argomenti, oppure dobbiamo pensare che stia al gioco di chi trae notevole interesse nel mistificare le origini del prodotto».

I MERCANTI DELL'ALTA ITALIA AVANZANO

Intanto sempre più aziende sono costrette a chiudere, mentre i pascoli sono occupati da mercanti di bestiame dell'Alta Italia per ottenere sostegni agricoli che non hanno altro effetto se non quello di alterare le condizioni di mercato a tutto svantaggio di chi pratica veramente un'attività pastorale tradizionale estensiva.
L'Arpo punta il dito contro un'applicazione pedissequa e di fatto vessatoria della normativa: piccole aziende di montagna che per ridurre i costi e garantire la tracciabilità scelgano di macellare direttamente pochi capi sono costrette a far intervenire costose ditte specializzate per gli scarti, considerati rifiuti speciali, mentre è evidente che tali quantitativi non pongono un problema di inquinamento né di sicurezza, come dimostrano anche le normative sull'attività venatoria (che permettono lo svuotamento in natura della selvaggina). «E il risultato qual è?» commenta Marcelli; «che i mattatoi sono sempre meno, e la tracciabilità è sempre più una chimera: ma anche questo evidentemente non interessa».
«Una cosa si è capita», conclude Marcelli, «che per gli allevatori vale il detto della processione in cui c'è chi canta con bella gratifica, e chi porta la Croce. Siano però consapevoli», ammonisce Marcelli, «che se sempre più aziende sono costrette a chiudere, diventerà difficile giustificare l'esistenza stessa di diversi uffici e funzionari che attualmente si occupano soprattutto di rendere la vita degli allevatori sempre più difficile».
Ma l'Arpo non molla: «continuiamo a credere che una strada sia possibile: chiediamo pertanto un incontro prima possibile all'assessore alla Sanità, per illustrargli direttamente le problematiche del settore e le nostre proposte».

12/10/2009 9.36