Gianni Chiodi a PrimaDaNoi.it :«fate domande inusuali…»

Alessandro Biancardi

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Gianni Chiodi a PrimaDaNoi.it :«fate domande inusuali…»
L’INTERVISTA /1 . ABRUZZO. «Spero di aver risposto a tutto, erano domande inusuali». Strana definizione quella del presidente Gianni Chiodi al termine di una lunga chiacchierata su molti argomenti della politica regionale. Strano per un presidente di Regione ricevere per la prima volta le domande che leggerete…
E' vero: l'appuntamento era per un'intervista “ufficiale”, ma il discorso si è subito ampliato ed è diventato organico saltando a piè pari il botta e risposta.
Alla nostra richiesta non sono stati opposti divieti o scuse -che pure siamo abituati a ricevere- o dilazioni estenuanti, così alla fine il presidente è riuscito a concederci anche molto tempo.
Alla fine si è parlato di nomine e criterio meritocratico, sanità, piccoli ospedali e le 4 Asl, terremoto e lavori della Protezione civile, Fira da chiudere e Fira ancora aperta, destino della Saga, Piano rifiuti regionale e situazione di Teramo città e della provincia, il prossimo viaggio negli Stati Uniti, previsto tra una decina di giorni dal 22 al 25 ottobre.

Chiodi arriva puntuale in viale Bovio alle 11. Nell'androne del palazzo della Regione via vai di giornalisti per una conferenza stampa dell'assessore Castiglione.
Poi funzionari che entrano e che escono, di corsa scende le scale Ermanno Morelli, già consigliere regionale e delegato Coni Abruzzo, l'inventore dei Giochi del Mediterraneo: «di solito si dimentica anche l'ingegner Battaglia - mi precisa sorridendo - grazie per avermi ricordato».
Impiegati del settore turismo parlottano sui viaggi dell'assessore Di Dalmazio «sì, sono utili come contatti, ma la promozione turistica è un'altra cosa. La delegazione doveva essere più completa e qualificata»
Ottimo spunto: lo chiederemo al presidente che arriva fresco e riposato.
Eppure dice di aver fatto le tre di notte: solito vestito rigatino scuro con cravatta da dimenticare (soprattutto il nodo), con lui Antonio Menna, Udc e Giuseppe Stanziale, Forza Italia delle origini, i primi ad essere ricevuti.
Dopo è programmato un breve incontro con il Commissario governativo alla sanità Gino Redigolo.
A seguire incontri interni e un appuntamento alle 14.

ANTONIO MENNA

Menna esce sorridente, dopo un incontro brevissimo: «Prove di inciucio? Siete all'opposizione o in maggioranza?»
«Non sono venuto per questo – spiega il segretario dell'Udc – la nostra pozione è chiara, se si tratta di dare una mano su problemi seri di tutti gli abruzzesi, noi ci siamo sempre. Dovevamo parlare di problemi di alcune zone e Chiodi mi ha ascoltato. C'è amicizia da vecchia data con lui, non ero qui per motivi politici di questo tipo. Te lo direi».
Scommetto che è andato a difendere l'ospedale di Atessa, quello che sta tanto a cuore al sindaco Nicola Cicchitti, suo compagno di partito…
«No, si è parlato d'altro. Il sindaco è passionale e difende il suo territorio, come me d'altronde, vecchia scuola democristiana – continua Menna – se proprio lo vuoi sapere io sono più per una battaglia seria sulla costruzione di un nuovo ospedale in Val di Sangro, a servizio anche di Lanciano. Tecnologie nuove, reparti di eccellenza, punto di richiamo anche per fuori regione. Lo debbo convincere Nicola Cicchitti: il manager Caporossi tutto sommato aveva difeso l'ospedale di Atessa: aveva sì tagliato ginecologia e pediatria, ma aveva investito in 4 nuove sale operatorie. Ciò significa che non voleva chiuderlo, ma dargli un altro ruolo. Adesso ti lascio, ho una conferenza stampa».

GIUSEPPE STANZIALE

Giuseppe Stanziale invece, nell'attesa di essere ricevuto, parla della sua Francavilla, di quando ha iniziato da pioniere l'avventura in Forza Italia e della situazione attuale del suo partito: «Non c'è più. Ora si parla del Pdl. Staremo a vedere».
Ma non sembra molto soddisfatto di come vanno le cose nella sua città. Anche lui parla solo 5 minuti con Chiodi e va via.

GINO REDIGOLO

Arriva intanto Redigolo: «Sono qui» comunica al collaboratore di Chiodi.
«Il presidente riceve il giornalista», dice il segretario al commissario della sanità, « e tra una decina di minuti, massimo quindici, la riceve».
Una decina di minuti?
Forse è meglio far passare Redigolo: «Prego, prima lei».
Il Commissario mi guarda stupìto: è abituato ad essere maltrattato da tutti e una piccola cortesia come questa lo sorprende.

INIZIA L'INTERVISTA. «…MA NON TUTTI I GIORNALISTI VERIFICANO LE NOTIZIE»

Finalmente il presidente si libera.
La stanza presidenziale è quella di Giovanni Pace e di Antonio Falconio, forse con meno bandiere.
Noto subito che Gianni Chiodi si siede vicino e non al di là del tavolo.
«Un caffé? Una bibita?»
Scelgo un'aranciata e stavolta mi sorprendo io :«Fanta o San Pellegrino?», mi chiede un collaboratore.
Via non esageriamo, berrò quella che arriva. Partono le prime fotografie.
«Mi raccomando, quelle belle» sorride il presidente.
Come sempre, non le ha viste?
«No, di solito leggo i contenuti degli articoli».
Eppure le leggende metropolitane parlano di un passato di studente, di professionista e di sindaco molto apprezzato dalle donne.
«Passiamo oltre e mi raccomando: spesso leggo sulla Regione cose che non ho mai detto oppure travisate. Non tutti i giornalisti sono precisi».
Certamente non lo fanno in mala fede.
Spesso dipende anche dagli assessori che non comunicano o che si limitano alle conferenze stampa o ai comunicati. Ci dovrebbe essere uno sforzo maggiore per un'informazione diversa.
Vuole che registriamo? «No, mi fido».

MA LA FIRA NON DOVEVA ESSERE CHIUSA?

A proposito di diversità: come mai non c'è stata discontinuità con il passato governo regionale, per esempio sulla Fira, la finanziaria regionale coinvolta in una serie di scandali e di inchieste?
Funziona ancora come se nulla fosse.
Dice il suo predecessore Enrico Paolini che prima di andarsene aveva predisposto tutti gli atti – che quindi sono in archivio – per lo scioglimento di Fira e di Fira servizi, la società costola della prima che ha gestito nel modo che conosciamo le cartolarizzazioni in sanità.
Invece tutto continua a svolgersi come prima, con gli stessi personaggi. Addirittura la convenzione per i rapporti con la Regione, a suo tempo preparata da Giancarlo Masciarelli, sarebbe scaduta il 30 settembre scorso.
Come mai l'assessore Alfredo Castiglione continua a tenersi questa Fira, con il pretesto che sta per partire una riforma?
E se i pagamenti della sanità sono stati sottratti a Fira servizi, perché questa società continua a pagare le fatture prima del 2009, mentre quelle dell'anno in corso le paga l'Agenzia sanitaria regionale, come aveva predisposto lo stesso Paolini? Insomma che ne farete della finanziaria regionale?
«E' pronto un nuovo progetto per una nuova attività – risponde Chiodi – la Fira avrà una nuova missione: l'obiettivo che ci proponiamo è di trasformarla in una banca di controgaranzia e di riassicurazione per agevolare il sistema del credito del sistema bancario e far arrivare più soldi alle imprese abruzzesi. Puntiamo su Fira e su Abruzzo sviluppo, che mi dicono essere una società sana in quanto non ha svolto attività e per certi versi è una scatola vuota. Su Abruzzo sviluppo saranno concentrate le attività di sviluppo economico della Regione. Della convenzione non so, ma le decisioni sulla Fira le prenderà il nuovo Consiglio di amministrazione. Quanto a Fira servizi è una società di cui non vediamo la necessità e che sarà sciolta, se la capofila, cioè la Fira ed il suo Cda riterranno di scioglierla. Ad oggi non mi sembra che sia necessaria, ma i tempi e i modi sono complessi, è pur sempre una società per azioni».

LA RAGNATELA MASCIARELLI ANCORA TROPPO VISCHIOSA…?

Insomma la ragnatela di Masciarelli, il braccio dell'assessore Vito Domenici e del presidente Giovanni Pace, è ancora così vischiosa?
Se è così, è vero che per questo come ingegnere accreditato come organico a Forza Italia, ha avuto consulenze per la ricostruzione post terremoto all'Aquila?
Alcune voci lo vorrebbero consulente di un grosso gruppo imprenditoriale e anche advisor per la Regione Lombardia nell'ambito del progetto aquilano della ricostruzione. Lei cosa ne sa?
Se lei ha espresso perplessità per la nomina di Rocco Salini a Villa Pini, di Masciarelli cosa dice?
«Chi è di cultura liberale come me non può entrare nelle scelte lavorative dei professionisti che mi ha ricordato. L'imbarazzo su Salini dipende dal fatto che in passato l'azienda di Angelini, per sua autoaccusa, ha avuto rapporti con il malaffare e per la Regione ha rappresentato e rappresenta un grosso problema. Uno può scegliere quello che vuole, ma l'imbarazzo resta. Per Masciarelli non mi risulta che abbia rapporti con il Pdl che conosco io. Se la Regione Lombardia lo ha fatto lavorare, sarà imbarazzante per quella regione che doveva conoscere le sue vicende, non per me. Se poi lo ha assunto un privato, c'è libertà, sono affari suoi».

(continua...)

Sebastiano Calella 08/10/2009 9.06